Sofia Goggia a 360° ai microfoni del Corriere della Sera. Tanti i temi trattati dalla sciatrice italiana dopo una stagione esaltante contraddistinta anche da infortuni:
"Nei campioni l’infortunio riflette quasi sempre un conflitto emotivo interiore. Si chiama causazione adeguata. Dipende da qualcosa che hai dentro, su cui devi lavorare. Ci sono atleti martoriati, e altri che non hanno mai nulla. Il destino te lo crei tu. Ma non nego che possa esserci un disegno. In Cina avevo segnali bruttissimi: alcuni del mio staff hanno preso il Covid già in Italia, in allenamento nel superG sono caduta alla terza porta… Era come se la vita mi stesse dicendo: Sofia attenta, stai facendo una mission impossibile, fermati perché finisci male”. Ma avevo una vocazione tale verso la discesa olimpica, verso la medaglia, che è stata più forte di tutto. Ho attinto a una riserva accessibile solo quando sei in condizioni estreme. Ne sono uscita devastata. E lo sono tuttora".

Sull'infortunio di Cortina

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"Prendo una cunetta in curva, faccio una spaccata a cento all’ora, il piede sinistro mi gira, una capovolta a terra, ed ecco il patatrac. Sento subito il male da “tirone” al crociato. Ho spaccato uno sci e un attacco. Chiamano il toboga ma non lo voglio, a Cortina non posso scendere se non con le mie gambe. Però non sento più le ginocchia, scio solo con i piedi. Mi aspettano al bar dell’eliporto, sono duecento metri ma non ce la faccio, mi devono sorreggere. Alla Madonnina il dottor Herbert Schoenhuber mi prende in mano il ginocchio e mi fa, con il suo accento altoatesino: qui c’è qualcosa al crociato. In quei momenti sei apatico, non sai cosa pensare e sperare. Faccio la risonanza: il crociato è saltato per il 50%, mi sono lesionata tutta: collaterale interno ed esterno, crociato anteriore, capsula, testa del perone, inserzione dei muscoli flessori nel punto d’angolo esterno del ginocchio… Mi dice: Sofi, ce la puoi fare. E non c’è stato un solo giorno in cui ho avuto il dubbio di non farcela. Anche se ne mancavano solo 23 alla discesa in cui dovevo difendere l’oro olimpico. Herbert è così bravo che ha chiamato la mia migliore amica per dirle: state vicini a Sofia. Io inizio subito le terapie. Sgonfio il ginocchio siringandolo. Comincio con il lavoro nella parte alta del corpo, per dare anche uno stimolo ormonale. Poi tutte le cure per tamponare l’infiammazione. La Red Bull mi manda il fisioterapista che segue il capo, Dietrich Mateschitz: così arriva questo austriaco che sembra David Bowie, ma si chiama in realtà Harry Quenz, su un aereo pieno di attrezzature con cui allestisce la camera degli orrori. La cyclette per la pedalata eccentrica, al contrario, e le macchine per fare 7-8 terapie diverse. Ogni mattina alle 6 busso alla camera di Harry con un caffè preso al bar di sotto, e andiamo avanti fino alle 7 e mezza di sera, quando arriva il mio massaggiatore dalle mani magiche, Domenico Pesenti. Tra lui, i fisio di Mantova e il mio preparatore Flavio Di Giorgio abbiamo creato un vortice tale da mandarmi in Cina zoppa, ma in grado di provarci".

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Sul recupero

"In Val d’Ultimo, dopo dodici giorni. Vado in palestra alle 5 e mezza, lavoro fino alle 8, Harry mi prepara la colazione, poi partiamo in elicottero. Provo le porte da gigante, le ultime sono su un dosso e lì freno, ma capisco che posso farcela. La domenica parto per la Cina".

Sul rapporto con Brignone

"Cercherò di andare avanti in un rapporto di civiltà, condividendo quello che c’è da condividere, cercando di imparare da lei a livello sciistico. Da sempre dico che Federica mi ha spronato a dare il meglio di me. Prendo il buono dalla situazione".

Il bellissimo abbraccio tra Federica Brignone e Sofia Goggia

Sull'amore

"Ho avuto un unico grande amore. Una relazione complicata, finita malissimo. Sono caduta in una di quelle situazioni che mai avrei pensato di vivere. Ho sofferto tanto, mi ha devastata. Ora non ci penso, finché gareggio. Poi magari mi innamoro domani mattina…".

Sulle vacanze

"Zaino in spalla con Avventure nel mondo. Bolivia, Seychelles, Cile, Mauritius, Ruta Maya in Messico…Ora sono indecisa tra Oman e Cuba".

Sulla poesia preferita

"Itaca. L’avevo letta in un periodo in cui ero un po’ intrippata… Con il tempo l’ho capita. Vuol dire che la cosa importante nella vita non è la meta; è il viaggio".

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