I risultati non arrivano mai subito, bisogna lavorare tanto e con continuità
È stata questa la chiosa di Lorenzo Sonego al termine del suo capolavoro contro Novak Djokovic, una frase che potremmo prendere come sintesi della sua intera carriera. Nessuno regala niente nel tennis e la scalata del giocatore torinese ha radici lontane.
Federica e Giorgio, i genitori, gli hanno insegnato il culto del lavoro e Lorenzo ha preso in mano la sua prima racchetta molto tardi, a 11 anni. Merito di coach Gianpiero "Gipo" Arbino che l'ha ben guidato nella difficoltà di dover saltare l'iter giovanile: un po' per l'età, un po' perché Sonego giocava a calcio nelle giovanili della sua squadra del cuore, il Torino - amore ribadito anche al termine della semifinale vinta con Evans a Vienna - fino a 13 anni.
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Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020

Credit Foto Getty Images

Sonego si forma sulla terra come classico "rematore" da fondocampo non godendo di grande forza fisica, ma a Tirrenia credono in lui con il progetto Under 18. Challenger dopo Challenger (primo titolo a Ortisei nel 2017) il ragazzo matura, sempre in silenzio, un passo alla volta. Nel 2017 è nei primi 300 del mondo, un anno dopo è dentro la Top 100 (a ottobre è numero 86) ma Gipo Arbino dichiara a Ubitennis: "Io sono convinto che il suo anno sarà il 2020".
ANNORANKING FINALE
2014812
2015370
2016300
2017212
2018107
201952
202032*
* Stagione non ancora conclusa
Chiamatelo occhio lungo, ma in effetti Sonego oggi è il numero 32 al mondo. Non ha mai smesso di aggiungere armi al suo repertorio: da terraiolo, dopo i quarti di Monte Carlo nel 2019, ha vinto il suo primo titolo ATP sull'erba nel 250 di Antalya - salvando un match-point contro Kecmanovic in finale - e dopo un ottimo Roland Garros reso magico da quel 19-17 nel tie-break (il più lungo nella storia della terra battuta) contro Fritz per i primi ottavi in uno Slam, ha dimostrato di poter competere anche sul cemento indoor. Era reduce da 10 sconfitte di fila sul veloce prima di Vienna e a metà febbraio si era impantanato in 11 ko consecutivi. Per rialzarsi Lorenzo ha usato la testa, come sempre.

Sonego, il 19-17 su Fritz nel tie-break più lungo sulla terra

La sua prima finale in un ATP 500, persa contro il tennista con più titoli in bacheca nel 2020, non scalfisce un percorso memorabile. Non doveva nemmeno esserci a Vienna dopo aver perso con Bedene nell'ultimo turno di qualificazioni, ma il forfait di Schwartzman è diventato un'opportunità da cogliere. Il 25enne l'ha fatto al volo regolando Lajovic, Hurkacz, Djokovic ed Evans. Il serbo, da numero 1 al mondo, non aveva mai perso contro un lucky loser: in assoluto il torinese è stato il quinto LL a piegare il re del ranking ATP dopo Sandon Stolle (contro Muster a Dubai nel 1996), Guillermo Canas (contro Federer a Indian Wells nel 2007), Borna Coric (contro Murray a Madrid nel 2017) e Jordan Thompson (contro Murray al Queen's nel 2017).
Questo e una serie di altri record rimarranno nella storia ed essi hanno ancor più valore per la portata dell'evento: Vienna 2020, complice la mancata concomitanza con Basilea, ha presentato il tabellone più duro degli anni 2000 in virtù di 6 Top 10 e 18 Top 30 sui 32 giocatori presenti. La standing ovation finale a Lorenzo Sonego è stata il tributo più giusto e il riconoscimento al lavoro di un tennista che non ha bisogno di copertine o sponsor per far parlare di sé. All'hype di certi suoi colleghi, Lorenzo ha preferito il low profile. Per arrivare ai massimi livelli nel tennis serve un mix perfetto, ma Sonego è la prova che niente conta più della testa.

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