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Sci Alpino

Il mito dei Crazy Canucks, quando il pericolo faceva parte dello spettacolo

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Focus Crazy Canucks

Credit Foto Eurosport

DaZoran Filicic
09/05/2020 A 10:12 | Aggiornato 09/05/2020 A 10:37
@Zoran_Filicic

Zoran Filicic, telecronista di Eurosport, ogni settimana ci racconta una storia legata agli sport che più ama dal suo punto di vista: fra flashback, esperienze sul campo e un excursus tra i grandi delle discipline più amate, un punto di vista nuovo da leggere ogni settimana. Sesto appuntamento con la storia dello sci firmata dai giovani spericolati canadesi degli anni 80' noti come Crazy Canucks.

Val d’Isere, 7 dicembre 1975, discesa libera maschile. Bode Miller non è ancora nato e la discesa è il regno incontrastato di Franz Klammer che al più deve combattere contro Bernhard Russi o Herbert Plank.

Kaiser Franz quel giorno non completa la gara in terra francese, Plank e Russi si dividono il podio ma a salire sul gradino più alto è un canadese ventenne; il volto è quello di una stella del cinema e la sua maniera di sciare è senza alcuna paura, senza timori reverenziali, sempre al limite. Ken Read diventa il primo nordamericano a vincere una gara di coppa del mondo di discesa libera.

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Read era uno dei cinque “Crazy Canucks” come vennero soprannominati da Serge Lang, il giornalista creatore della Coppa del Mondo di sci. Ma perché “crazy”?

L’origine dela leggenda

Lo sci alpino era dominato dagli europei e nelle discipline tecniche era praticamente impossibile emergere, ma forse una possibilità nelle discipline veloci esisteva.

Quando il coach Scotty Henderson decise di spostare tutta la preparazione verso la discesa libera, i cinque nazionali si adattarono prestissimo. Jim Hunter, Dave Irwin, Dave Murray, Steve Podborski e Ken Read non sapevano ancora che quella decisione li avrebbe portati nella leggenda.

Le ragioni di Henderson erano semplici: “la squadra canadese non aveva abbastanza soldi o allenatori per avere sia slalomisti che discesisti” racconta Dave Irwin, e aggiunge “la squadra voleva arrivare velocemente al vertice; in slalom ci metti anni, ma in discesa puoi bruciare le tappe”.

Un po’ per necessità, un po’ per calcolo, i canadesi decidono di puntare sulla preparazione fisica e sul lavoro in palestra e sono tra i primi a capire l’importanza del lavoro a secco. La loro dedizione al workout viene aiutata dall’ossessione per l’allenamento di “Junge Jim” Hunter, ragazzone ex hockeista nato nello Saskatchewan e passato allo sci all’età di 11 anni, da molti considerato il Crazy Canuck originario. In adolescenza Hunter si fa portare in giro dal padre per le strade sterrate canadesi, in posizione di ricerca di velocità (o se preferite “a uovo”) sul tetto del furgone, per allenare aerodinamica ed equilibrio. Prima di una gara a Mont Tremblant sfida i compagni a fare 100 piegamenti su un braccio prima della partenza. Leggende? Forse si, ma parlando di quel gruppo molto scivola nel mito.

Non frenare dove gli altri frenano

Il concetto di base è che per vincere i canadesi, meno tecnici degli europei, non dovessero frenare dove gli altri invece frenavano e per fare questo avevano bisogno di forza muscolare, di un coraggio estremo e di una fiducia in sé stessi oltre il limite.

Ken Read vince a sopresa la gara di Val d’Isere, ma quello che sorprende è il quarto posto di Dave Irwin, unito al nono di Jim Hunter ed al decimo di Steve Podborski, all’epoca diciottenne. Quattro canadesi nei primi dieci, a sorpresa, ma due settimane dopo si va a Schladming e il Team Canada si ripete, questa volta con Dave Irwin, dimostrando di avere profondità. I ragazzi vanno forte, rappresentano una novità, sono comunicativi e il pubblico inizia ad amarli.

L’epopea di Klammer continua, un regno che si concluderà con cinque coppe di specialità, ma tra il 1975 e il 1982 i Crazy Canucks vincono 14 gare di coppa del mondo (8 con Podborski, 5 con Read e una con Irwin) e il bronzo olimpico a Lake Placid ’80. Steve Podborski vince anche la coppa del mondo di discesa nel 1982, unico canadese fino ad Erik Guay (2010 ma in superG) e unico atleta a interrompere l’asse Austria/Svizzera che dominò la coppa di discesa dal 1967 (vittoria di Jean Claude Killy, Francia) al 1989 (Marc Girardelli, Lussemburgo).

