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La storia di Le Mans (4)
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Pubblicato 13/06/2003 alle 23:31 GMT+2
[13/06/03] - Quarta e ultima puntata della storia della 24 ore più famosa del mondo. Quest’oggi ripercorriamo le imprese dell’ultimo decennio, a partire dall’edizione del 90, quella della storica introduzione della doppia chicane alle Hunaudières.
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[13/06/03] - Quarta e ultima puntata della storia della 24 ore più famosa del mondo. Quest’oggi ripercorriamo le imprese dell’ultimo decennio, a partire dall’edizione del 90, quella della storica introduzione della doppia chicane alle Hunaudières.
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“Era il punto più veloce al mondo per una gara automobilistica - spiega il francese Pescarolo -, pari soltanto a Indianapolis. I piloti raggiungevano i 400 orari. Era un rettilineo interminabile. La leggenda di Le Mans è nata proprio grazie a questo, e ora il tracciato è stato irrimediabilmente sfregiato”.
Pareri contrastanti fra i piloti. Molti la pensavano come lui, altri invece applaudirono il cambiamento, come Jacky Ickx: “Secondo me l’introduzione di quelle due chicane era inevitabile. Non è cambiato poi molto, oggi le vetture accelerano molto rapidamente e raggiungono subito i 330 orari. D’altro canto, ora è più difficile per le macchine e per i piloti stessi, ci sono due staccate in più da affrontare. Il tracciato è più tecnico e più duro a livello fisico. Ma credo che sia decisamente più sicuro”.
In quell’anno la Jaguar realizzò una clamorosa doppietta, approfittando della sfortuna di Pareja, che vide la sua Porche ammutolirsi a 15 minuti dalla bandiera a scacchi. La vittoria andò all’XJR-12 del trio Nielsen/Cobb/Brundle, davanti ai compagni di scuderia Lammers, Wallace e Konrad. Sul gradino più basso del podio l’Alfa Porsche 962 dei britannici Tiff Needell, David Sears e Anthony Reid.
Il ‘92 fu l’anno della crisi: solo 28 vetture al via. In quell’anno e nel successivo ci fu l’exploit della Peugeot, che piazzà due vetture sul podio nel 92 e monopolizzo l’edizione del 93, l’ultima con Jean Todt alla condizione tecnica.
Dal ‘94 la gara venne riservata alle Gran Turismo. Si impose la Porsche di Yannick Dalmas che bissò l’anno successivo, terzo sigillo per lui a Le Mans, al volante questa volta di una McLaren GTR. Nel suo equipaggio anche Lehto e Sekiya, il primo giapponese nella storia a trionfare a Le Mans. Terzo di quell’edizione fu Derek Bell: “Quando gareggiai qui con Andy Wallace e mio figlio Justin, nel 95, fu un gran duello con la McLaren. Abbiamo condotto la gara per 12-14 ore, sotto la pioggia, ma alla fine siamo arrivati terzi. Ma il podio nel giorno della Festa del papà, con mio figlio accanto è stato qualcosa di speciale”.
Nel ‘99 Peter Dumbreck rischiò la vita proprio alle Hunaudières. Questo il racconto di chi lo seguiva: “… proprio dove la Mercedes si è infilata, c’erano degli alberi che erano stati tagliati via pochi anni prima. Non abbiamo mai saputo il perché E’ stato davvero fortunato a prendere dei piccoli arbusti, che si sono piegati senza creare problemi invece di distruggere la macchina”.
Non solo incidenti spettacolari, ma anche tante battaglie serrate, duelli che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, come ricorda Jacky Ickx, vera e propria memoria storica della corsa francese: “Negli ultimi 10 anni ci sono state grandi battaglie con Jaguar, Mercedes, Audi, Porsche, tante marche di qualità. Ora sono venuti fuori gli americani, Cadillac, Panoz. E’ il mondo che si evolve, ed è davvero interessante per tutti quelli che amano questo tipo di competizioni. Vuol dire che c’è un futuro”.
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