È stato semplicemente il discesita italiano più vincente in Coppa del Mondo, ma sarebbe addirittura riduttivo definirlo “solo” così. Kristian Ghedina è tanto altro, una vera rockstar dello sport azzurro che si è raccontato in una bellissima intervista al Corriere della Sera, toccando la sua parte intima e quella più scanzonata. Binomio perfetto che spiega una personalità così unica e indimenticabile:

Voglio una vita spericolata

“Da bambino guardavo Tarzan, poi salivo sugli abeti di fronte a casa, alti dieci metri, e mi lasciavo cadere di ramo in ramo. A 14 anni, siccome papà non mi comprava la moto, me la sono costruita saldando pezzi trovati nella discarica, e l’ho collaudata scendendo nella pista olimpica del bob: facevo gara con un amico a chi prendeva le curve paraboliche più in alto; se cadevi, eri morto. Sul bob, quello vero, andavo invece nei boschi: sono finito contro un albero, e mi sono rotto il naso per la prima volta”
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L’incidente in autostrada

[Dopo la prima gara di Coppa del Mondo vinta a Cortina, Ghedina si fece regalare una Passat con cui si schiantò in autostrada nel 1991] “Non si è mai capito come. Forse scoppiò una gomma, forse un colpo di sonno. Mi ruppi la scatola cranica, uno zigomo, i polsi, la clavicola, la scapola, altre due costole, e il naso per la seconda volta. Gli sci che portavo in macchina mi mozzarono un pezzo d’orecchio. Prima sembrava che dovessi morire, poi che non potessi più sciare, quindi che non potessi più gareggiare. Provai a rimettermi in bicicletta; caddi subito. L’inverno dopo ero di nuovo in pista”.

Gli altri crac

“Il menisco per passare sotto un tornello, il naso per la terza volta, un piede facendo footing nel bosco alla vigilia dei Mondiali. L’infortunio peggiore è stato nel 2002 in Argentina. Tento un salto mortale con gli sci, cado male, sento crac: tre vertebre rotte. Quella volta pensai davvero di finire sulla sedia a rotelle. Mi dissi: “Ma quanto sei mona…”

Dopo l’auto anche la moto...

Correvo in Formula Supermotard. Mi piaceva un sacco. Ma dopo tre fratture – piede, polso, clavicola — la federazione dello sci mi fermò.

Ghedina da paura! La spaccata sulla Streif a 137 km/h



La spaccata sulla Streif

"L’avevo fatta in prova. Mio cugino mi prese in giro: ‘Vediamo se sei capace pure in gara…’. Non potevo sottrarmi. Se mi è costata la vittoria? Ma no… in ogni caso, vuol mettere la soddisfazione?”

La morte di mamma Adriana

"È stata la prima maestra di sci a Cortina. Andavamo spesso a fare i fuoripista sul monte Cristallo, ma quel mattino dell’aprile 1985 ebbi un presentimento. Preferii restare a casa. Mamma era davanti, con papà che le diceva di andare piano. Incrociò le punte degli sci, precipitò per 600 metri. La trovarono che era ancora cosciente, mormorò: Ma si può morire così?”. Papà si precipitò a valle per chiamare i soccorsi, ma non volevano mandare l’elicottero. Si spense a mezzanotte, sotto i ferri. Oggi quel fuoripista porta il suo nome: canalino Adriana”

Una spinta (dall’alto) in più

"Mia sorella più grande, Katia, smise di sciare. Era più forte di me, già convocata in Nazionale. Ora gestisce il negozio di famiglia: lampadari. Io invece mi sbloccai. Avevo una gara la domenica dopo, la famiglia voleva ritirarmi; io pensai che la mamma avrebbe voluto che partecipassi, e vincessi. Vinsi. Prima andavo piano. Cominciai a correre. Come se avessi assorbito la sua fiducia, la sua forza. Come se lei in qualche modo mi accompagnasse, su ogni pista, in tutta la mia carriera. Papà invece era terrorizzato. Mi amava moltissimo ma non guardava mai le mie gare in tv, per paura che mi facessi male”

L’amicizia con Tomba

"Ci conosciamo da bambini. La famiglia di Alberto ha una casa a Cortina, lui era il fidanzatino di mia sorella. Gareggiavamo insieme, ma venivamo regolarmente battuti da Gianluca Vacchi. Per nostra fortuna smise di sciare. Alberto Tomba è una persona buonissima. Purtroppo non ha mai accettato il calo di popolarità, lo fa soffrire non essere più riconosciuto per strada dai giovani”

22 anni fa la grande impresa di Kristian Ghedina alla Streif! Re della discesa di Kitzbühel nel 1998







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