84 giorni di assenza, poi due titoli. Matteo Berrettini si conferma nell’elite del tennis mondiale. Il resto sono chiacchiere ad aria fritta. Il tennista romano infatti si conferma campione al Queen’s bissando il titolo vinto in finale lo scorso anno su Cameron Norrie. Oggi, nell’ultimo atto, Berrettini ha ‘giustiziato’ per la terza volta su tre incroci il serbo Filip Krajinovic. Un Berrettini semplicemente superiore: 7-5 6-4 il punteggio. Per un andamento di partita tutt’altro che banale, ma dove Matteo ha saputo far vedere ancora una volta nei momenti chiave la differente caratura.
Basti pensare al finale di primo set, dove Berrettini si è inventato un paio di soluzioni notevoli per trovare il break nell’undicesimo game. Così come a metà del secondo, quando Matteo ha sfruttato – lì sì – un piccolo passaggio a vuoto del proprio avversario, autore di tre errori troppo pesanti per non essere punito. Un andamento quasi automatico per Matteo, ma non per questo da dare per scontato. Berrettini ha servito bene – non benissimo (traduzione: c’è margine) – ma soprattutto ha fatto vedere di avere grande sensibilità nei pressi della rete. E questo sia sul lato del dritto che del rovescio. Sommiamo le tre componenti e avrete capito perché, numeri alla mano, Berrettini è uno dei giocatori più forti sull’erba degli ultimi tempi. Dal 2019 a oggi, su questa superficie, 31 vittorie e 3 sconfitte. Di queste, una in finale a Wimbledon contro Djokovic e l’altra con il maestro Federer, due anni prima, nello stesso torneo. Non esattamente due tennisti a caso.
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Dimostrazioni empiriche di un livello che Berrettini ormai ha da tempo; e che deve rallegrare proprio a fronte delle incognite fisiche. I tre mesi di pausa legati a una piccola operazione chirurgica alla mano lasciavano qualche dubbio sul rientro di Matteo... Che invece, da quando si è ripresentato in campo, ha solo vinto. Sempre. Nove su nove in 12 giorni.
Così Matteo si presenta a Wimbledon davvero nelle primissime posizioni. Quella dei favoritissimi. C’è Djokovic, c’è ovviamente Nadal. Poi c’è Matteo Berrettini in un lotto di pochi altri. Insomma, le sensazioni sono ottime. Il resto sarà dato dal sorteggio e dal solito pizzico di fortuna necessario per arrivare in fondo. Nel mentre Berrettini si gode lo status: 7° titolo ATP su 10 finali giocate, altro dettaglio non da poco per inquadrarne valore e mentalità. Per un bis, al Queen’s, che nelle prime due partecipazioni in carriera a questo torneo non aveva mai fatto nessuno nell’era Open. Serve altro?

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