Il talento non basta. Ci vogliono testa e cuore. Se questa massima valida per lo sport, ma probabilmente anche per la vita, ancora non vi fosse ancora chiara, l’ultima partita decisiva per completare il quadro delle ATP Finals 2021 ce l’ha ricordato ancora una volta. Andrey Rublev, talentuoso ma scostante colpitore, si è arreso al meno spettacolare ma efficiente tennista Casper Ruud.
Colpitore.
E tennista.
ATP Finals
Medvedev è troppo forte, Ruud non può nulla: il russo in finale
20/11/2021 A 12:40
Badare bene alle differenze, perché oggi, alla distanza, sono venute fuori. Sotto 4-0 negli scontri diretti e su una superficie dove teoricamente aveva meno chance, Ruud è riuscito a invertire la tendenza con una partita di grande sacrificio, tenacia e intelligenza. Il norvgese, esattamente come era successo l’altra sera contro Cameron Norrie, non si è infatti fatto influenzare dalle difficoltà trovate sul proprio percorso. Per mezz’oretta infatti Rublev lo aveva sostanzialmente preso a pallate sul lato del rovescio, andando a battere così sul nervo scoperto del tennis del norvegese.
Un 6-2 impietoso che il break in apertura di secondo set, sempre a favore di Rublev, sembrava ad andare a consolidare ciò che l’incrocio tra questi due in carriera aveva sempre detto.

Casper Ruud, le ali della libertà

Ma il tennis è per natura disciplina infida e quel che succede per lunghi minuti non sempre si mantiene come costante per tutto il corso della partita. Ed è successo così che sul più bello, a Rublev, si è spenta un po’ la luce. Il russo si è fatto meno incisivo al servizio, meno costante nel martellamento sul rovescio dell’avversario; meno concentrato, verrebbe da dire, su quell’obiettivo finale che aveva probabilmente già dato per assodato. E nella crepetta apertasi nel gioco di Rublev, Ruud ha avuto il merito di scavare con la costanza di un Andy Dufresne quel tunnel necessario per venire fuori da una situazione in cui sembrava non aver scampo. Pezzetto dopo pezzetto, o in questo caso punto dopo punto, Ruud ha mostrato perizia e resistenza, costanza e intelligenza, per trasformare una crepa in buco e venirne fuori, dopo quasi 2 ore e mezza, da vincente.
Il norvegese non ha più regalato un singolo quindici, pizzicando un Rublev sotto pressione nell’ultimo game di battuta del secondo set; e non arrendendosi nemmeno a inizio terzo, quando Rublev era salito ancora una volta sopra di un break. Anche in quel caso la reazione, l’immediato controbreak e l’arrivo in volata che a quel punto non poteva che premiarlo, avendo trasformato una partita in teoria quasi a senso unico in una battaglia punto a punto al tie-break del set decisivo.
Quello, Ruud, l’ha chiuso per 7 punti a 5, regalandosi una semifinale insperata a inizio settimana. Condizioni super veloci, avversari teoricamente superiori; due partite decisive in cui era stato preso a sberloni tennistici nel primo set dai propri avversari. E invece, alla fine, sabato, con Daniil Medvedev, ci sarà lui. Ancora una volta sulla carta non c’è partita. Ma il n°2 del mondo non dovrà commettere l’errore di Warden Norton: ovvero pensare che Casper Dufresne Ruud sia un tennista spacciato.

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