ESCLUSIVA OA SPORT –Elisa Brocard è la veterana della spedizione azzurra dello sci di fondo alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang. Alla terza rassegna a cinque cerchi, dopo Vancouver e Sochi, l’atleta del CS Esercito è pronta a togliersi delle belle soddisfazioni anche in Corea del Sud.
Elisa, come valuti la tua stagione finora, in ottica PyeongChang?
Positiva, perché ho raggiunto buoni risultati, come ad esempio al Tour de Ski, concluso in 17a posizione. Arrivo alle Olimpiadi serena, con il 22° posto ottenuto a Seefeld, dopo alcuni giorni con problemi di salute. Ora ho tempo per rifinire la condizione“.
Cosa ne pensi della scelta di tanti atleti di non partecipare al Tour de Ski e di altri, anche tra gli italiani, di ritirarsi alla vigilia della tappa del Cermis, dove erano presenti moltissimi tifosi?
Si tratta di una scelta individuale, per alcuni arrivare sul Cermis sarebbe stato controproducente. Le assenze dei big sono da capire, ci sono le Olimpiadi ed il Tour de Ski è massacrante: se ne risente nelle settimane successive. Io l’ho portato a termine, ma poi sono stata assente dalle gare per tre settimane. Dispiace per i tifosi, perché il Cermis è tappa italiana, ma tutto il Tour è da rivedere a ridosso dei grandi eventi“.
PyeongChang
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01/09/2020 A 09:28
Ripensando a poco più di un anno fa, quando eri stata messa ai margini della squadra italiana, e costretta a ripartire dalla Coppa Italia, avresti creduto di poter arrivare fino alle Olimpiadi? Si tratta di una storia che si ripete quattro anni dopo Sochi…
Mi sono preparata bene, come accaduto in vista di Sochi. Quest’anno ero serena, volevo allenarmi col Gruppo Sportivo ed il mio allenatore Simone Paredi, grazie ai quali nella scorsa annata, dai margini della squadra mi sono qualificata prima in Coppa del Mondo e poi ai Mondiali. In questa stagione non ho voluto cambiare la preparazione, tranne che per alcuni dettagli“.
Qual è l’importanza dei gruppi sportivi militari? Quanto l’appartenenza al Centro Sportivo Esercito ha inciso positivamente sulla risalita dello scorso anno e sulla conferma in questa stagione?
I gruppi sportivi militari sono importantissimi, ed io ne sono la dimostrazione. Esclusa dalla Nazionale, se non ci fosse stato il CS Esercito, non avrei fatto neppure un’Olimpiade. Senza i gruppi sportivi, sarebbe dura, il nostro sport è poverissimo, non siamo calciatori. Non abbiamo la possibilità di gareggiare senza chi ci segue sugli sci e chi lo fa sul campo di gara e nella preparazione estiva. Inoltre è importante allenarsi in gruppo per stimolarsi sempre“.
Quanto ha influito positivamente la presenza di tuo zio Marco come skiman della Nazionale?
Per me è fonte di grande gioia: ricordo la prima prova insieme di CdM a Davos nel 2016 come se fosse ieri. Speravo si ripetesse, ed è accaduto ai Mondiali ed ora anche alle Olimpiadi: lui è stato per anni il mio allenatore: sapevo fosse un grandissimo tecnico, ora sta dimostrando tutto il suo valore da skiman. Averlo accanto, soprattutto quando ognuno è lontano dalla famiglia, in giro per il mondo, è molto importante, così come lo è aver accanto il mio fidanzato Erik Benedetto, fisioterapista degli uomini e mio preparatore atletico, che lavora in accordo con il mio allenatore“.
In pratica hai seguito le orme di famiglia sin dal principio…
Sono stati mio padre e mio zio i primi a praticare fondo in famiglia: sono stati in Nazionale a livello giovanile, ed hanno fato parte del CS Esercito. Sara, mia sorella maggiore, era l’esempio da seguire quando ero piccola; ora lei è mamma dei miei due bellissimi nipotini Alex ed Astrid, che mi danno una grande spinta durante le competizioni. Non posso dimenticare mia madre, la quale mi ha sempre seguita nei grandi appuntamenti, infatti le dispiace molto non poter essere qui“.
Hai mai pensato al ritiro nel corso della tua carriera, specialmente quando sei finita ai margini della Nazionale?
Sì, non nascondo che nella stagione dopo Sochi un infortunio stava per farmi desistere, ci ho pensato a lungo. Anche prima delle Olimpiadi del 2014, quando non avevo raggiunto grandi risultati, riflettevo circa questa possibilità. Per fortuna ho sempre trovato persone che hanno saputo motivarmi. Ho avuto tanti alti e bassi, ma sono contenta di non aver mai mollato ed ora ho raggiunto la mia terza Olimpiade“.
Quali obiettivi personali ti sei prefissata per le Olimpiadi?
Migliorare quanto fatto 4 anni fa a Sochi, con il 13° posto nella 30 km, sarebbe una grande soddisfazione, anche se quest’anno la gara non sarà nella mia tecnica preferita. Per quanto concerne skiathlon e 10 km spero di far bene“.
Dopo la Corea del Sud, e la fine della stagione, quale futuro? Coppa del Mondo, lunghe distanze o ti ritirerai per fare l’allenatrice, magari restando nel CS Esercito?
Guardo anno per anno, non ho ancora molte stagioni da atleta davanti a me. Non nascondo di voler partecipare ai Mondiali di Seefeld 2019, anche per la mia famiglia, che così potrebbe venire a vedermi dal vivo. Inoltre la Coppa del Mondo tornerà nella prossima stagione a fare tappa a Cogne, dove ho fatto il mio esordio. Dopo farò le mie valutazioni, sono allenatrice ed istruttrice, ma voglio gareggiare almeno per un’altra stagione“.
Da troppi anni l’Italia vive un ruolo di rincalzo a livello femminile. Dopo i ritiri di Follis e Longa, il movimento sta vivendo una lunga crisi da cui non riesce proprio ad uscire. Come ti spieghi questa situazione? Sarà possibile venirne fuori un giorno?
Purtroppo ci sono stati tanti ritiri, tutti in concomitanza; ai nomi precedenti aggiungo quello di Genuin: il ricambio generazionale si è fatto sentire. Ho imparato tanto da loro, poi dall’essere la giovane del gruppo, con i loro ritiri, mi sono ritrovata ad esserne la più vecchia, forse senza la giusta maturazione. Il movimento sta pagando questo buco, ma bisogna essere bravi a non lasciarsi scappare le giovani, come già accaduto in passato. Questi talenti vanno coltivati, dando loro maggior fiducia“.