In un’epoca in cui la comunicazione è diventata più importante del contenuto, dove la celebrità è regolata da meccanismi a tratti incomprensibili, almeno per chi ha conosciuto il mondo prima dell’avvento del digitale, la vittoria delle ATP Finals di un anti-personaggio è una ventata d’aria fresca per chi ancora preferisce la sostanza alle apparenze.
E dire che Daniil Medvedev, classe febbraio del '96, avrebbe tutte le carte in regola per poter sfondare oggi: bravo, vincente e dotato di un gran sense of humor. Chi è appassionato di aneddoti intorno al tennis, di quelle storie che fanno colore, di cose alla "check her blood pressure" à la Maria Sharapova per intenderci, Daniil Medvedev l’ha adottato almeno da un annetto. Indimenticabile infatti la sua love story nei primi turni dello US Open 2019 con il pubblico newyorchese, di cui avemmo già opportunità di raccontare. Un anno dopo però il suo approccio al tennis – e alla vita – non è cambiato. E nemmeno il successo più prestigioso della sua ancor giovane carriera ne ha mutato il carattere: Daniil Medvedev è e resta un anti-personaggio.
ATP, Halle
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Non importa aver conquistato il titolo di Maestro del 2020; e non importa nemmeno essere riuscito a farlo diventando il primo in 50 anni di storia a battere n°1, 2 e 3 del mondo nella stessa edizione. Nemmeno se questi sono Djokovic, Nadal e Thiem. No. Tutto normale. Basta una smorfia, quasi a voler dire “beh, e che ci vuole”.
Di certo ci è voluto del tennis. E parecchio. Specie in un’edizione che di così eccellente livello non si vedeva da tempo. Perché non è un caso che queste siano state le Finals più equilibrate mai registrare nell’epoca recente; e con così tante partite da ricordare: Thiem-Nadal, Nadal-Tsitsipas, Medvedev-Djokovic, Thiem-Djokovic, Medvedev-Nadal e naturalmente le 2 ore e 42 minuti della finale Thiem-Medvedev, la più lunga di sempre in questo torneo. Il non essere arrivati prosciugati dalla solita stagione logorante ha sicuramente contribuito ad alzare il livello dello spettacolo, che unito a un Djokovic probabilmente non nella sua miglior versione possibile, ha fornito un torneo il cui pathos è stato per una settimana di altissimo livello. La divagazione era necessaria per inquadrare dunque il contesto; e nel contesto alla fine più di tutti ha pagato l’anti-estetica di Medvedev.
Già, perché oltre che anti-personaggio, il russo per il grande pubblico televisivo, l’unico per cui di fatto è esistita della competizione in questo 2020, gioca un tennis che è anche anti-estetico. O forse sarebbe più corretto definirlo non convenzionale. Certamente unico e poco riproducibile. E dunque, paradossalmente, difficilmente dimenticabile. Dalle corse ingobbite al portamento dei colpi, da quella sua capacità di trovare angoli impossibili appoggiandosi al peso di palla degli avversari, Medvedev gioca un tennis la cui estetica è meno intelligibile da casa, dove il gioco è appiattito dalla natura del mezzo. Per comprendere il russo, per ammirarne le capacità balistiche, bisogna vederselo davanti agli occhi: è dal vivo dove Medvedev lascia realmente stupiti, se non altro per la capacità che un gigante di 2 metri ha nel muoversi sul campo e trovare quel tipo di soluzioni che è in grado di giocare.
Verrebbe da dire, insomma, che Medvedev è un giocatore non banale. Nell’approccio sia al tennis che al contorno; e non banali sono diventati anche i suoi risultati, che a lungo in questo 2020 sono stati sotto le aspettative rispetto a dove aveva lasciato nel 2019, ma che nel finale di questa particolare stagione hanno restituito un tennista che davvero pare avere tutte le carte in regola per prendersi il comando del circuito. A differenza degli exploit degli ultimi 3 anni – Dimitrov, Zverev e Tsitsipas – Medvedev, se in condizione fisica, è completo sotto ogni aspetto: tecnico e mentale, come dimostrato dalle due vittorie in rimonta contro avversari che rimonte non ne avevano subite praticamente mai da più di un anno a questa parte; ovvero Nadal e Thiem. Insomma, a Daniil Medvedev potreste davvero dover fare l’abitudine. E credeteci: potrebbe andar peggio. A meno che voi non lavoriate come fotografi. Allora lì, sì, siete realmente scusati.
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