Portabandiera della spedizione italiana alle prossime Olimpiadi Invernali di PyeongChang (9-25 febbraio 2018) e faro della squadra di short track. Arianna Fontana si racconta in una lunga intervista concessa a Famiglia Cristiana su quel che è il suo modo di competere, trovare le motivazioni e massimizzare i propri risultati non perdendo mai di vista il suo prossimo obiettivo a Cinque Cerchi.

Ho sempre visto la sconfitta come un passo per la vittoria, uno stimolo a migliorarmi. Non che sia bello: perdere è frustrazione, tristezza e rabbia ma può tramutarsi in energia positiva per la sfida successiva. Finora in me ha funzionato. Ho la stessa fame di vittoria come nel 2006 ma ovviamente sono molto più consapevole rispetto a quel periodo. Sono più esperta tatticamente e pattino con uno stile più efficiente. A Torino avevo 15 anni: ho vissuto tutto come in un sogno, una specie di vacanza in cui mi stupiva ogni cosa. Ho preso coscienza dopo dell’importanza del risultato.
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Un’atleta che per migliorare si allena con gli uomini per migliorare la velocità e la resistenza seguita dal marito-allenatore: “A volte, ogni tanto gli dico che sono arrabbiata con lui, ma so che certi contrasti vengono perchè vuole il meglio per me. Per trovare equilibrio cerchiamo momenti in cui siamo solo marito e moglie: vietato parlare di pattinaggio”.

A chiosa, le tre cose che contano nello sport secondo la campionessa dei pattini veloci sono: “Trovare il lato positivo nei momenti difficili o in un errore commesso. L’altruismo: molte persone mi hanno aiutata, nella vita e nello sport, a diventare quella che sono, vorrei saper fare lo stesso con chi mi sta intorno. La sicurezza in sé stessi, il coraggio di fare voce alle proprie idee”.

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giandomenico.tiseo@oasport.it

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