La classifica non mente, Italia con l'amaro in bocca: 5 cose che abbiamo imparato dal Sei Nazioni 2023

MODELLO SEI NAZIONI 2023 - L'Irlanda guarda tutti dall'alto, con la Francia appena dietro, la Scozia è una squadra di grande qualità ma non ha ancora il livello delle migliori al mondo, Inghilterra e Galles continuano a leccarsi le rispettive ferite, mentre l'Italia sta crescendo bene ma manca della necessaria lucidità nei momenti che contano per essere considerata davvero competitiva.

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Video credit: Eurosport

Il rugby è uno di quei sport in cui il più forte vince, diremmo il 100% delle volte. E il Sei Nazioni 2023 è servito a questo: indicare quali siano i valori al momento in campo nell'anno che ci porta dritti dritti alla Coppa del Mondo (in Francia dall'8 settembre al 28 ottobre 2023). L'Irlanda guarda tutti dall'alto, con la Francia appena dietro, la Scozia è una squadra di grande qualità ma non ha ancora il livello delle migliori al mondo, Inghilterra e Galles continuano a leccarsi le rispettive ferite, mentre l'Italia sta crescendo bene ma manca della necessaria lucidità nei momenti che contano per essere considerata davvero competitiva. Ecco cosa abbiamo capito dal "più grande spettacolo ovale" degli ultimi due mesi.

1) Irlanda super: Grande Slam e ora occhi sulla Coppa

Sapete da quando l'Europa non mette una propria rappresentante sul gradino più alto del podio della Coppa del Mondo di rugby? Dal 2003, quando l'Inghilterra sorprese il mondo. Ebbene, l'Irlanda si propone come "Nuova Inghilterra": dopotutto i Verdi - numeri 1 al mondo, lo ribadiamo - hanno vinto abbastanza agevolmente il Sei Nazioni con tanto di Grande Slam, dimostrando di avere la giusta determinazione oltre che le possibilità tecniche per ambire a tale traguardo. Certo, nella storia non hanno mai superato i quarti di finale, ma la storia si costruisce facendola. La Francia è appena un passettino indietro, ma rimane ovviamente tra le favorite: il Sei Nazioni appena andato in archivio ci lascia forse un piccolo dubbio circa la pressione che avranno, giocando la Coppa del Mondo in casa.

2) Italia, la crescita continua: manca "il risultato"

A guardare la mera classifica si direbbe il "solito" Sei Nazioni in sordina per gli azzurri: la realtà invce è totalmente differente. Mai come in questa edizione del Torneo infatti, l'Italia è stata in partita praticamente contro tutte le squadre incontratate durante il percorso. 24-29 con la Francia, 14-31 in Inghilterra, 20-34 con l'Irlanda, 17-29 con il Galles, 14-26 in Scozia. Se ben vedete non ci sono risultati roboanti in negativo, il che è già di per sé una nuova notizia. I nostri sono giovani, si buttano, hanno l'atteggiamento giusto: certo, i risultati dicono anche che ci manca qualcosa, ancora tanto, per battere quelle squadre che affrontiamo a viso aperto. Perché manca l'ultimo passaggio, manca la consistenza quando mancano pochi metri alla linea di meta, manca la lucidità di non commettere errori quando il momento è cruciale. Un esempio? Gli ultimi minuti del match contro la Scozia: -5, dobbiamo segnare una meta che ci darebbe un successo importantissimo, perdiamo focus e palla, concedendo una meta in ripartenza. Giochiamo un buon rugby però, ed è giusto ripartire da qui: con fiducia nel nostro movimento.

3) Ufficiale: l'Inghilterra è "malata"

L'Inghilterra conferma tutte le proprie debolezze: le vittorie contro Galles e Italia non possono bastare, a lasciare il segno su questo Sei Nazioni è soprattutto il cataclisma di Twickenham contro la Francia, che rischia di lasciare segni indelebili nella mente dei giocatori del XV della Rosa. Borthwick sta affrontando l'impossibile compito di affrontare la miriade di carenze lasciate dall'era di Eddie Jones e lo fa nell'anno più difficile. Migliorato il calcio piazzato, rimangono ancora svariati fondamentali da sistemare: nel complesso questo Sei Nazioni ha messo in luce la profondità del malessere del rugby inglese.

4) Il Sei Nazioni di Johnny Sexton

Johnny Sexton darebbe di tutto per questo sport e lo dimostra il fatto che è uscito zoppicando al termine di Irlanda-Inghilterra dopo aver cercato di impedire a Jamie George di segnare una meta. L'ovazione dell'Aviva Stadium è stata quella riservata a uno dei più grandi di sempre: dopotutto a 37 anni, Johnny ha soppiantato Ronan O'Gara come capocannoniere del torneo di tutti i tempi, entrando nella storia (un'altra volta). Con buona pace di Antoine Dupont e Finn Russell, altri grandi protagonisti del Sei Nazioni 2023.

5) Regolamento, che passione! Un rosso che ha diviso

Una delle decisioni che rischia di lasciare il segno, anche in vista della solita Coppa del Mondo, è quella del cartellino rosso che ha visto protagonista Freddie Steward, punito per aver colpito la testa di Hugo Keenan con il gomito mentre si voltava per evitare il contatto. Non c'era un accenno di malizia ma la sanzione è arrivata comunque: il protocollo dopotutto parla chiaro, l'arbitro sudafricano non aveva altra scelta che sventolare il cartellino. La "tolleranza zero" sta avendo il sopravvento sul buon senso e non è necessariamente una buona notizia.
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Capuozzo ma non solo: il meglio e il peggio del Sei Nazioni 2022

Video credit: Eurosport

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