Da piccolo, mentre i genitori lavoravano nel rifugio della Val Fiscalina - cuoco e cameriera, mestieri che svolgono ancora oggi - Jannik Sinner si faceva accompagnare al Circolo Tennis di Brunico dal nonno. Nel magazine di Gazzetta, l'altoatesino si racconta: "La pressione? Non ci penso e continuo a lavorare sodo. Un giocatore la pressione se la mette da solo, se vuole ottenere risultati importanti. Io sono all'inizio, ogni partita che vinco o che perdo mi serve per imparare qualcosa. Certo, è impossibile chiedere a un giocatore di 19 anni di avere l'esperienza dei giocatori più forti al mondo. Soprattutto, non si può giudicarlo da un solo match".
Piatti sostiene che la stagione sulla terra sia fondamentale per la sua crescita: "Ha ragione, tutti pensano che siccome ho fatto i quarti a Parigi l'anno scorso, io sia già molto competitivo sulla superficie. Non basta un torneo solo per stabilirlo, serve continuità. Rispetto al resto d'Italia, l'Alto Adige è particolare. Il freddo ti obbliga a giocare quasi tutto l'anno indoor e su campi veloci. Io non sono cresciuto sulla terra, il rosso ti fa pensare di più, ti fa cambiare l'impostazione di alcuni colpi".
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Il rapporto con Roma? "Gli Internazionali per adesso li ho giocati solo due volte, ma sento già che mi appartengono, come succede a tutti i giocatori italiani. Lì respiri un'atmosfera e una partecipazione assolutamente diverse rispetto a ogni altro posto. E' vero che per noi italiani la pressione è più alta, ma quando sei in difficoltà il pubblico romano è un grande aiuto in più".
Torino? "Il mio obiettivo è fare esperienza e crescere. Studio per diventare un giorno numero 1. E' un percorso che richiede quattro o cinque anni, ogni passo non meditato rischia di riportarti indietro. Se in estate sarò ancora in corsa per le Finals, sarà giusto provare a cogliere l'occasione. Ma non dovrà essere un'ossessione".
Pentito di aver lasciato lo sci? "Mai. Nello sci se sbagli una porta non hai più possibilità. Con una racchetta in mano, fino a quando la partita non è finita, puoi sempre rimediare". Com'è andare via di casa a 13 anni? "Un sacrificio che accetti se guardi le cose in prospettiva. La famiglia ti manca ma sopporti la lontananza per un bene superiore. E ormai quella di Riccardo Piatti è diventata la mia seconda famiglia".
Come se la cava in cucina? "Ho le basi per non morire di fame. Una pasta riesco sempre a tirarla fuori, altrimenti c'è sempre l'asporto... Quando ho tempo chiamo papà cuoco e mi faccio seguire passo passo. E adesso c'è pure la mia fidanzata che si diletta un po'. A proposito, è innamorato? "Stiamo bene uno con l'altra. E' bello tornare a casa la sera e trovare una persona che si prende cura di te. Maria (Braccini, ndr) è molto tenera e affettuosa ma anche indipendente. Lei sa che la mia priorità è il tennis ed è al mio fianco. Credo che sia la persona migliore per fare questo percorso con me".
Musetti? "Ho intenzione di allenarmi spesso con lui perché è un giocatore di enorme talento con caratteristiche diverse dalle mie e da lui posso imparare tante cose nuove dal punto di vista tennistico".

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