Dominik Paris solitamente non è uno di quegli atleti che ama troppo parlare davanti ai microfoni o taccuini. Quando lo fa, tuttavia, è sempre indicativo e interessante da ascoltare avendo una grande capacità di leggere momenti e situazioni. L’occasione ideale è arrivata grazie ad una lunga intervista rilasciata al sito della Fisi, nella quale il campione nativo della Val d’Ultimo si è sottoposto a numerose domande da parte di tifosi e appassionati degli sport invernali. Gli argomenti sono stati svariati e, ovviamente, grande interesse hanno suscitato le sue risposte sulla convalescenza post-infortunio di gennaio.
“E’ ormai da qualche mese che sono a casa e in queste ultime settimane ho cominciato a lavorare più intensamente dal punto di vista fisico – spiega -. Mi sento bene, ho fatto i controlli programmati e il ginocchio reagisce nel modo auspicato, sono seguito nel migliore dei modi dai preparatori e dal fisioterapista che hanno tenuto sempre sotto controllo le mie condizioni”. Dopo una prima fase di recupero, sembra già arrivato il momento di porre un obiettivo a livello temporale sul ritorno in pianta stabile in Coppa del Mondo.
L’idea è di tornare al top facendo un passo alla volta, diciamo che punto a ripresentarmi in gara nella trasferta di fine novembre in Nord America
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L’amaro in bocca per quanto avvenuto a gennaio, ovviamente, è ancora ben nitido nella sua mente. “Mi è dispiaciuto concludere la scorsa stagione in quel modo, alla vigilia di un appuntamento importante come Kitzbuehel, e in un periodo in cui andavo bene anche in classifica generale. Ora ho tanto tempo davanti a me e altre soddisfazioni da togliermi, sia in Coppa del mondo sia tra Olimpiadi o Mondiali. Non punterò ad un obiettivo specifico, quando sono in gara penso esclusivamente ad andare forte”.
Dominik Paris è ancora nel cuore della propria carriera, ma dopo oltre un decennio sulle piste di mezzo mondo può già fare qualche bilancio della sua esperienza. “Mi ricordo quando esordii in Coppa del mondo nel dicembre 2008 sulla Saslong. Passai più tempo a osservare chi avessi di fianco con campioni come Maier, Miller, Cuche, Walchhofer, Defago, piuttosto che pensare alla mia prestazione. Adesso la situazione è cambiata e tanti altri grandi sciatori sono passati. Personalmente mi piace mettere a disposizione la mia esperienza nei confronti dei compagni più giovani. Prima imparano e prima diventano competitivi".
La ricetta per diventare un nuovo Paris? Coraggio, talento e divertimento
Oltre al Paris uomo è cambiata anche la discesa da un decennio a questa parte? “In questi anni la prova più veloce non è variata tanto, qualche modifica è arrivata nei regolamenti e nei materiali, il livello di sicurezza raggiunto è soddisfacente, probabilmente l’unico aspetto da migliorare riguarda certe condizioni della neve, che alcune volte mutano da un giorno con l’altro e sono difficili da gestire”.

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