Come abbiamo visto nella prima parte di questa analisi la stagione di snooker 2020-2021 è stata a dir poco anomala a causa degli effetti, diretti ed indiretti, della pandemia in corso. Ma alcune cose sono rimaste fedeli alla tradizione, tra di esse il fatto che il primo torneo televisivo dell’anno solare è stato il Masters, anche se per la prima volta nella sua lunga storia il secondo evento della cosiddetta Triple Crown non si è disputato a Londra bensì nella ‘solita’ Milton Keynes. La pandemia ha avuto un altro effetto significativo con l’estromissione di Judd Trump e Jack Lisowski, risultati positivi al test per il Covid. Entrambi erano nella rosa dei favoriti, anche in virtù della finale che i due avevano disputato nell’ultimo torneo del 2020, ma ovviamente è stata l’esclusione di Trump a fare più clamore. Di conseguenza è stato rivoluzionato il tabellone di quello che è il più prestigioso ma anche il più ricco dei tornei ad inviti, con le sue 250 mila sterline di primo premio non valide però per il ranking mondiale. Le sorprese non sono mancate, con i grandi favoriti eliminati nei primi due turni del tabellone a 16. Nella semifinale della parte alta il campione in carica Stuart Bingham ha affrontato il ventenne cinese Yan Bingtao, che all’esordio al Masters aveva eliminato prima Neil Robertson e poi Stephen Maguire, entrambi battuti in maniera drammatica al frame decisivo. E al decider è arrivata anche la vittoria su Bingham che ha dato a Yan un’impronosticabile finale, la prima per lui in un torneo di questa importanza. Il suo avversario nell’atto conclusivo è stato uno dei campioni più forti della storia ma si può comunque considerare una (relativa) sorpresa l’arrivo in finale dello scozzese John Higgins, reduce da una prima parte di stagione negativa ma autore nel secondo turno di questo torneo di una prestazione sbalorditiva nel match vinto contro Ronnie O’Sullivan, uno degli incontri più belli dell’anno. Higgins ha poi battuto David Gilbert in semifinale e si presentava come favorito per la finale di un torneo che ha vinto due volte, anche se l’ultimo successo risale al 2006. E invece il giovane Yan ha stupito tutti, aggiudicandosi la finale per 10-8 conquistando così il suo primo Triple Crown in carriera e il relativo ricchissimo premio. Una curiosità è rappresentata dal fatto che finora nessun giocatore nato negli anni ’90 ha ancora vinto un Triple Crown ed essendo Yan nato nel 2000 tecnicamente la cosa non è cambiata, però fa piacere vedere un ricambio generazionale anche nei tornei più prestigiosi. Oltretutto si tratta di un successo importantissimo per il grande movimento cinese, che da tanti anni cercava un altro campione da affiancare a Ding Junhui.

Lo snooker ha una nuova stella: Yan Bingtao vince il Masters

A fine gennaio si è poi disputata la fase televisiva del German Masters che, per i soliti motivi, non si è disputata nella sua sede naturale ma a Milton Keynes. Per tutti è stato grande il dispiacere di non poter andare a Berlino a giocare nel magnifico Tempodrom, una delle sedi di gara più amate da pubblico e giocatori, ma come sempre la cosa importante è stata che il torneo si sia comunque disputato, seppur nel silenzio della Marshall Arena a porte chiuse. Per la seconda volta consecutiva in tornei validi per il ranking la finale è stata tra Judd Trump e Jack Lisowski, cosa che sicuramente ha aumentato il loro rimpianto per aver dovuto saltare il Masters. Tra l’altro non succedeva dal 1995 che gli stessi due giocatori disputassero due finali di tornei full ranking consecutive (in quel caso furono Steve Davis e John Higgins) e la cosa conferma lo straordinario momento di forma dei due amici-rivali. Come nella finale del World Grand Prix di fine dicembre Trump ha preso subito un grande vantaggio nella prima sessione ma stavolta non c’è stata la reazione di Lisowski in serata, quindi il numero 1 del mondo ha vinto nettamente per 9-2 confermando il titolo conquistato 12 mesi prima a Berlino ed aggiudicandosi il quarto torneo in stagione.
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O'Sullivan si auto-accusa di un fallo: la telecamera non si era accorta
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Trump, arriva anche il centone: suo il German Masters

