La Coppa del Mondo di sci alpino ha due nuovi regnanti. Lenzerheide ha emesso i suoi verdetti, incoronando nomi attesi ma non per questo scontati: Alexis Pinturault e Petra Vlhova. Due degni eredi di Aleksander Aamodt Kilde e Federica Brignone, in una stagione che è riuscita a dribblare con buona disinvoltura l’emergenza Covid e dipanarsi lungo una trama avvincente (quasi) fino alla fine. La sfera di cristallo più ambita torna in Francia dopo 24 anni e sbarca in Slovacchia per la prima volta nella storia, premiando i due atleti più continui dal gran debutto di Soelden dello scorso ottobre.

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La giornata cruciale è quella di sabato 20 marzo. A distanza di un’ora, le facce di Alexis e Petra assumono la stessa espressione, ritrovando colore. Ce l’hanno fatta, ora è ufficiale: nessuno potrà più raggiungerli in classifica generale. Il momento della gioia e soprattutto della liberazione, perché gli attori in questione sono purosangue di questo sport e la Coppa che hanno appena vinto era un obiettivo dichiarato delle loro carriere. Tanto più in questa stagione. Vlhova si presentava al gigante sul Rettenbach da favorita assoluta, “obbligata” a sfruttare il mistero sul ritorno della grande rivale Shiffrin e i dubbi sulla condizione psico-fisica della statunitense. Pinturault non ne poteva più di sentirsi fischiare le orecchie: la stagione precedente, insieme al partner in crime Henrik Kristoffersen, si era visto sfuggire la prima Coppa post Hirscher, volata (con merito) a casa Kilde. Insomma, due atleti in missione a cui non era consentito fallire, o quasi.
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Petra è partita in quarta. Tre vittorie e cinque podi nel primo mese mezzo, sfruttando un calendario propizio, l’hanno resa subito lepre della generale. Col passare delle gare ha lasciato la copertina alle altre: Marta Bassino in gigante, Sofia Goggia in discesa, Lara Gut-Behrami in Super G, condividendo i riflettori dello slalom con Shiffrin, Liensberger e Gisin. Ha macinato punti nella penombra, crescendo anche in velocità. E infine ha contenuto il ritorno di una Gut mai vista, colei che ha riaperto una Coppa che sembrava chiusa già da tempo. Vlhova la maratoneta, con 31 gare su 31 disputate (!).

La stagione di Vlhova e Pinturault

AtletaGarePodiVittorie
Vlhova31 (su 31)106
Pinturault26 (su 35)95
Anche la campagna di Alexis sembrava procedere su binari piuttosto tranquilli. Soprattutto dopo l’infortunio di Kilde a metà gennaio e un Kristoffersen gentilmente levatosi dalla contesa con una stagione da dimenticare, nonostante un calendario accomodante. Ci ha pensato un altro svizzero a mettere pepe e ogni altra spezia possibile sulle code del francese: Marco Odermatt. L’uomo del futuro che vuole già il presente è partito forte e dopo i Mondiali di Cortina ha alzato ancora l’asticella, sfruttando qualche uscita a vuoto del capolista. Ma al momento del dunque, Pinturault ha reagito da fuoriclasse. Campione vincendo nel giorno del suo compleanno, mentre il giovane rivale si scioglieva per la prima volta. Lui erede dei connazionali Jean Claude Killy e Luc Alphand. Lei sulle orme di Tina Maze, con cui condivide la figura essenziale di Livio Magoni.

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L'albo d'oro recente della Coppa del Mondo

2021A. PinturaultP. Vlhova
2020A. KildeF. Brignone
2019M. HirscherM. Shiffrin
2018M. HirscherM. Shiffrin
2017M. HirscherM. Shiffrin
2016M. HirscherL. Gut
2015M. HirscherA. Fenninger
2014M. HirscherA. Fenninger
Vlhova e Pinturault campioni dopo lunghe rincorse. Fa specie definire “piazzati” due atleti che hanno vinto, tra le altre cose, 54 gare di Coppa del Mondo in due (34 lui, 20 lei). Eppure finora avevano quasi sempre trovato qualche mostro, sacro o meno, sulla loro strada. Petra sconfitta da una magica Brignone nell’anno in cui Shiffrin si eclissava per noti motivi. Petra quattro volte d’argento ai Mondiali, pur con quell’unico, indimenticabile oro in gigante ad Are 2019. Petra forte, fortissima, ma quasi sempre ad applaudire dal gradino più in basso la vincitrice di turno nei traguardi più importanti. Come Alexis, il predestinato che alza le braccia nel circo bianco da quasi un decennio. Ma che alla fine della fiera trovava sempre qualcuno migliore di lui (soprattutto un certo austriaco). Terzo, secondo, secondo, terzo. Nella generale e in gigante, in Coppa e nei grandi eventi. Con l’unica isola felice quella combinata di cui si è fatto padrone negli anni, ma che non poteva bastare per un posto al sole tra i grandissimi di questo sport.
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La vittoria della Coppa del Mondo è lo zenit di una carriera, ma non per questo la discesa sarà immediata. Lo ha dichiarato Pinturault, subito dopo la consegna della Sfera di Cristallo: “L’anno prossimo proverò a ripetermi, ho ancora tanti obiettivi”. La nouvelle vague avanza e lo insidia, ma la pressione su di lui è evaporata e alleggerisce la parte finale della sua avventura nel circo bianco. Differente e più articolato il discorso per Vlhova, che a 26 anni ha più strada da percorrere davanti a sé. Shiffrin, tornerà al top, le svizzere e le italiane saranno ancora lì, ma la miglior Petra ormai non può temere più confronti. Non più.

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