Come la storia olimpica insegna, lo sci alpino a cinque cerchi è da sempre in grado di regalare l’imponderabile, l’inatteso, di ribaltare il pronostico. In questa edizione è accaduto inizialmente con l’oro di Hansdotter nello slalom femminile e l’oro di Ledecka nel Super-G. Oggi ha portato ad una incredibile alla caduta degli dei, i due dominatori della specialità, Marcel Hirscher ed Henrik Kristoffersen, che hanno sbagliato insieme la gara più importante della stagione.
Lo slalom speciale maschile è stato, nelle ultime due stagioni in maniera particolare, un duopolio incontrastato, un duello entusiasmante. A livello di risultati - nel 2018 - un monopolio con qualche gentile concessione. Marcel Hirscher ha vinto 6 degli 8 slalom stagionali: ha lasciato per strada il primo appuntamento dell’anno a Levi, in Finlandia, in quanto ancora convalescente dalla frattura al malleolo patita in estate. Ha dovuto cedere il passo a Kristoffersen a Kitzbuhel, nel penultimo slalom prima di Pyeonchang. E niente altro: a val d’Isere, Madonna di Campiglio, Zagabria, Adelboden, Wengen e Schladming ha vinto sempre lui, Marcel Hirscher, ipotecando chiaramente anche la coppa di specialità. Una cavalcata trionfale che sembrava aprire il terreno a quello che, inevitabilmente, appariva come il più naturale e fisiologico coronamento della stagione: l’oro olimpico a Pyeongchang, gara in cui il miglior Hirscher non sembrava aver rivali se non nel coriaceo ma inferiore (tecnicamente e psicologicamente) Henrik Kristoffersen.
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Marcel Hirscher

Credit Foto Getty Images

Kristoffersen deve mangiarsi le mani

Hirscher, dal canto suo, si era già tolto la scimmia dalle spalle con il doppio oro in combinata e in gigante: un signor modo per strapparsi di dosso l’etichetta di chi aveva vinto tutto ma mai l’oro olimpico. Ciò può aver portato inconsciamente ad un calo di tensione, di attenzione, di “cannibalismo”. Non aveva lasciato che le briciole in slalom durante la stagione, ha regalato una tavola imbandita in Corea del Sud. E ci può stare, l’uomo bionico da 120 podi in carriera e 55 vittorie può sbagliare, e la vera novità di questa Olimpiade è racchiusa tutta qui.
Più grave, se possibile, l’errore di Henrik Kristoffersen, molto simile a quei gol a porta vuota che appaiono troppo facili da segnare, e che puntualmente sbagli. In testa alla prima manche, con Andre Myhrer (bravo e forte, sì, ma non insuperabile) da battere, il norvegese si è riscoperto tremolante nel momento decisivo. Ha fatto psicologicamente fatica per tutta la stagione a reggere e ad accettare il dominio di Hirscher in slalom, proprio quando le gerarchie sembravano ribaltate dall’andamento della stagione precedente (5 slalom a 2 per il norvegese). Ha sprecato l’occasione più ghiotta di questa sua prima parte di carriera, e se è vero che è ancora molto giovane, è altrettanto vero che treni come questo passano una volta sola e vanno presi al volo.

L'eredità olimpica

Da questa gara portiamo a casa una certezza, forse due: Hirscher ripartirà più forte di prima, perché poteva chiudere l’Olimpiade con l’onore di aver vinto tutto in carriera. Ma proprio tutto. Invece no, perché uno come lui (che domenica compirà solo 29 anni) non potrà chiudere la carriera senza un oro in slalom. Intendiamoci, statisticamente potrebbe accadere, ma l'austriaco non è atleta da arrendersi così facilmente al destino. A Pechino, nel 2022, avrà quasi 34 anni e potrà essere sicuramente competitivo per riprovarci. Quindi aspettiamocelo ancora ai massimi livelli per le prossime quattro stagioni, magari con qualche calo fisiologico, ma di certo non appagato. L’oro olimpico in slalom diventa forse, ora, il più grande obiettivo per chiudere la carriera, oltre a cercare di superare il record di vittorie in coppa del mondo di Stenmark.

Henrik Kristoffersen

Credit Foto Getty Images

Kristoffersen non è pronto ad essere l’erede del campione descritto qui sopra. Pensava di aver ribaltato le gerarchie l’anno scorso, non ha “accettato” il contro-sorpasso in slalom di Hirscher in questa stagione. E quando oggi ha avuto l’occasione di vincere l’oro olimpico ha messo sulla neve tutta la sua fragilità e incompiutezza. A ruoli inversi, Hirscher avrebbe “ucciso” la competizione senza pensarci. Il norvegese deve dunque crescere più a livello psicologico, di nervi: il talento è smisurato, potenzialmente in slalom può diventare dominante Hirscher permettendo. Mentalmente serve uno step in più e questo slalom lo ha solo dimostrato.
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