Daniil Medvedev versione 2019. Rieccoci. Dopo un 2020 di grande attesa a lungo disillusa, il tennista russo è decisamente uscito dal torpore che in questa stagione l’aveva contraddistinto fino a Parigi Bercy. Come se l’annata particolare avesse interrotto un processo lanciato; come se per far ripartire la sua macchina produttiva tennistica, Medvedev avesse avuto bisogno di una lunga rincorsa. Com’è o come non è, da Parigi Bercy in poi, il russo ha dato la sensazione di essere tornato quel tennista. Quello dell’infinita estate americana; quello del magico autunno indoor di un anno fa. Quello talmente scatenato da essere arrivato a questo torneo, l’anno scorso, privo di forze. Ecco, un anno dopo Medvedev pare essere tornato per prendersi quel che in tanti attendevano da lui già 365 giorni fa. Testimone del suo show, il numero 1 del mondo Novak Djokovic.

Nel match che chiudeva la seconda tornata del Gruppo Tokyo 1970, il serbo è stato letteralmente spazzato via dalla solidità dal fondo di una macchina apparsa stasera senza difetti. Medvedev si è imposto con un abbastanza fragoroso 6-3 6-3 che fa notizia non tanto per la dimensione del punteggio, quanto piuttosto per come questo è stato costruito. Chiariamoci meglio.

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Dal 3-2 Djokovic del primo set, Medvedev ha infatti costruito un parziale di 7 giochi a 0: quattro per prendersi il primo set più tre per costruirsi il gap anche nel secondo. E qui dentro, Djokovic, non ha trovato soluzioni per bloccare la furia dell’avversario.

Anzi, decisamente scarico, il n°1 del mondo si è intestardito nella ricerca eccessiva della palla corta o della discesa verso la rete: come a volersi chiamare fuori dallo scambio, come al non voler necessariamente entrare in una battaglia dal fondo percepita come lunga e complicata (come ad esempio erano stati proprio i primi 5 game della partita). In una parola? Resa.

Una sorta di bandiera bianca, quella di Djokovic, che specialmente dopo aver perso il primo set – e quindi la possibilità di qualificarsi matematicamente alla semifinale già stasera – l’ha data semplicemente su: consapevole di avere un avversario per una notte più forte, così come di non dover sprecare energie per un’eventuale vittoria al terzo che non avrebbe cambiato il suo destino, ovvero giocarsela con Zverev venerdì prossimo.

Al tempo stesso, questa, una medaglia al valore di Medvedev: bravo a prendersi la semifinale e a essere percepito, per la solidità espressa dal fondo così come al servizio, come un ostacolo troppo tosto persino per Djokovic. Il punteggio ne è appunto poi miglior testimone: 6-3 6-3 in poco più di un’oretta.

Verdetti

La vittoria di Medvedev porta dunque dei chiari verdetti: il russo si qualifica da primo nel girone; ed attenderà così il vincente del match-spareggio di domani tra Nadal e Tsitsipas. In egual misura c’è anche l’avversario di Dominic Thiem: sarà appunto uno tra Novak Djokovic e Sascha Zverev, che si giocheranno venerdì il secondo posto del Gruppo Tokyo 1970. La vittoria di Medvedev, infine, elimina matematicamente anche Schwartzman, aggrappato prima di questa partita a una flebile speranza.

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