Dopo l’anomala conclusione ad agosto della stagione precedente, il 2020-21 dello snooker professionistico è iniziato a fine settembre con grossi interrogativi dovuti alla difficile situazione globale. La pandemia imponeva scelte anche drastiche, prima fra tutte quella legata ai tornei da disputare in Cina. Nella grande nazione asiatica le frontiere erano chiuse fino a fino 2020, quindi si era inizialmente deciso di raggruppare alcuni tornei da disputare consecutivamente a marzo 2021. Ma la situazione non è migliorata e i tornei cinesi sono stati definitivamente cancellati, una scelta comprensibile ma dolorosa vista la ricchezza dei montepremi e il prestigio sempre crescente dei tornei in questione. Il calendario è stato quindi rivoluzionato rispetto agli anni precedenti e il World Snooker Tour ha identificato la Marshall Arena di Milton Keynes come sede di gara unica per la prima parte della stagione. La struttura è attigua allo stadio di calcio della città inglese e il complesso comprende anche un albergo, una situazione ideale per creare una ‘bolla’ durante i primi tornei, in attesa di possibili sviluppi positivi della situazione che permettessero al circus dello snooker di tornare ad essere itinerante. Ora sappiamo che gli sviluppi ci sono stati ma solo in minima parte, con la disputa di due eventi in Galles nel finale di stagione, mentre purtroppo non c’è mai stata la possibilità di avere il pubblico in sala durante i tornei.

Mark Selby entra al Crucible e carica il pubblico...che non c'è

La stagione è iniziata nel segno dell’anomalia (e come poteva essere altrimenti?) visto che il primo evento è stato lo European Masters, torneo nato nel 2016 con l’idea di essere disputato nell’Europa continentale. L’Inghilterra è pur sempre in Europa, siamo d’accordo, ma dopo le edizioni organizzate in Romania, Belgio (due volte) ed Austria l’evento si presentava snaturato, anche se ovviamente la soddisfazione di avere comunque un torneo (e una stagione) metteva la cosa decisamente in secondo piano. In finale sono arrivati due giocatori rigenerati dopo l’ottimo Mondiale disputato ad agosto 2020 ed il titolo è andato a Mark Selby, che ha superato Martin Gould solo al frame decisivo dopo un match emozionante e di qualità chiuso sul 9-8. Per Selby si è trattato del diciottesimo titolo full ranking in carriera e, soprattutto, della conferma che il lavoro iniziato con il suo nuovo coach Chris Henry durante il lockdown gli ha ridato quella fiducia che negli ultimi anni era un po’ svanita. Inoltre ha mantenuto attiva la striscia di finali consecutive vinte dal campione di Leicester, arrivata a quota 10 e quindi a uno dal record di Stephen Hendry.
Mondiali
Day 3: Higgins fa fatica ma avanza al secondo turno
8 ORE FA
A metà ottobre si è disputato l’English Open, primo torneo della Home Nations Series. Ed è arrivato il primo successo stagionale per il numero 1 del mondo Judd Trump, che in un’altra finale al cardiopalma ha battuto l’australiano Neil Robertson sempre per 9-8. Molto belle anche le semifinali, con Robertson che ha battuto Selby 6-5 e Trump che ha avuto la meglio su John Higgins per 6-4, a conferma che anche in eventi con format e montepremi non proprio da grande torneo i giocatori più forti sanno fare la differenza. Trump è poi arrivato in finale anche in un’anomala (si torna sempre lì) edizione della Championship League, valida per la classifica mondiale nonostante si trattasse di un torneo non certo ricco e con format di gioco caratterizzato da match molto brevi. A batterlo è stato il suo rivale Kyren Wilson, che ha interrotto la striscia di 10 finali consecutive vinte da Trump lasciando così il solo Selby alla caccia del record di Hendry.

