E’ un’anomalia, se guardiamo la storia recente del tennis. Non lo è affatto, se prendiamo in considerazione la particolare annata 2022. Novak Djokovic vince il suo primo titolo dell’anno quasi al giro di boa della stagione, metà maggio. Il sesto sigillo in carriera agli Internazionali d’Italia è però un attestato ufficiale, definitivo, a tutti gli altri contendenti: “sono tornato, sono qui per prendermi anche Parigi”.
E’ questo il non detto della finale degli Internazionali 2022, con Novak Djokovic campione dopo il successo su Stefanos Tsitsipas per 6-0 7-6 in poco più di un’oretta e mezza di tennis. Un pomeriggio che ci ha raccontato, dal punto di vista tennistico, ciò che si era intuito già a Madrid e che il serbo aveva fatto vedere per tutta la settimana, in particolare nei quarti contro Auger-Aliassime: la voglia di ritornare a vincere. Una volontà di fondo, che unita al tennis e alle caratteristiche messe in campo da una vita, hanno prodotto i propri frutti. Forse anche in maniera più semplice di quanto si potesse pensare. Sì perché Stefanos Tsitsipas, finalista lo scorso anno proprio al Roland Garros e bicampione a Monte Carlo, per un set non si è presentato. Tanti, troppi errori, specialmente dal lato del rovescio. Un rendimento che non poteva permettergli di giocare alla pari contro un Djokovic per giunta ben centrato. 6-0 in mezz’ora. Non serve aggiungere altro.
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Il merito del greco è stato quello di ricomporsi dopo la stesa del primo parziale, restituendo una versione di se stesso certamente più credibile e competitiva. E trovando in Djokovic, probabilmente rilassato dalla semplicità con cui erano andate le cose fin lì, un avversario meno convincente rispetto al primo set. E così, per alcuni minuti, si sono invertite le trame, regalando a Tsitsipas un allungo fino al 4-1 e palla del 5-1. Proprio in quel frangente, però, il n°1 del mondo ha ancora una volta mostrato il suo pedigree. E salvando la chance di Tsitsipas di andare a servire per il set, ha costruito da quel momento la rimonta. Non banale, come al solito. In primis perché il greco sembrava ormai lanciato per portare il match al terzo. In secundis perché tecnicamente è andato a costruirla sul punto debole mostrato oggi da Tsitsipas: il rovescio. Il greco ha spesso steccato nei momenti importanti, non sfruttando qualche occasione di troppo. L’opposto di Djokovic, che quando realmente è contato nel corso di questa partita non ha in sostanza quasi mai commesso errori. Si è palesata così la rimonta del serbo, culiminata con i 7 punti 5 del tie-break del secondo set e il conseguente titolo n°6 della sua carriera – su 12 finali – agli Internazionali d’Italia.
Un sigillo importante, prestigioso, fortemente voluto. Ma soprattutto, appunto, una dichiarazione d’intenti: a Parigi, insieme a Carlos Alcaraz, sarà lui a partire dalla prima fila. Dietro, per rango, Nadal. Poi Tsitsipas, che ancora, come oggi, ha mostrato qualche scricchiolio di troppo quanto davvero conta. Via-via tutti gli altri. Le gerarchie sono scritte. Ora una settimana di pausa, poi la caccia al primo vero obiettivo di questa stagione del n°1 del mondo: Parigi. Djokovic, infatti, vuole ricucire quel gap che Nadal aveva nuovamente scavato lo scorso febbraio a Melbourne.

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