A volte i vecchi proverbi sanno davvero cogliere nel segno: la vendetta è un piatto che va consumato freddo. Un anno esatto di attesa, per la precisione, e Daniil Medvedev può dirsi un uomo soddisfatto. Rafa Nafal infatti, 365 giorni fa, lo privava della prima vittoria alle ATP Finlas rimontando da 5-1 sotto nel 3° set ed annullando un match point. Un anno dopo, Medvedev, si prende la rivincita, privando Nadal della chance di provare a giocarsi un torneo mai vinto in carriera. Il tutto quando il maiorchino era sopra 6-3, 5-4 e servizio.

Il tennis va così, prendere o lasciare. Per una serata che, a dirla tutta, Nadal stava girando con un autentico mezzo miracolo. Già perché nel primo set Medvedev aveva dominato sotto tutti i numeri possibili: aveva servito meglio (80% prime in campo, 42% Rafa), aveva piazzato più vincenti (10-7), aveva fatto più ace (3-0), aveva avuto più palle break (3-1) e aveva anche perso meno punti sui propri turni di servizio (8-14), eppure a prendersi il parziale era stato Nadal; capace come un autentico predatore di stanare la propria preda sulle due singole, ma significanti, distrazioni concesse. Roba da cecchini, roba da chirurghi della racchetta. Roba da campioni, come Rafael Nadal.

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E così era riuscito a prodursi in una magia anche nel secondo set lo spagnolo. Sì perché vista sfuggire la chance, Medvedev, non si era affatto perso d’animo. Anzi, aveva continuato a giocare il suo tennis fatto di recuperi incredibili e angoli impossibili. Un tennis che l’aveva piuttosto rapidamente portato sul 4-1 e palla del 5-1. Ma che, ancora una volta, con un coup de théâtre, Nadal era riuscito a girare. Un game salvato, un break immediatamente recuperato, e voilà, Nadal non solo si era fatto di nuovo sotto, ma aveva anche piazzato il sorpasso con il break del 5-4. Insomma, il maiorchino si era ritrovato a servire per il match quasi a sorpresa. Ma Medvedev, sul baratro, ha ritrovato la sua illuminazione tennistica. E insieme a quella la strada per la vittoria.

Una serie di 3 risposte al limite del lisergico per controbrekkare Nadal a zero. E scatenarsi, da quel momento, nella stessa trama con cui aveva condotto sia il primo set che buona parte del secondo: dominante dal fondo.

Già perché la statistica più preziosa - e forse quella che riassume meglio di tutte la partita di entrambi - è questa: 117 punti giocati sul servizio di Nadal, 82 su quelli di Medvedev. Serve la traduzione? Nadal ha dovuto fare i numeri tutta la sera per rimanere in battaglia, mentre quando ha servito Medvedev si è in realtà giocato poco e niente.

Il grande ‘bluff’ di Nadal, fenomenale illusionista della racchetta, è venuto giù definitivamente a metà del terzo set, quando nel settimo game, sfinito, il maiorchino si è dovuto arrendere agli ennesimi recuperi e agli strepitosi angoli di Medvedev. Il russo se l’è però davvero dovuta sudare: più di 2 ore e mezza di battaglia per il 3-6, 7-6(4), 6-3 che rompe anche un piccolo record di Rafa. Lo spagnolo infatti non perdeva da 71 partite dopo aver vinto il primo set: l’ultimo a riuscire nell'impresa il signor Nick Kyrgios al 2° turno del torneo di Acapulco nel 2019.

Nadal deve dire così addio ai sogni di gloria di un torneo che resta tabù; e che mai come quest’anno aveva giocato al top e nutrendo concrete speranze di vittoria, visto anche il numero ridotto di match con cui si era presentato a questo appuntamento, solitamente teatro di un finale di stagione con i serbatoi ridotti al minimo.

Di contro si conferma così la recente natura rivoluzionaria delle Finals, che da 5 anni ormai hanno anticipato il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo: nessuno dei Fab3 vince infatti dall’edizione del 2015 conquistata da Djokovic, con Murray, Dimitrov, Zverev e Tsitsipas a susseguirsi in un finale d’anno ricco di sorprese e che anche in questa stagione vedrà un nuovo ed inedito Maestro: Daniil Medvedev o Dominic Thiem.

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