Madonna di Campiglio, il giorno dopo. Che cosa resta di una gara così pazzesca? Chi l’ha vissuta, dal vivo o in tv, ha potuto godersi tutto lo spettacolo che questa grande classica ha saputo immancabilmente regalare, dall’attesa per scoprire se Henrik Kristoffersen avrebbe saputo battere il record di vittorie consecutive al meritatissimo e sorprendente podio di Luca Aerni, però, alla fine si torna sempre lì: a Marcel Hirscher, a quell’alieno tutto tecnica, potenza e classe che anche combinando guai che per altri sarebbero clamorosi vince di 4 centesimi (altriimenti avrebbe vinto di più di un secondo, probabilmente).
A Campiglio, però, nonostante lo sbarco di questo extraterrestre che è destinato a battere tutti i record, l’aria che si respira è totalmente pervasa dall’aura di un altro campione, uno che la storia l’ha già fatta da tempo, ma che continua ancora a essere un eroe nazionale: Alberto Tomba.
Madonna di Campiglio
Sci alpino, Moelgg: “Volevo il podio, ma ho dormito un po' troppo..."
22/12/2017 A 21:54

Il paragone tra Hirscher e Tomba

Tra i numeri che l’austriaco continua costantemente a ritoccare c’è quello di vittorie: con lo slalom di venerdì è arrivato a 49 in Coppa del Mondo, ossia una meno del nostro Albertone, a quota 50. Chiaramente lo “prenderà” e lo supererà, e se andrà avanti così (visto che ha 28 anni ed è nel pieno della sua maturità agonistica) è più che probabile che ormai sia lui – e non Lindsey Vonn, benché sia più vicina al traguardo (78) – ad andare a strappare il record assoluto di successi a Ingemar Stenmark (86). Eppure, qua in Italia, il confronto con Tomba è sempre vivo e acceso.

Il mito di Tomba non si estingue mai...

Alberto ha vinto tanto, tantissimo. E’ stato un fenomeno dello sci italiano e ancora adesso, nonostante la sua carriera si sia chiusa da un pezzo, dove passa lui ci sono vere mobilitazioni di massa: anche a Madonna di Campiglio ci sono state mobilitazioni di massa per la cena con lui, sorrisi, pacche sulla spalla, parole di elogio e soprattutto persone di tutte le età (anche ragazzini che non hanno fatto in tempo a vederlo in azione) che si spintonavano per poter fare un selfie con Tomba. Tutto questo è splendido, perché Tomba ha davvero scritto una pagina importantissima nella storia dello sci italiano, rilanciando un movimento sopito e facendo da traino per tutti, con un boom di tesserati tra gli amatori, ascolti da record in tv e un nuovo slancio per la disciplina. Purtroppo, però, siamo ancora fermi qui, a Tomba.

... E non è più un bene per lo sci italiano

Per essere chiari, Tomba ha vinto per la prima volta sulla 3Tre ormai 30 anni fa (e l’ultima volta nel 1995). Dopo di lui, il grandissimo Giorgio Rocca (amatissimo anche lui) ci è riuscito nel 2005 ed è stato l’ultimo italiano a farlo. Lo scorso anno Stefano Gross arrivò terzo, ma in generale, dopo Alberto, non c’è stato più nessuno in grado di tenere così vivo il fuoco dello sci alpino italiano. Il periodo di Tomba e Deborah Compagnoni, cui si aggiunsero poco dopo Kristian Ghedina e Isolde Kostner, fu magico, poi lo sci alpino italiano ha vissuto alti e bassi, fino a sprofondare in una vera crisi. Anche Giorgio Rocca, pur avendo vinto tanto, non è riuscito a catturare del tutto il popolo dello sci e lui stesso l’ha detto, scherzando ma l’ha detto, proprio in piazza a Madonna di Campiglio:
Alla fine tutti si ricordano solo della facciata che ho dato sulla neve a Torino.

Un’eredità pesante che nessuno riesce a raccogliere

Un “nuovo Tomba”, maschio o femmina che sia, manca davvero come figura allo sci italiano. Abbiamo avuto buoni risultati, certo; nessuno disconosce a Christof Innerhofer le sue due medaglie olimpiche di Sochi, a Peter Fill le sue due coppe consecutive di discesa, a Dominik Paris di essere stato in grado di domare la mitica Streif per ben tre volte (due in discesa e una in SuperG), a Manuela Moelgg i suoi prestigiosi podi di questa stagione, a Federica Brignone di aver riportato una ventata di polivalenza nella squadra italiana... Ma c’è davvero qualcuno che riesca a entusiasmare le folle come fecero i nostri superbig degli anni ’90/inizi 2000? La risposta è no.

La prima risposta sarà PyeongChang

Per avere qualche riscontro, sperando che sia positivo, al di là della Coppa del Mondo il primo appuntamento importante sarà a partire dal 9 febbraio: i Giochi Olimpici di PyeongChang 2018. L’Italia dello sci alpino si deve riscattare dalle parziali delusioni di quattro anni fa a Sochi 2014, ma soprattutto dalla magra figura fatta agli ultimi Mondiali di St.Moritz, dove il bilancio è stato disastroso: zero medaglie per gli uomini, un bronzo per le donne con Sofia Goggia. Ed è proprio lei, forse, che potrebbe incarnare la figura dominante che l’Italia sta tanto cercando, quella nuova leader che possa fare da vetrina luccicante per tutto il movimento. Le potenzialità per la bergamasca ci sono tutte, ma serve trovare continuità. Una continuità che a Tomba non mancava, che non manca a Hirscher e che è fondamentale per fare il definitivo salto di qualità. Una qualità che in generale c’è in tutta la squadra italiana, ma che non riesce davvero a esplodere come fece la Bomba di Tomba nei suoi gloriosi anni d’oro.
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