The King of Clay. Dopo il Roland Garros (13), Barcellona (12) e Monte Carlo (11), Rafa Nadal ottiene la doppia cifra di trionfi anche al Foro Italico. Novak Djokovic gioca una buona finale ma viene piegato per 7-5 1-6 6-3 in due ore e 49 minuti. Per il re della terra battuta è il 36° Masters 1000 in carriera (eguagliato il primato del serbo) e l'88° titolo complessivo, di cui 62 sul rosso. Non ci stancheremo mai di vederli combattere questi due fuoriclasse che, insieme a Roger Federer, hanno sfidato le leggi del tempo e portato questo sport in un'altra dimensione: "Abbiamo reinventato la Next Gen. I Next Gen siamo io, Rafa e Roger", ha detto il numero 1 del mondo nell'intervista post partita rispondendo al tormentone di cui tutti abusano.
Djokovic, memore dell'ultimo incrocio sulla terra con Nadal e di quel 6-0 d'apertura nella finale del Roland Garros 2020, è aggressivo nelle prime battute e cerca di mettere pressione al mancino di Manacor. Il piano gli dà il 2-0, ma lo spagnolo si riporta subito in scia per un livello di gioco stellare. Nel settimo gioco, il serbo sopravvive malgrado il 20 volte campione Slam riesca a fare punto anche cadendo, cosa già successa ai quarti contro Zverev: "Non possiamo ammazzarci in finale" è il grido di Rafa.
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La battaglia procede sulla solita diagonale del dritto di Nadal e del rovescio di Djokovic che, però, mostra i primi segnali di nervosismo. Il mancino di Manacor capisce il momento e mette la freccia con il suo schema base, servizio-dritto, a fissare il 7-5 in un'ora e 14 minuti. Quando conta lo spagnolo ottiene il massimo dalla battuta e la vittoria del parziale scomoda statistiche che fotografano l'impossibilità dell'impresa del Djoker, chiamato a interrompere una striscia aperta di 101 successi sulla terra dopo aver vinto il primo parziale da parte del re di questa superficie (il suo record è 130).

Rafael Nadal (ATP Masters 1000 Roma 2021)

Credit Foto Getty Images

Djokovic, l'unico uomo storicamente in grado di minare le certezze di Rafa anche sulla terra, tra terzo e quarto game del secondo set sfrutta qualche indecisione dello spagnolo. Arrivano più punti gratis con il servizio - la chiave della partita - per Nole che lascia Nadal più spesso nell'angolo del rovescio. Il 6-1 dopo un'ora e 59 minuti rimanda il verdetto al terzo. Il quinto gioco è quello che decide la finale con il numero 1 del mondo che sbaglia il dritto più facile sulla palla-break.
Nadal ne concede un'altra ma la cancella con il contropiede sentendo l'odore del sangue. Il game successivo è, infatti, un break a zero con un passante di rovescio a mettere il suo nome sul trofeo anche questa volta, 16 anni dopo la prima contro Coria. Martellando da fondocampo, il mancino di Manacor chiude il match in due ore e 49 minuti. Gli serviva un grande trionfo sulla terra prima di Parigi dopo le stecche di Monte Carlo e Madrid e non ha voluto rompere la tradizione per prepararsi al meglio per il suo Slam. A contendergli lo scettro ci sarà, con ogni probabilità e con buona pace degli outsider, Novak Djokovic perché in fondo il serbo ha ragione. La Next Gen sono loro.

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