A giugno, la Fis ha ufficializzato la decisione di parificare il chilometraggio delle gare di sci di fondo. Dunque, dall’imminente inverno 2022-23, uomini e donne percorreranno le medesime distanze. Coerentemente con il modus operandi di chi gestisce la disciplina da anni, ci si è mossi in maniera grossolana e senza criterio. L’eguaglianza è stata raggiunta accorciando quasi tutte le prove maschili e allungando gran parte di quelle femminili. Peraltro, la novità è stata vidimata nonostante l’opposizione della maggioranza degli atleti e delle atlete. Nei giorni scorsi anche Therese Johaug, ospite a un seminario in Norvegia, ha detto la sua. La trentaquattrenne scandinava ha appeso gli sci al chiodo in primavera dopo aver dominato in lungo e in largo per anni. La norvegese è stata senza dubbio la fondista più riconoscibile in assoluto nel XXI secolo. Un’icona, sportiva e mediatica, al pari (se non più) finanche della connazionale Marit Bjørgen. Forte di 3 ori olimpici e 10 mondiali, l’opinione di Johaug dovrebbe avere, evidentemente, un certo peso.
Per anni ho sentito dire che io rovinavo lo sci di fondo perché i miei successi erano scontati e vincevo con troppo margine” – ha esordito Therese, aggiungendo poi – “Inoltre si diceva che la disciplina stava perdendo d’interesse nei Paesi dell’Europa continentale perché c’era troppa differenza tra le loro atlete e le scandinave. Adesso però la FIS allunga le distanze, così le donne dovranno gareggiare più spesso sui 20 km e a Oslo farne anche 50. È evidente come, in questo modo, i distacchi aumenteranno! Quindi, se il male dello sci di fondo femminile era rappresentato dalla scarsa lotta e da differenze troppo ampie, è palese che aumentare il chilometraggio comporterà anche un ampliamento della forbice tra le più forti e le altre”.
Johaug ha quindi concluso affermando “di essere molto scettica in merito alla decisione della FIS di parificare la distanza fra uomini e donne. Io ne avrei tratto vantaggio, perché più lunga era la gara, meglio era per me. Però non credo che questa strada possa rappresentare il futuro della disciplina, soprattutto ben sapendo come sia in crisi e la sua popolarità stia ulteriormente calando”. Insomma, l’atleta più iconografica dell’ultimo decennio boccia seccamente la riforma. D’altronde, questa è stata partorita dalle stesse menti che hanno generato l’attuale crisi dello sci di fondo. Dunque niente di nuovo sotto il Sole. Che se fosse “dell’avvenire”, assomiglierebbe tanto a un’eclisse…
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