Il tennis lancia e fagocita, regala gloria e lacrime nel giro di un amen. Quattro mesi, per la precisione, se prendiamo il caso di Lorenzo Musetti. Lo scorso 7 giugno, sul centrale di Parigi, il mondo gridava all’esplosione definitiva di una stella. Quella partita contro Novak Djokovic – in cui Musetti salì avanti 2 set a 0 – per le aperture delle porte, secondo i più, dell’elite del tennis. Da lì in poi, invece, il carrarino, ha perso la propria strada. Due vittorie in 4 mesi: una contro il 385 del mondo Emilio Nava; l’altra con il 165 Marc Polmans. Poi 10 sconfitte. L’ultima, oggi, perentoria, nel primo turno del torneo di Indian Wells contro Albert Ramos: 6-1 6-3.
Non c’è stata storia per Musetti, che ha sbagliato tantissimo ma soprattutto che è apparso in confusione sul da farsi in campo. Poche idee – anzi, nessuna – in un piano battaglia che contro Ramos, specie sul cemento, dovrebbe essere piuttosto chiaro.
L’azzurro invece non è quasi mai riuscito a fare la scelta giusta, a trovare il feeling, a mettersi in partita. Da lì la rapida sconfitta contro un avversario comunque d’esperienza ed evidentemente poco disposto a regalare, considerando anche una carriera che va verso gli sgoccioli.
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Musetti fa così rientro in Europa. Sulla carta è iscritto alle qualificazioni del torneo di Anversa prima e di Vienna poi. Forse, visto il momento, sarebbe meglio staccare un attimo. Riordinare le idee. Trovare calma e serenità. Il talento c’è. La classifica per giocare gli slam anche. La carriera è potenzialmente lunghissima. Serve mettere ordine tra i pensieri in testa. Forza.

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