Febbraio è iniziato con lo Shoot Out, torneo discutibile per il fatto di essere valido per il ranking ma sempre divertente ed appassionante. Nonostante la formula di gioco molto particolare che lo rende aperto anche a grandi sorprese, la finale è stata tra due giocatori di grande valore ed esperienza. Il gallese Ryan Day ha battuto infatti il tre volte campione del mondo Mark Selby, aggiudicandosi il terzo titolo in carriera e la prima moneta da 50 mila sterline valide per la classifica. Per Day è stato un risultato importante per provare a sbloccarsi dopo un lungo periodo di crisi, mentre per Selby è arrivata la conferma della sua grande completezza che lo rende adatto anche un format di gioco che, almeno in teoria, non dovrebbe favorirlo. Il torneo successivo ha visto il circus dello snooker spostarsi per la prima volta da Milton Keynes, con la disputa del Welsh Open nella lussuosa cornice del Celtic Manor Resort di Newport, Galles. Il cambio di sede è stato vissuto favorevolmente ma da un punto di vista tecnico il cambiamento di condizioni di gioco (temperatura, umidità, etc) non è stato ben digerito da tutti, in particolare da Judd Trump che per la prima volta in stagione è uscito nelle fasi iniziali di un torneo, battuto al terzo turno dal talentuoso iraniano Hossein Vafaei. Questo torneo è entrato direttamente nella storia dello snooker per la favola di Jordan Brown, l’ex benzinaio nordirlandese che da numero 81 del ranking è andato a vincere il titolo tra lo stupore generale. Va detto che Brown era reduce dal miglior torneo in carriera con i quarti del German Masters quindi sicuramente in un momento di grande forma, però la sua vittoria ha dell’incredibile anche considerando che è stato il giocatore di classifica più bassa a vincere un titolo dal lontano 1993, quando il numero 93 del mondo Dave Harold si aggiudicò l’Asian Open. Oltretutto il nordirlandese ha vinto il titolo aggiudicandosi 5 dei 7 match giocati al frame decisivo, aggiungendo drama alla sorpresa. Al decider è terminata anche la finale contro il campione del mondo Ronnie O’Sullivan, partito male nella prima sessione ma poi combattivo in serata senza però riuscire a fare la differenza. 9-8 il risultato a favore di Brown, che quindi è diventato il sessantasettesimo vincitore di tornei full ranking, negando ad O’Sullivan il titolo numero 38 di questa particolare statistica che già lo vede al primo posto. Il campione del mondo ci ha riprovato la settimana successiva nella finale del Players Championship, torneo riservato ai migliori 16 giocatori della stagione in corso con il quale il circuito è tornato a Milton Keynes. In effetti per lui è arrivata la quarta finale in stagione ma anche la quarta sconfitta, patita contro il rivale di sempre John Higgins che in quella settimana ha giocato uno snooker da sogno. Lo scozzese ha vinto i primi due match per 6-0 contro Jordan Brown e Mark Selby, poi ha battuto Kyren Wilson 6-1 in semifinale e ha chiuso dominando la finale con O’Sullivan, vinta per 10-3. Una prestazione incredibile anche per un giocatore della classe di Higgins, il quale non vinceva un torneo dal Welsh Open del 2018 ed era reduce da una prima parte di stagione negativa nella quale sembrava aver perso stimoli. E invece sarà, ancora una volta, uno dei giocatori da tenere d’occhio nel prossimo Mondiale.