English Open: Trump supera 6-4 Higgins e va in finale

Novembre è iniziato con il Champion of Champions, torneo non valido per il ranking ma molto ricco ed ambito, visto che è riservato a 16 giocatori che hanno vinto un torneo nei 12 mesi precedenti. Ad aggiudicarselo è stato però uno dei ‘ripescati’ in base alla classifica mondiale, cioè il nordirlandese Mark Allen, che durante quella settimana ha giocato uno snooker da sogno. Dopo aver faticato per avere la meglio dello scozzese Scott Donaldson nel primo turno, Allen ha infatti battuto i primi tre giocatori della classifica mondiale, cioè Ronnie O’Sullivan, Judd Trump e Neil Robertson, in tutti e tre i casi in maniera netta. Purtroppo per il nordirlandese, alle prese con un travagliato momento personale e con diversi cambi di stecca, questo grande risultato è stato però un lampo in un periodo nel complesso molto deludente, come testimoniato dall’attuale ventottesimo posto nella speciale classifica relativa alla singola stagione.
A fine novembre è iniziato un periodo molto intenso, con cinque settimane consecutive di snooker televisivo per disputare quattro tornei. Il primo è stato il Northern Ireland Open, che nonostante il nome è stato organizzato come i precedenti a Milton Keynes. E il secondo torneo della Home Nation Series è stato vinto ancora da Judd Trump, purtroppo per lui nel primo anno in cui non era previsto il super-bonus da 1 milione di sterline per chi dovesse vincerli tutti e quattro. Stavolta Trump ha battuto in una finale meno combattuta di quanto dica il 9-7 conclusivo Ronnie O’Sullivan, al primo risultato significativo nella stagione da campione del mondo in carica. Ma neanche il grande Ronnie ha potuto fare molto contro un Trump in grande spolvero, come testimoniato anche dagli otto centoni realizzati durante il torneo, compreso il quinto 147 in carriera. Il numero 1 del mondo è stato protagonista anche nel successivo UK Championship, primo torneo stagionale della cosiddetta Triple Crown ed evento più ricco della prima parte di stagione con le sue 200 mila sterline di prima moneta. Ad aggiudicarselo è stato Neil Robertson, che ha vinto una finale estremamente tesa ed emozionante (anche se non di eccelsa qualità tecnica) proprio contro Trump, il quale ha avuto la possibilità di aggiudicarsi in rimonta il frame decisivo ma ha sbagliato la rosa conclusiva, imbucata poi dall’australiano per il 10-9 che gli ha dato il terzo successo in carriera in questo storico e prestigioso torneo.
Lo UK Championship ci ha portato a dicembre ed è stato seguito a ruota da altri due tornei. Il primo è stato lo Scottish Open, terza tappa della Home Nations Series, anche questo disputato a Milton Keynes e non in Scozia per i soliti motivi. Stavolta non è stato Trump a vincerlo, anzi per il numero 1 del mondo si è trattato del primo torneo stagionale nel quale non è arrivato almeno in semifinale, visto che è stato battuto nei quarti da un ispiratissimo Li Hang al frame decisivo. È arrivato invece il secondo successo stagionale per Mark Selby che ha dominato l’attesissima finale contro Ronnie O’Sullivan, vinta con l’eloquente punteggio di 9-3. Con questo successo Selby ha pareggiato il record di Hendry citato in precedenza, confermandosi un cecchino nei momenti decisivi visto che si trattava non solo dell’undicesima finale di fila vinta ma anche della sedicesima nelle ultime diciassette disputate, a partire da quella del Mondiale 2014 vinta proprio contro O’Sullivan che ha rappresentato il punto di svolta della sua carriera. L’ultimo torneo del 2020 è stato il World Grand Prix, torneo ad inviti per i primi 32 giocatori della classifica stagionale ma comunque valido per il ranking ufficiale. A vincerlo è stato il ‘solito’ Judd Trump, il quale ha battuto in finale l’amico Jack Lisowski che in semifinale aveva avuto la meglio di un Selby in gran forma, a conferma della maturazione di un giocatore dal talento indiscusso ma mai sufficientemente concreto e solido. Nella finale Lisowski ha però pagato una pessima prima sessione dominata da Trump, che poi è andato a vincere il match per 10-7 aggiudicandosi così il terzo titolo full ranking in stagione e il diciannovesimo in carriera, appaiando così lo stesso Selby ma anche Robertson al sesto posto nella classifica dei plurivittoriosi di tutti i tempi.

Selby si conferma allo Scottish Open: il trofeo è suo

Come si può intuire da questa succinta sintesi, il tema più interessante della prima parte della stagione è stata la presenza in tutte le finali di almeno uno dei cosiddetti Big Four, cioè Trump, O’Sullivan, Robertson e Selby. E in quattro degli otto tornei disputati sono stati due di loro a giocarsi il titolo. In uno sport come lo snooker la cosa non è per niente normale, anzi solitamente c’è grande varianza ed è estremamente difficile anche per i giocatori più forti mantenere un livello di gioco molto alto per diversi mesi. In questo senso è stato sbalorditivo il bilancio di Judd Trump, che negli otto tornei ha ottenuto tre vittorie, due finali, due semifinali e un quarto di finale, perso peraltro al decisivo. Nello snooker, in particolare quello moderno, si tratta di un dato statistico inaudito. Ed è la conferma che la prima posizione della classifica mondiale con vantaggio abissale su tutti gli altri non è certo un caso.

O'Sullivan vince la semifinale contro Hang Li: che rimonta!

Nei prossimi giorni parleremo della seconda parte di questa stagione che va verso la conclusione. Ormai manca solo l’evento più importante, il Campionato del Mondo. Sull’app di Eurosport ne vedremo le qualificazioni in programma dal 5 al 14 aprile, poi dal 17 aprile appuntamento anche sui canali TV per il Crucible.
Snooker World Championship sheffield
Mondiali: Higgins chiude 135 Tian e avanza al secondo turno
9 ORE FA
Mondiali
La battaglia dei Wilson: vince Kyren 10-8
18 ORE FA