Appendete pure gli sci al chiodo, almeno fino al prossimo 5 marzo: la decisione resa nota nel pomeriggio di domenica di bloccare la riapertura degli impianti prevista per lunedì 15 febbraio ha gettato nello sconforto i numeri 1 delle Regioni e tutti gli operatori di settore che avevano già approntato spese e risorse umane per la riapertura. E' soprattutto la tempistica della firma del Ministro Speranza a non andare giù: ecco le reazioni più accorate.

Attilio Fontana (presidente Regione Lombardia): "Un colpo gravissimo"

"Trovo assurdo apprendere dalle agenzie di stampa la decisione del ministro della Salute di non riaprire gli impianti sciistici a poche ore dalla scadenza dei divieti fin qui in essere, sapendo che il Cts aveva a disposizione i dati da martedì, salvo poi riunirsi solo sabato", commenta il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. “Una decisione - aggiunge il presidente - dell’ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa. Ancora una volta si dimostra che il sistema delle decisioni di ‘settimana in settimana’ è devastante sia per gli operatori, sia per i cittadini. Solo sette giorni fa lo stesso Cts nazionale aveva dato il via libera a un regolamento molto severo per poter riaprire. Su quella base avevamo consentito la riapertura”.
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Luca Zaia (governatore Veneto): "Danno colossale"

"Le Regioni che avrebbero riaperto oggi, Lombardia e Piemonte, hanno saputo del nuovo stop quattro ore, dico quattro ore, prima della riapertura possibile degli impianti. Dietro alla montagna invernale ci sono sì gli impianti di risalita, i grossi operatori. Ma c’è anche una nuvola densa di piccole attività, dalla ristorazione ai maestri di sci, che non è codificata ma è imponente. Ci sono gli stagionali ... Il danno è colossale”. Così Luca Zaia al Corriere della Sera. E aggiunge che con il nuovo improvviso stop alla riapertura degli impianti sciistici “ora non si può parlare solo di ristori. In questo caso ci vorranno degli indennizzi”. Sono necessari dei risarcimenti, afferma il governatore del Veneto, “perché in questo caso, nella prospettiva di riaprire a breve, gli operatori avevano già battuto le piste e messo le indicazioni, bar, ristoranti e rifugi avevano fatto magazzino, gli stagionali si erano diretti in montagna ... A tutte queste persone dici di no il giorno prima? Dopo investimenti particolarmente gravosi, dopo una stagione come quella che è stata? Non ci sono parole per descrivere la rabbia, motivata, dei nostri operatori. E’ una decina di giorni che assistiamo a un crescendo di dichiarazioni da parte di tecnici e scienziati sull’apertura o meno degli impianti. Un maggior anticipo ci poteva stare... Io avevo fatto l’ordinanza proprio per tener fuori il Carnevale, ma il punto è un altro: mi rifiuto di pensare che occorrano i dati del venerdì per decidere che bisogna tenere chiuso il lunedì. Lo dico proprio per il rispetto che porto agli scienziati".

Massimo Sertori (assessore regionale alla Montagna): "Devono chiedere scusa"

"Ci sono due cose - aggiunge quindi l’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori - che il ministro Speranza deve fare: chiedere scusa alle migliaia di operatori turistici e ai cittadini per questa incredibile vicenda e, soprattutto, indennizzare immediatamente gli uni e gli altri che si sono fidati delle loro decisioni. È arrivato il momento di rivedere questo sistema dei ‘semafori settimanali’: una richiesta formale che facciamo al nuovo Governo".

Alberto Cirio (presidente Regione Piemonte): "Bisognava aspettare la domenica?"

"Sono allibito da questa decisione che giunge a poche ore dalla riapertura programmata per domani". Così, in una nota, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. "Il Comitato tecnico scientifico nazionale soltanto dieci giorni fa, il 4 febbraio, aveva stabilito che in zona gialla da lunedì 15 si sarebbe potuto sciare. Su queste direttive il Piemonte si è mosso, nel rigoroso rispetto delle regole. Regole che non possono cambiare tutte le settimane. E, soprattutto, i dati aggiornati sulla situazione epidemiologica sono in possesso del Cts e del Governo da mercoledì. Mi chiedo se non fosse il caso di fare queste valutazioni prima, invece di aspettare la domenica sera. E' una mancanza di rispetto inaccettabile da parte dello Stato che dovrebbe garantire i suoi cittadini, non vessarli", conclude.

Massimiliano Fedriga (governatore Friuli Venezia Giulia): "Sistema da cambiare"

"Chiediamo al nuovo Governo di cambiare sistema perché evidentemente questo è un risultato fallimentare vista la decisione dell'ultimo momento che riguarda gli impianti da sci". Lo afferma il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. "Già la settimana scorsa - prosegue Fedriga - si conosceva la situazione pandemica e bisognava avvisare quindi con il dovuto anticipo operatori e lavoratori del settore della montagna e non far pagare un'ulteriore perdita per quanto riguarda l'organizzazione delle riaperture. Un danno che si somma alla perdita che c'è già stata e che ci sarà". Fedriga indica come "necessaria" una ristrutturazione dell'organizzazione del Comitato tecnico scientifico, "perché - rincara - non ci possiamo trovare ancora in questa situazione: in mezzo a questa indecisione a rimetterci sono le imprese e i lavoratori".

Erik Lavevaz (presidente Regione Valle d'Aosta): "Mancanza di serietà"

"Il governo regionale della Valle d'Aosta, prendendo atto della decisione del ministro Speranza di fare slittare l'apertura degli impianti, esprime il proprio vivo disappunto per la mancanza di serietà nei confronti di chi vive e di chi lavora in montagna". Cosi una nota della Regione in cui di sottolinea che il presidente Erik Lavevaz "porterà al tavolo della Conferenza Stato /Regioni lo sconcerto di tutta la comunità valdostana per la decisione relativa all'apertura dei comprensori, sottolineando che le stazioni si sono preparate e hanno messo a punto con impegno tutte le azioni volte al rispetto dei protocolli".

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