Basilea, 25 ottobre 2002. Ai quarti di finale Roger Federer sfida Andy Roddick nella sua città natale. Gli Swiss Indoors rappresentano un appuntamento molto sentito dall'allora 21enne: da ragazzino faceva il raccattapalle e sognava un giorno di poter alzare quel trofeo. In realtà il torneo di casa, dove Federer debutta nel 1998 e dove disputa due finali nel 2000 e nel 2001 (perse rispettivamente contro Thomas Enqvist e Tim Henman), resterà tabù fino al 2006 per lo svizzero. E' un dato curioso se pensiamo che il codino e le lacrime di disperazione dopo la sconfitta contro Henman lasceranno spazio a nove titoli nel corso degli anni.
Tornando al match di 17 anni fa, il punteggio è 3-1 Federer nel secondo set con il basilese che ha vinto il primo parziale al tie-break. Roddick si affida a un serve and volley sistematico, unica strada percorribile contro un avversario in gran forma. L'americano non sa ancora di aver di fronte colui che gli infliggerà le più grandi delusioni in carriera: appena tre le sue vittorie in 24 sfide, tra cui quattro finali Slam perse (l'unica vinta dal big server fu quella contro Ferrero agli US Open 2003). Nell'occasione, Federer colpisce con un rovescio tagliato in pallonetto cercando di scavalcare l'americano: il pallonetto, però, è corto e lento. Roddick effettua lo smash schiacciando la palla con forza, sicuro di portare a casa il punto.
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Il rimbalzo non può che essere molto alto e la pallina s'impenna, destinata a spegnersi in tribuna. Federer, che era scattato in diagonale intuendo la direzione dell'attacco, corre all'indietro. Solitamente il tipo di tiro che ne scaturisce è un contropallonetto senza nessuna velleità, se non quella di evitare i tabelloni del punteggio appesi al soffitto del campo indoor. Invece, Roger porta la racchetta dietro la schiena e saltando all'indietro lascia andare il braccio in un movimento a metà tra quello del servizio e quello dello smash. Roddick viene infilato e non riesce a crederci, il pubblico è in estasi. Le reazioni dei protagonisti sono memorabili: Federer alza il pugnetto con un sorriso imbarazzato (come per volersi scusare), mentre Roddick lo guarda e gli lancia amichevolmente la racchetta dirigendosi dall'altra parte della rete. Anchi oggi Federer, se ripensa a quell'episodio sorride, in un virtù di un gesto tecnico difficile anche solo da immaginare e per l'amicizia sincera che lo lega a Andy Roddick, avversario leale di tante battaglie.
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