Più determinata che mai e con tanta rabbia in corpo da sfogare. A marzo Michela Moioli ha vinto la sua terza Coppa del Mondo di snowboardcross, un risultato che insieme alle medaglie olimpiche e mondiali l'ha resa ad appena 25 anni una delle atlete italiane più vincenti di sempre nelle discipline olimpiche invernali. Il suo sport e la sua specialità in particolare, però, sono stati tra i più colpiti dalla pandemia globale del Covid-19: in un calendario già ridotto all'osso in termini di appuntamenti, sono state annullate le tappe di Cervinia di metà dicembre e quella di Montafon (Svizzera) del weekend in arrivo. Ma una luce in fondo al tunnel si intravede, visto che nel finesettimana tra il 22 e il 24 gennaio si dovrebbe gareggiare a Chiesa in Valmalenco, in sostituzione della tappa di Bergamo. Con questo obiettivo nel mirino, la campionessa azzurra si è raccontata a Livigno Blog, tra passato, presente e futuro.

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Un racconto profondo di se stessa, a partire dai momenti che precedono ogni gara. "Sono al cancelletto. Stringo gli attacchi. Prendo in mano le maniglie. E sento proprio che dalle mani, tutto il mio corpo si prolunga, fino alla tavola, e lo sento come un pezzo unico. Cioè: i miei piedi si prolungano lungo la tavola, sento fino a 50 centimetri più avanti. Sento tutto. La muovo sotto di me e sento fin dove arriva. Mi sento bene. Non sento freddo, non sento caldo, ho il respiro basso, il diaframma basso. Sguardo lucido, mi sistemo un po’ la maschera e sento proprio che sono centrata. Sono dove devo essere, nel mio posto. E quando mi sento così, faccio il tempo. Faccio la gara giusta".
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Moioli parla anche dei suoi inizi, dell'avvicinamento a questa disciplina e di quanto le cose le siano accadute repentinamente. "La passione che avevo è diventata il mestiere che ho scelto quasi a sorpresa, senza avvisarmi, senza prepararmi alla grandezza di tutto quello che mi avrebbe circondato. In meno di due anni sono passata dalla Coppa Europa alla Coppa del Mondo e dalla Coppa del Mondo alla finale Olimpica, con quella dose di giusta incoscienza che solo chi è davvero sincero può avere. È stato come un corso accelerato, complesso ed emozionante, che in brevissimo tempo mi ha insegnato più di quanto avessi imparato fino a lì".

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Michela ha vinto la Coppa del Mondo di snowboardcross nel 2016, 2018 e 2020. Alle Olimpiadi di PyeongChang ha conquistato l'oro e ai Mondiali vanta un argento e tre bronzi. Un palmarès da fenomeno. "Io ho sempre saputo che avrei fatto qualcosa di grande. Anche quando non sapevo ancora cosa, ne ero comunque sicura. Praticamente certa". Una consapevolezza dei propri mezzi straordinaria, l'arma in più per primeggiare negli appuntamenti più importanti. "Ovvio che quando tutti si aspettano che tu vinca diventa ancora più difficile vincere. Ma in realtà dipende da te e da come riesci mentalmente, se non a estraniarti, almeno a evitare di pensare a quello che pensano gli altri di te. Quello che si aspettano gli altri da te. Se io riesco a concentrarmi su di me, sui miei punti di forza, allora sì che riesco ad andar forte per davvero."
Gli obiettivi da cogliere sono ancora molti, ma in fondo a tutto potrebbe esserci proprio Milano-Cortina 2026. "Per arrivare a 3 ori olimpici la strada è ancora lunga, ma sono più determinata che mai, soprattutto adesso che senza gare mi sento come un leone in gabbia. Prima ci sarà Pechino 2022, certo, ma anche se non dovrei, non posso non pensare già a quello che sarà per il nostro Paese l’Olimpiade del 2026. Un po’ la visualizzo. Però io vado molto step by step, anche perché sono già ansiosa di mio. Devo affrontare una cosa alla volta, di anno in anno. Solo così arrivo al 2026. Se pensassi di arrivare al 2026, pensando solo al 2026, e non a tutto quello che c’è prima, non ci arriverei".

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