Podborski racconta in un’intervista del 1987:

Nessuno poteva credere che noi potessimo vincere. Sapevano che non potevamo sciare meglio degli europei e sapevano che non potevamo avere materiali migliori, quindi avremmo dovuto fare cose folli, ed è quello che facemmo. Dovevamo rischiare dove nessun altro avrebbe potuto farlo, o avrebbe voluto farlo. Non andava sempre bene, però, spesso sbagliavamo ma ogni tanto andava bene, guadagnavamo qualche decimo e vincevamo. Era un’avventura costante.

Dave Murray ai Giochi di Lake Placid

Credit Foto Getty Images

Le cadute

Andando avanti con la stagione e le gare europee, senza le strutture alberghiere odierne, dotate di palestre e attrezzature, i canadesi non mantengono la forma perfetta e questo, unito alle loro linee assurde, li porta nella trappola delle cadute e alimenta ancora di più la loro nomea e la loro leggenda.

La vittoria di Schladming di Irwin rimarrà l’unica e la sua cavalcata verso l’affermazione definitiva viene troncata da quattro cadute durissime, iniziando da quella del 1976 a Wengen; e non è l’unico a cadere.

Con le cadute, il pubblico aspetta sempre più la partenza dei canadesi, sinonimo di spettacolo, e i ragazzi continuano a vincere, a convincere e a essere amati.

Steve Podborski

Steve Podborski rimane a oggi l’unico nordamericano ad aver mai vinto una coppa del mondo di discesa libera; entra in squadra da giovanissimo, dopo essere stato notato ed invitato ad un camp di allenamento e selezione a Whistler dove “vinsi tutte le discese, feci bene in slalom e non male in gigante. Fu un miracolo, entrai in Nazionale a 16 anni e alla prima gara di Coppa del Mondo vidi per la prima volta le reti di protezione, non avevo mai gareggiato su piste dove si doveva andare a recuperare i caduti”.

Nella sua prima stagione di Coppa del Mondo chiude due volte nei primi 10. Podborski rappresentava una bella speranza per Innsbruck 1976 ma si infortuna al ginocchio 10 giorni prima dei Giochi, rompendosi due legamenti. Mandato in ospedale la domenica, non avverte i genitori che il giorno successivo atterrano in Europa per vederlo gareggiare all’Olimpiade. Subentra la depressione, Podborski ha solo 18 anni, vuole mollare tutto, poi decide “di essersi allenato troppo poco” e ricomincia.

La prima vittoria arriva a Morzine, ma solo grazie alla squalifica di Ken Read per una tuta non abbastanza permeabile all’aria; l’anno successivo, però, a Sankt Moritz Pod vince convincendo e replica con altre due vittorie a Garmisch e a Kitz. Nel 1982 ne vince altre 3 e porta in Canada la Coppa del Mondo.

I Crazy Canucks erano un miracolo, non avevamo niente, cercavamo di fare cose che gli altri non avrebbero mai fatto, era come vedere una squadra delle Barbados vincere la Stanley Cup di hockey

La fine dell’epoca e l’inizio del mito

Oltre ai primi cinque, un altro personaggio incredibile si aggiunge al mito dei Crazy Canucks a inizio anni ’80: Todd Brooker.

Arrivato prepotentemente sulla scena negli ultimi anni del gruppo originario, Brooker vince Kitz, Aspen, Furano e piazza altri 4 podi prima di ritirarsi nel 1987, in pieno stile Crazy Canuck, dopo la terribile caduta sulla Streif, il giorno precedente la gara, una caduta che fa venire i brividi ancora oggi.

Parlando di quella squadra, anni dopo Brooker dichiara:

Da loro ho imparato ad amare lo sci e ad amare il modo in cui loro sciavano. Non mi dispiace per le mie cadute, facevano parte del gioco ed è cosi che mi piace ricordare la discesa libera: impegnativa e rischiosa.

I Crazy Canucks

Credit Foto Imago

Gli onori

I Crazy Canucks originari (Hunter, Murray, Irwin, Read e Podborski) vennero onorati con l’ingresso nella Canada Walk of Fame nel 2006, unici sciatori oltre alla pioniera Nancy Greene, vincitrice delle prime due coppe del mondo di sci (1966/67 e 1967/68) e oro olimpico a Grenoble. Nel corso della cerimonia, alla quale parteciparono i quattro componenti ancora in vita (Dave Murray morì di cancro nel 1990, a soli 33 anni), gli sciatori non vennero introdotti individualmente ma in gruppo, quel gruppo che creò il mito e l’orgoglio di rappresentare il Canada in discesa libera, quel gruppo che fece dire ad Andy Mill (nazionale statunitense e loro avversario dal 1974 a 1981) "The Canadians know they better go fast or they don't deserve to have helmets on” (I canadesi sanno che è meglio che vadano veloci, altrimenti non si meritano di indossare il casco).

Ancora oggi, nel momento di allacciare il casco, alla partenza di una discesa libera, i canadesi si sentono parte di quel mito, e attendono il ritorno dei Crazy Canucks.

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