Bisognerebbe andare oltre alle parole, che in questi casi suonano troppo spesso come retoriche. Bisognerebbe averla vista e bisognerebbe farla vedere... Se non altro per lo spettacolo prodotto da entrambe le parti. Denis Shapvolavov, nella sua versione migliore del 2021 e decisamente in “one of those days”, slang americano che spiega meglio di tante locuzioni il concetto di giornata in stato di grazia; e Rafael Nadal, che ancora, dopo una vita da trionfatore, non ha smesso di insegnare come si sta in campo.
Sì perché Nadal l’ha vinta così, con testa e cuore, oggi, più che col tennis. Due delle tre componenti che l’hanno quasi reso imbattibile, da 17 anni a questa parte, su questa superficie. Rifiutare la sconfitta, offrire una palla in più, provarci, con un ‘vamos’, sempre e comunque, nonostante tutto. Il match ha detto 3-6 6-4 7-6 in 3 ore e 27 a favore di Rafa Nadal. Ma per vincerla, il maiorchino, ha dovuto davvero riprenderla per i capelli.
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Shapovalov, per un set e mezzo, era stato infatti protagonista di un autentico show. Il canadese era salito 6-3, 3-0 e chance di doppio break per il 4-0; e poi 6-3, 3-1 e 40-0. Poi, in qualche modo, è riuscito Rafa; aiutato, certo, anche da un avversario che ha smesso di colpire solo rapidi vincenti come fin lì aveva fatto e creando una partita decisamente più equilibrata.
Un lento, costante, faticoso, lavoro di risalita quello messo in scena da Rafa. Che una volta ripreso il secondo set, ha comunque dovuto continuare a inseguire un Shapovalov che al termine della sua partita avrà messo a segno 41 vincenti.
A Nadal.
Sulla terra rossa.
Un filo del rasoio, costante, sul quale Rafa ha danzato per tutto il pomeriggio. Sotto 3-1 nel terzo set, ha recuperato il break di svantaggio; secondo al servizio nel terzo parziale, nel dodicesimo game si è trovato a dover gestire anche due match point, entrambi steccati da Shapovalov.
E così, Nadal, è sopravvissuto al tie-break, chiudendolo per 7 punti a 3 e portando a casa una giornata che a lunghi tratti è sembrata compromessa.
Non è stato il Nadal di ieri sera – a cui meglio si era accoppiato il gioco di Sinner – e non è stato un Nadal in grado di convincere, così come del resto già successo lungo tutta questa stagione della terra rossa. L’unico titolo raccolto, a Barcellona, è arrivato anche in quel caso con una vittoria che sarebbe potuta tranquillamente finire all’avversario, con tanto di match point – anche là – annullati sul più bello. Insomma, Nadal ci sta provando, sta continuando a vincere, ma in qualche modo continua a sembrare più vulnerabile, meno imbattibile. Vedremo se ai quarti, presumibilmente contro Zverev (che l’ha sconfitto settimana scorsa a Madrid e che sfida Nishikori agli ottavi), riuscirà a prendersi una rivincita. Perché in fondo c’è da onorare un record che in qualche modo è anche un termometro: dal 2005 a oggi non si è mai presentato a Parigi senza un trofeo né a Monte Carlo, né a Madrid né a Roma se non in una singola eccezione: il 2015. Quella, fu anche l’unica delle due occasioni in cui conobbe sconfitta sul campo al Roland Garros. Occhio, dunque, a cosa accadrà da qui a domenica.

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