Una bella vittoria in un momento importante. Si potrebbe descrivere così il successo di Matteo Berrettini nella finale dell’ATP 250 di Belgrado. Il tennista romano torna a vincere un titolo ATP a quasi 2 anni dall’ultima volta – il torneo di Stoccarda del 2019 il precedente trionfo – e lo fa in un momento particolare della sua stagione. A 71 giorni dall’infortunio di Melbourne che aveva bloccato per quasi due mesi un ispiratissimo inizio di 2021, nonché una settimana dopo il brutto ko all’esordio nel torneo di Monte Carlo, Berrettini si è infatti dimostrato capace di saper ancora lottare, soffrire e vincere.
Il romano ha infatti regolato un avversario tutt’altro che banale, ovvero quell’Aslan Karatsev capace in semifinale di un exploit da 3 ore e 26 minuti contro il padrone di casa Novak Djokovic. Berrettini si è imposto per 6-1 3-6 7-6(0) centrando così il quarto titolo in carriera su cinque finali giocate. E trovando, banalmente, una vittoria che fa davvero tanto morale.
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Già perché per quanto la settimana sia stata relativamente semplice prima dell’ultimo atto – Cecchinato, Krajinovic e Taro Daniel avversari tutt’altro che impossibili – Berrettini in finale si è trovato a dover gestire un tennista caldissimo. Per quanto Karatsev infatti non sia riuscito a entrare in partita al livello qualitativo prodotto ieri con Djokovic, il russo è uscito alla distanza, portando Berrettini in un territorio di battaglia il cui risultato è stato assai meno scontato della facilità con cui il romano aveva vinto il primo set.
Karatsev infatti, che quest’anno aveva perso solo 4 partite – due con Djokovic, una con Tsitsipas e l’altra a Miami con Korda – ha saputo venire fuori dall’avvio complicato e dall’inevitabile stanchezza di una maratona che nel primo parziale è stata davvero evidente. Un ottimo Berrettini di contro, quadrato soprattutto nel suo schema servizio-dritto, aveva fatto il resto per il 6-1 tanto rapido quanto un po’ illusorio.
A questa trama il russo ha infatti trovato soluzione alzando il proprio rendimento al servizio; così come un piccolo aiuto da parte di Matteo a inizio secondo ha contribuito a ricaricare un po’ pile e fiducia di Karatsev. Il break in avvio è stato quello a fare la differenza e portare il match dentro la battaglia del terzo set.
E’ lì che si sono viste le cose migliori, con un Karatsev molto deciso a martellare Berrettini sul lato del rovescio e un Matteo al tempo stesso abile a contenere col back difensivo. Per Berrettini importante anche il servizio. Una volta subito il controbreak del quarto game, il romano di fatto ha concesso le briciole in battuta, alzando enormemente il rendimento della prima e dando la sensazione di poter vincere con più semplicità i propri turni di battuta. Prima di trascinarsi al tie-break infatti Karatsev aveva recuperato tante situazione delicate – tra cui un match point nel dodicesimo game. Ma dentro il momento decisivo non c’è più stata storia. Quasi svuotato, il russo si è arreso per 7 punti a 0.
Berrettini può così far festa, cancellando il ricordo dell’unica finale persa a livello ATP in carriera proprio in un tie-break decisivo sulla terra rossa (con Garin a Monaco di Baviera nel 2019) e confermandosi tennista con testa e attributi. Il suo successo contribuisce a tener vivo il generale buon momento della racchetta azzurra, ma soprattutto restituisce fiducia a chi, in fin dei conti, classifica ATP alla mano, è ancora il n°1 d’Italia. La sua stagione, adesso, può davvero riprendere da dove era stata interrotta.

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