Ce lo siamo chiesti tutti per lunghi giorni, e ovviamente lo ha fatto anche lei. Sofia Goggia ci sarà o non ci sarà alle Finali della stagione di sci alpino a Lenzerheide? A questo punto pare proprio di sì. In un lungo ed emozionante post su Instagram la campionessa olimpica di Pyeongchang 2018 ha raccontato un preciso istante della riabilitazione dopo la frattura al piatto tibiale laterale del ginocchio destro, precisamente il primo giorno senza stampelle.
Il giorno dopo mentre camminavo sotto il sole di Bergamo per la prima volta completamente senza stampelle , composi il numero del Dott. Schonhubert: Herbert, ce la posso fare per le finali? Era martedì. Era il 2 marzo. Ed è stata la prima volta in cui il mio cuore è stato nuovamente pervaso da un desiderio. Per aspera ad astra.


Il racconto è toccante, descrive alla perfezione lo stato d’animo di Sofia. Parole forti, parole che sorridono e che ci dicono che l'azzurra sarà al cancelletto di partenza delle gare di mercoledì prossimo in Svizzera. Le serve un 8° posto per respingere gli assalti di Corinne Suter e Lara Gut-Behrami ed avere l'aritmetica certezza di conquistare la seconda Coppa del Mondo di specialità di discesa.
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Di seguito la sua lettera completa:
"Entrai nella stanza e subito ci abbracciammo: versai qualche lacrima sul camice e poi, per darmi una sorta di contegno, mi adagiai sul lettino, pronta a ricevere l’imminente trattamento osteopatico. Inizió la seduta in rigoroso silenzio, ma ebbi l’impressione che si comportò proprio così per rispettare quella dimensione di vuoto mista a dolore che mi portavo appressa e che ancora non riuscivo a scrollarmi di dosso.
D’improvviso però mi chiese: “cosa desideri?” Corrucciai il sopracciglio: mi sentivo talmente paralizzata e sopraffatta dalla situazione da non sentire la mancanza di nulla e , tanto meno, la voglia di propendere verso qualcosa. Gli risposi: “Nulla, Paolo. Io non desidero nulla”.
Non mi addentrai nel discorso ma dentro di me lo sapevo: stavo mentendo, forse anche a me stessa. Si. Avevo tremendamente bisogno di tornare a desiderare qualcosa nel mio cuore, perché la vita senza un desiderio vero che ci guida, che sia una persona, una meta da raggiungere, un obbiettivo, o una stessa stella non è vita anzi, è un disastro, e io avevo la necessità di levarmi da quest’ultimo e da quel suo limbo stagnante in cui ero incappata e in cui non mi riconoscevo più.
Desiderare si. Ma cosa? Scesi dal lettino riuscendo finalmente a estendere la gamba. Mi sentii davvero meglio e lui mi salutó dicendomi che, per come l’aveva percepito lui, con le sue mani (che mi conoscono da anni), il ginocchio gli era sembrato bello stabile".
Il giorno dopo mentre camminavo sotto il sole di Bergamo per la prima volta completamente senza stampelle , composi il numero del Dott. Schonhubert: “Herbert, ce la posso fare per le finali?”. Era martedì. Era il 2 marzo. Ed è stata la prima volta dal 31 gennaio che nel mio cuore ha albergato nuovamente un desiderio.”

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