Il mondo del tennis s'interroga o almeno quello degli appassionati. Novak Djokovic fa la proposta dopo la vittoria su Schwartzman, gli altri prendono posizione: partite al meglio dei tre o dei cinque set negli Slam? Al serbo viene chiesto se il passaggio, avvenuto nel 2008, dai cinque ai tre set nell’atto conclusivo delle Finals e dei Masters 1000 non tolga l’opportunità ai tennisti di prepararsi per gli incontri Slam o se piuttosto non sia il momento di passare al due su tre in tutti i tornei. Il Djoker non ha dubbi: "Sono un sostenitore del due su tre dappertutto, anche se, ovviamente, gli Slam sono sempre stati al meglio dei cinque set. Essendo storicamente così, non so se ci sia la possibilità di cambiare. Il motivo è che, secondo me, abbiamo abbastanza tornei, abbastanza incontri durante l’anno. Abbiamo la stagione più lunga fra tutti gli sport nel mondo, dal primo gennaio alla fine di novembre. Ci sono tornei letteralmente ogni settimana".

Non vedo motivo per giocare al meglio dei cinque set, anche se è una tradizione. Credo che il tempo di attenzione degli appassionati, specialmente dei giovani, sia minore
Roland Garros
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11/10/2020 A 15:51

È quindi lecito supporre che questo sarà uno dei cavalli di battaglia della PTPA, l’associazione dei giocatori creata la scorsa estate dallo stesso Djokovic: "Ogni volta che qualcuno ne parla mi sembra che non ci sia appoggio, non tanta volontà di affrontare la questione e pensare in modo strategico alle cose che possono attrarre un pubblico più giovane. Così, per migliorare davvero il prodotto tennis dal punto di vista commerciale e del marketing dobbiamo adattarlo alle giovani generazioni. Sfortunatamente, c’era una statistica un po’ impressionante, secondo cui l’età media degli appassionati di tennis nel mondo è di 61 anni".

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Noi cerchiamo di fare gli avvocati del diavolo, o semplicemente il nostro mestiere, rispondendo che lo studio in questione (quello di Nielsen) in realtà riguardava gli spettatori statunitensi, esclusivamente televisivi e di tutti gli sport. Un dato parziale, insomma, perché il mondo non è chiaramente composto solo dagli USA e lo sport, tennis compreso, si guarda sempre di più fuori dalla TV, sulle piattaforme dedicate digitali e di streaming. Al di là della statistica dei 61 anni da prendere dunque con le pinze, c'è poi un altro discorso ed è quello della tradizione.

Nadal

Sono assolutamente contrario. Le partite al quinto fanno la differenza e poi fanno parte della storia del nostro sport. Devi essere più forte mentalmente, più forte fisicamente, restare solido a lungo per due settimane

"Per i Masters 1000 back to back aveva senso cambiare, ma per gli Slam no. Abbiamo un giorno di riposo fra un match e l’altro. Penso davvero che si dovrebbero conservare i tre set su cinque".

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Zverev

"Non cambi la storia del tennis in questo modo. L'abbiamo fatto per la Coppa Davis, abbiamo visto il risultato. Il tennis è uno sport fisico. È per questo che ci alleniamo e andiamo in palestra. I tornei del Grande Slam devono rimanere sui cinque set per sempre".

Thiem

"È perfetto com'è adesso. I Grandi Slam dovrebbero rimanere al meglio dei cinque set. È tradizione, è sempre stato così, li rende davvero speciali".

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Medvedev

"Ho visto che Nadal e Djokovic hanno risposto esattamente l’opposto! Quindi sono in difficoltà... Io mi trovo meglio a giocare sui due su tre quindi sceglierei quelli per le mie caratteristiche, anche se non credo che molti sarebbero d’accordo...".

Pro e contro

La soglia dell'attenzione, soprattutto per le nuove generazioni, è sempre più bassa e uno spettacolo di cinque ore può risultare poco attraente. Sono stati fatti dei tentativi per trovare nuove formule, come alle Next Gen ATP Finals, ma le nuove regole non hanno trovato consensi. La stagione tennistica è logorante e può portare a tanti infortuni, ma stravolgere gli Slam sarebbe davvero la soluzione? In fondo, le osservazioni di Nadal e Zverev non sono peregrine: nei cinque set ha la meglio il giocatore più forte, non c'è spazio per le sorprese, proprio per una questione fisica e mentale come dice Rafa. Allo stesso tempo la Coppa Davis, così come la conoscevamo, è morta come sostiene Sascha.

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Siamo disposti a rinunciare a tutto questo?

Infine, dobbiamo tutti porci una domanda? Siamo disposti davvero a rinunciare allo spettacolo di partite come queste? Facciamo un elenco assolutamente parziale con le prime che ci vengono in mente.

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La targa per ricordare il match Isner-Mahut

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Il celebre match Isner-Mahut, di scena a Wimbledon nel 2010, guida la classifica dei match più lunghi della storia (11 ore e 5 minuti). Anderson-Isner, sempre a Wimbledon ma nel 2018, durò 6 ore e 36 minuti e si potrebbero fare tanti ulteriori esempi. L'ultimo? Giustino-Moutet (6 ore e 5 minuti) per una favola parigina tinta d'azzurro. E voi come la pensate?

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