Un oro olimpico a Pyeongchang 2018, due Coppe del Mondo di discesa libera (nel 2018 e nel 2021) e due medaglie mondiali: è questo il palmares di Sofia Goggia, una delle migliori sciatrici dell'intero pianeta. La campionessa azzurra, nel corso di un forum con il Corriere dello Sport-Stadio, ha parlato a 360 gradi della sua vita. Dall'infortunio che le ha precluso il Mondiale agli allenamenti nella vita di tutti i giorni per finire con il futuro agonistico e non. "Fino a quando mi vedo in pista? Almeno fino ai Giochi di Milano-Cortina, nel 2026. Famiglia da costruire? Ho un cane e una pianta grassa".

Infortuni e frustrazione

"Più che frustrazione per me è fatalità, per questo cerco di controllarmi. Ma l’ultimo (prima del Mondiale, ndr) è stato devastante dal punto di vista mentale. Pesantissimo da digerire. Avevo paura di guardarmi allo specchio perché mi sarei rimproverata di aver sbagliato qualcosa".
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I nuovi obiettivi

"I risultati. Sono una randagia, con le radici a Bergamo, faccio scelte non sacrifici. La mia gara è fuori della gara. La gara è solo raccolta del seminato. Il grande appuntamento è la punta dell’iceberg ma tutto quello che facciamo per arrivare lì lo conoscono in pochi. Sono i dettagli che fanno la differenza, la nostra carriera è concentrata in centesimi di secondi. Sono molto esigente e critica, non mi accontento mai. L’estate è il mio cruccio, quando vado alla ricerca del perfetto, del giusto, dell’iperuranio. E’ un atteggiamento costruttivo, ma anche ansiogeno".

Lo staff

"Ho uno staff personale, oltre a quello federale, e sono molto contenta. Sono circondata da diverse persone di qualità ed è importante per ottenere risultati. Più vado avanti, più mi conosco, più conosco i parametri d’azione".

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Goggia senza lo sci

"Non saprei, avrei studiato. Ho abbandonato il tennis, il nuoto e il pianoforte. Vuol dire che era lo sci la mia strada. Ma forse se chi mi ha insegnato a sciare fosse stato meno bravo degli altri, oggi farei uno sport diverso".

Un messaggio ai più giovani

"Dico di resistere. Ci sono state generazioni di giovani che hanno fatto la guerra e altre, come questa, a cui è toccata una particolare battaglia. Un disastro, tutto fermo, senza l’attività motoria cala il benessere fisico e mentale. Ma non si deve perdere la passione, altrimenti non ha senso vivere, questo me lo ha insegnato mio papà. Bisogna sempre ritagliarsi il tempo per i propri interessi. Mio padre è ingegnere, però dipinge, va a caccia, pesca: ha unito estro e calcoli. Io sono simile a lui".

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Rivalità in squadra?

"Se è sana stimola. Da noi ci sono state turbolenze. Per quanto mi riguarda, la squadra siamo io e Marta Bassino. Abbiamo un codice che regola il nostro rapporto e passiamo molto tempo insieme. Sono riservata e ho capito che serve tolleranza, specie quando la convivenza è imposta. Brignone? Non so cosa deciderà di fare e non mi riguarda".

Un'idea per migliorare

"Posso solo allenarmi con i maschi, visto che le donne le ho battute tutte. E’ molto stimolante, è un confronto che ti fa alzare l’asticella. Però, penso che nel mio sport ci siano cose che è giusto riservare agli uomini: io dalla discesa di Kitzbuhel non butto manco i bastoncini".

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Con l’età cambia il modo di sciare?

"Più vado avanti, più mi controllo. Oggi scio chirurgicamente, sono in una fase in cui sfrutto l’esperienza accumulata. Quando sei giovane sei irruenta, più si cresce più si diventa smart".

Lo sci per Goggia

"La discesa libera: velocità, curve, senza paletti. Però sono una supergigantista che ancora non si è espressa come potrebbe. Sono appena tornata da un test sui materiali: appena finito ho detto che avevo la sensazione di essere andata a 115km/h e i dati l’hanno confermato in pieno".

Tokyo da tifosa

"Sì sì e farò il tifo. Pellegrini, Paltrinieri... Con Federica, quando riusciamo a incontrarci, parliamo la stessa lingua, c’è sintonia. Però non mi vedrete mai giudice a un Talent. Cioè, ora non ci penso, non mi alletta, poi chissà".

Un portafortuna particolare

"Ogni stagione scelgo una mutanda per ogni specialità. Le butto lì e poi dico “quella è per la discesa, quella per il superG, quella per il gigante”. La mano va come un magnete e sceglie a sentimento".

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