dall'inviato a Monte Carlo - Il tennis è fatto di momenti, di equilibri sottilissimi. Di una sostanza che per un’ora e mezza si può presentare come chiara, costante, continua... E poi sparire improvvisamente, lasciando spazio a tutt’altro tipo di gusto, di trama. Un concetto che Lorenzo Musetti probabilmente conosce già, ma che gli è stato ribadito oggi, sul campo dei Principi, negli ottavi di finale contro l’argentino Diego Schwartzman. Per un’oretta circa Musetti ha fatto il bello e il cattivo tempo, dipingendo tennis di fronte a un avversario fin troppo in difficoltà vista la caratura e l’esperienza. Poi, in un amen, l’azzurro non ha sfruttato un paio di chance di troppo e Schwartzman si è come risvegliato dal suo torpore.
Sì perché per un’ora e 23 minuti l’argentino non aveva tenuto, ad esempio, una singola volta il proprio turno di servizio. E poi, invece, da un break decisivo recuperato a inizio secondo set, Schwartzman non l’ha più perso una volta, imponendo a Musetti la sua rimonta.
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Una rimonta amara per l’azzurro, che sembrava oggi poter avere le carte in regola per regalarsi il primo quarto di finale in carriera in un Masters 1000. Ma forse, anche un pizzico di superbia nel momento decisivo, è costato caro. Musetti, col suo tennis brillante, ha abbagliato il pubblico; ed è finito con lo specchiarsene egli stesso nel momento chiave, quando anziché la bellezza, in quel terzo game del secondo set, sarebbe stata necessaria la concretezza. Quella decisiva per piazzare la spallata a una partita in cui Musetti era 6-2, 2-0, 40-30 e servizio. E invece, la soluzione estrosa non ha pagato, permettendo a Schwartzman di conquistarsi l’ennesima chance per rientrare in battaglia.
Già perché in ogni caso, fino lì, si erano comunque visti 7 turni di servizio strappati su 10 game. Troppi, per non notare anche nel gioco di Musetti un qualche tipo di crepa in cui infilarsi. E così ‘el Peque’ ha piano piano messo a posto le sue percentuali, si è fatto più solido, più disponibile alla pazienza e meno incline all’errore. Musetti, invece, è stato travolto dai sentimenti: dalla voglia di continuare a esaltare il pubblico, tutto dalla sua, e dalla sensazione, palese sul suo volto, di essersi messo in qualche modo nei guai, di essere finito dentro una partita che per come si era messa, non si aspettava.
Ne è venuto fuori Schwartzman, che alla distanza ha scavato il solco come la goccia sulla pietra: pazienza, tempo, continuità. E certo il servizio di Musetti ha dato una mano, alla fine troppo tenero, con 8 turni di servizio persi in 2 ore e mezza di partita. Troppi. Ai quarti di finale va così l’argentino, con un 2-6 6-4 6-3 finale che lo premia con l’incrocio al campione in carica di questo torneo: Stefanos Tsitsipas.

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