L'emozione di Matteo Berrettini va ben oltre il successo in un torneo 250 e merita di essere spiegata. Il trionfo di Belgrado sul giocatore rivelazione del 2021, Aslan Karatsev, è un punto di ri-partenza per il tennista romano. L'eredità del 2019 - croce e delizia in termini di ranking perché da un lato gli ha consentito di mantenere la Top 10, dall'altro gli ha fatto sentire il peso delle aspettative - è il passato e ora si può andare oltre. In un Paese in cui la memoria storica è quasi inesistente e si parla tanto, a ragion veduta, di Sinner e Musetti, speranze dell'oggi e del domani, il numero 1 d'Italia batte un colpo.
Berrettini ha rispolverato la capacità di superare le difficoltà da combattente. La chiave a livello psicologico l'ha spiegata lui stesso: "Ho una certa insofferenza nei confronti dell'errore. Faccio un po' fatica a perdonarmi quando sbaglio ma come spesso mi accade, dopo un momento di sofferenza riparto con più forza. Sono contento perché ho vinto un titolo, ma venivo da una situazione difficile. Ho lavorato molto per fare il meglio possibile e questo è il risultato".
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Berrettini supera Karatsev: finale di Belgrado, highlights
25/04/2021 A 21:33
Mentalmente ho fatto fatica a rientrare. Ci sono stati momenti difficili, la sconfitta a Monte Carlo è stata molto dolorosa. Non sono sorpreso che questo titolo sia giunto sulla terra, perché ci sono cresciuto. Penso sia nelle mie vene, nel mio sangue
Il rosso, in effetti, ha dato a Berrettini tre titoli sui quattro conquistati: Gstaad nel 2018 e Budapest nel 2019 prima di Belgrado. Al 2019 risale anche l'unica finale persa (a Monaco di Baviera contro Garin) in un'annata indimenticabile per il successo sull'erba di Stoccarda, la semifinale degli US Open, le semifinali di Shanghai e Vienna e le ATP Finals con la vittoria nel round robin su Thiem. La stagione della continuità è stata seguita da un 2020 particolare per tutti e molto complicato per l'azzurro: le sconfitte contro Ruud nella sua Roma e Altmaier al Roland Garros hanno lasciato il segno e Berrettini è partito forte nel 2021 per allontanare i cattivi pensieri.

Berrettini amaro: "Ritiro? Giocare troppo rischioso"

La fortuna, però, non è stata dalla sua parte: le premesse per un grande Australian Open, dopo la finale in ATP Cup, c'erano ma uno strappo addominale accusato nel match contro Khachanov gli ha impedito di affrontare Stefanos Tsitsipas agli ottavi. Un infortunio decisamente antipatico soprattutto per chi chiede tanto al suo servizio. Il rientro sulla terra del Principato è stato duro da assorbire ed ecco che Belgrado ha il sapore della rinascita: "Non è una rivincita, ma è un modo per dire a me stesso che sono forte dentro perché ci sono stati momenti difficili. Strapparsi l’addome non è facilissimo per poter andare a servire un'altra volta. Dopo Monte Carlo sono stato triste per un paio di giorni. Vincenzo (Santopadre, ndr) è stato tosto, non mi ha permesso di togliermi dalla difficoltà. Ho passato molte ore in campo e dal giorno successivo ho detto ‘Voglio giocare punti come se fossero in partita’. Mi era mancata l’attenzione. A Monte Carlo le sensazioni non erano negative, ma il tennis è uno sport mentale. Se la tua determinazione in alcuni momenti vacilla, ne va anche del tennis. Ho lavorato con il mio mental coach (Stefano Massari, ndr) per trovare la mia difficoltà".
Una vittoria da vero Top 10 contro il giustiziere di Novak Djokovic è la miglior medicina con tanto di dedica alla famiglia: "E' stato il primo trofeo che i miei genitori mi hanno visto sollevare. Papà c’era quando persi la finale, a Monaco di Baviera, mamma non era mai venuta. Questa era l’occasione perfetta. Dedico a loro con orgoglio questa vittoria perché mi supportano da quando sono nato, ogni giorno".
Plurivincitori italiani: Berrettini in Top 5
10 Panatta
9 Fognini
6 Bertolucci
5 Barazzutti
4 Berrettini
3 Canè, Gaudenzi, Seppi, Cecchinato
"Io avevo e ho tanta fiducia nel mio tennis e sensazioni molto buone, e quando le mie armi funzionano tutti i giocatori devono stare attenti. Credo di averlo dimostrato. Ero convinto di vincere. Credo di esser stato molto bravo nei game successivi a quelli in cui ho avuto chance a riprendere come se nulla fosse. Continuare a macinare non è così scontato, soprattutto con uno come lui".

Matteo Berrettini

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Non farsi condizionare dai momenti negativi è fondamentale per un tennista e sembra una caratteristica ben riconoscibile anche in Jannik Sinner. La competizione interna non spaventa Berrettini, anzi... "Io mi sento Top 10, non ho mai dubitato del mio livello. Tutto quello che ho fatto l’ho conquistato col sudore, dando il 100% in campo. Nessuno mi ha regalato nulla. Quello che fanno gli altri è impressionante per l’età che hanno, per quanto "poco" hanno giocato e per quanto stanno già apprendendo. Ogni volta faccio loro i complimenti. Fra l’altro mi sono allenato molto bene tre giorni con Jannik Sinner a Monte Carlo, entrambi gli allenatori erano soddisfatti. Non è una cosa che mi dà fastidio, ma mi stimola allenarmi con un ragazzo più giovane che sta salendo. E’ una cosa che mi fa bene, l’ho sempre detto e spero che ci alleneremo sempre di più insieme. Siamo giocatori diversi, lui ha tanta voglia di migliorare e spirito di sacrificio. Gioca sempre bene e quindi di riflesso fa giocare bene anche me. Credo che sia questa la cosa più importante per entrambi".
Il dottor Angel Ruiz Cotorro, lo stesso di Nadal, ha rimesso in sesto entrambi piuttosto bene dopo gli Australian Open a giudicare dai risultati. Non poteva esserci spinta migliore in una stagione sul rosso entrata nel vivo: nel mirino ora ci sono Madrid, gli Internazionali d'Italia e il Roland Garros.

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