Higgins, centone e hurrà nel Players Championship: O'Sullivan ko

Marzo è iniziato con il Gibraltar Open, torneo ‘minore’ da tanti punti di vista che però ci ha fatto compagnia per una settimana intera invece dei soliti tre giorni. L’altra differenza rispetto al solito è stata che il torneo non si è disputato a Gibilterra ma a Milton Keynes, però questa è una cosa a cui ormai ci siamo abituati. Come ci siamo abituati a trovare in finale Judd Trump e Jack Lisowski, al terzo scontro diretto in stagione tutti nell’atto conclusivo di un torneo. E ci siamo abituati anche alla vittoria di Trump, stavolta con un netto 4-0 in poco più di un’ora che gli ha dato il quinto titolo in stagione e il ventiduesimo in carriera, di cui ben 14 negli ultimi due anni e mezzo. Ma dire che il numero 1 del mondo ha vinto questo Gibraltar Open sembra riduttivo, visto che nei 7 match giocati (tutti su format breve) si è aggiudicato 28 frame perdendone appena 3, tornando così a giocare in maniera dominante dopo le eliminazioni premature dei precedenti due tornei. Per Lisowski è stata appunto la terza finale in stagione, a conferma della crescita per quanto riguarda solidità e continuità di un giocatore da sempre talentuoso ma a cui mancava sempre qualcosa. Però è anche stata la sesta finale persa su sei disputate, un dato che comincia a diventare preoccupante dal punto di vista mentale. A metà marzo c’è stata la conclusione della WST Pro Series, un torneo non televisivo ed obiettivamente non particolarmente interessante che comunque era valido per il ranking. A vincerlo è stato Mark Williams, il quale ha prevalso nel girone conclusivo di un evento che si è sviluppato su più fasi nell’arco di due mesi. Il grande snooker televisivo è tornato con il Tour Championship, ricco torneo ad inviti riservato ai migliori otto giocatori della stagione che si disputa tutto con match su due sessioni. Trump era il logico favorito ma il numero 1 del mondo ha confermato di non gradire le condizioni di gioco del Celtic Manor Resort, dove si è tornati a giocare dopo il Welsh Open, perdendo al primo turno contro un ritrovato Barry Hawkins. In questo evento c’è stata la quinta finale stagionale per Ronnie O’Sullivan, che però ha trovato ancora una volta un campione ispiratissimo a sbarrargli la strada. A vincere il torneo in maniera dominante avendo espresso un gioco superlativo per tutta la settimana è stato infatti l’australiano Neil Robertson, tornato a giocare un eccellente snooker dopo un periodo di stacco (mentale e tecnico) in seguito al titolo vinto allo UK Championship. Per O’Sullivan è arrivato un nuovo record, stavolta negativo, con cinque finali perse nel corso della stagione. Un bilancio che qualunque altro giocatore firmerebbe con il sangue ma, ovviamente, dal sei volte campione del mondo ci si aspetta che su 5 finali possa vincerne almeno un paio. Comunque la stagione non è ancora finita e c’è un altro record in vista, questo da eguagliare. Si tratta dei sette titoli al Crucible detenuto da Hendry e per come sta giocando, O’Sullivan ha sicuramente la possibilità di confermare il titolo vinto lo scorso anno a Sheffield, raggiungendo così il campione scozzese.

Quando O'Sullivan fece la storia: il giorno del suo 1000° centone

Detto che la stagione si è poi conclusa con un’edizione di Championship League non valida per il ranking vinta da Kyren Wilson in finale su Mark Williams, come discorso riassuntivo possiamo riprendere quello fatto più diffusamente al termine della prima parte di questa analisi, cioè che almeno uno dei cosiddetti Big Four (Trump, O’Sullivan, Robertson e Selby) è stato protagonista delle finali di tutti i tornei televisivi ad esclusione del Masters. Saranno quindi loro quattro i principali favoriti al Crucible, anche se non sono da escludere a priori altri giocatori che hanno fatto bene nella seconda parte della stagione, e parliamo in particolare di Higgins, Wilson e Williams.
Vedremo la fase finale del Campionato del Mondo sull’app e sui canali televisivi di Eurosport a partire dal 17 aprile, mentre fino al 14 aprile sono in corso le Qualificazioni vi
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