Poche ore dopo la fine delle sue ATP Finals, Jannik Sinner fa un bilancio della sua esperienza e soprattutto del suo anno. Con Tuttosport, il giovane azzurro ripercorre le tappe dell’anno che l’ha portato proprio alle Finals di Torino e a salutare la competizione dopo un grande match contro Medvedev.
"Mi dispiace sempre perdere. Ma se penso che a inizio anno ero n. 37 e ora sono top ten, è una grande soddisfazione.Sono cresciuto anche come persona. E ho capito tante cose. Allora ho fatto bene a scegliere di lasciare lo sci per il tennis, lo sport che amo. So anche dove migliorare e come fare. Ho fatto partita con Medvedev, coinvolto il pubblico. Nel tie break del terzo set non ho sbagliato nulla, è stato più bravo lui"
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Com’è stato l’impatto con le Finals in casa?
"Sono uscito dallo spogliatoio per allenarmi che il tabellone era ancora quello della riserva. Al rientro era personalizzato ed è stato emozionante. Ho ricevuto messaggi bellissimi da Matteo Berrettini, in cui non solo mi comunicava la decisione, ma soprattutto mi consigliava. Poi ho incrociato Hubert Hurkacz, il miglior amico del circuito che mi ha detto ‘sono felice tu sia qui’. E la grande emozione dell’ingresso nell’arena, la musica faceva tremare il terreno. Ho capito qui che il pubblico è un’arma in più e sto imparando a coinvolgerlo, invitarlo a incitare non è una mancanza di rispetto dell’avversario"
Tornando proprio a quel match contro Medvedev, sullo 0-6 Sinner ha cambiato marcia. Come?
"L’ho detto spesso, non ho mai paura. Nello sci se cadi ti fai male, nel tennis al massimo ti prendono a pallate. Sullo 0-6 dovevo cambiare, ci si riesce attraverso l’esperienza accumulata nel lavoro, quando sei stanco eppure continui ad allenarti, quando giochi male, ma ti fermi un’ora e mezzo in più in campo per ritrovarti. Queste cose poi sono utili"
Quando vedo tanti ragazzi chiedere l’autografo, faccio proprio fatica a dire no. Ricordo quand’ero piccolo io
E ora cosa resta delle Finals?
"La felicità di quando si raggiungono gli obiettivi. Sono contento perché lavoro ogni giorno tanto per coronare i miei sogni. Ricordo quando ho lasciato casa, gli amici, la famiglia a 13 anni e mezzo. Volevo diventare con tutte le mie forze un professionista. Sette anni dopo sono qui a Torino. Ora l'obiettivo per il 2022 è crescere ancora, difendendo i punti conquistati"
A Torino si è consolidata la Jannik-mania, così la chiama anche Tuttosport, e cosa pensa Sinner del fatto di essere un monello per i giovani?
"Anche se talvolta tendo a nasconderle, provo tante emozioni, la voglia di vincere c’è sempre, come quella di mettermi in gioco, di vivere con passione lo sport che amo. Forse per questo mi seguono e io sono felice se avranno voglia di giocare. Lavoro tanto, sono sicuro di trovare le soluzioni, grazie a questo. Da bambino guardavo Seppi, poi i miei riferimenti sono diventati Roger e Rafa. Quando vedo tanti ragazzi chiedere l’autografo, faccio proprio fatica a dire no. Ricordo quand’ero piccolo io. Fatico a dire no in generale"
Tomba o Valentino? Avendo sciato, pur non volendo scegliere perché amo anche la velocità, le moto e la F1, forse preferirei Tomba, ma perché scegliere?
Sinner tiene i piedi per terra e non si potrebbe chiedere una cosa diversa ad un ragazzo che ha lasciato casa a 13 anni, ma com’è il suo rapporto con la solitudine?
"Qualche volta la compagnia serve, tra la gente si vive meglio. Dopo la sconfitta non vedevo l’ora di abbracciare i miei, mio fratello, incontrare i miei amici che ho lasciato e con cui mantengo i contatti, gioco la sera a Fortnite, ma non fino alle due di notte. Mi mancano certo, ma quando hai un sogno, cominciato a 13 anni, devi fare di tutto, sacrificarti"
Sinner come Valentino Rossi o Alberto Tomba?
"Per diventare personaggi come loro non basta vincere, essere grandi sportivi, bisogna avere personalità. Ma io non voglio pensarci. E non ho fretta. Credo di avere tanti margini di miglioramento su cui lavorare. Avendo sciato, pur non volendo scegliere perché amo anche la velocità, le moto e la F1, forse preferirei Tomba, ma ripeto: perché scegliere?"
E se dovesse scegliere un suo collega, a chi vorrebbe somigliare?
"Siamo fortunati a vivere ancora nell’epoca di Federer, Nadal e Djokovic. Se uno è intelligente basta guardarli"

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