La notizia risale alla scorsa estate, ma con l’avvicinarsi del nuovo anno e la off-season in pieno svolgimento, la testa di tanti appassionati è già al ‘nuovo’ Australian Open 2020. ‘Nuovo’ in quanto la rivoluzione tecnica iniziata lo scorso anno, con il cambio di fornitore tecnico di palline da Wilson a Dunlop, proseguirà in questa nuova edizione con la novità più importante: il cambio di superficie.

No, non si tornerà di certo a giocare sull’erba, superficie che fino al 1987 è stata la casa dell’Australian Open, ma dopo 11 anni esatti sul Plexicushion fornito dagli americani di ‘California Sports Surfaces’, a Melbourne Park si passerà al Greenset degli spagnoli ‘Greenset Worldwide’.

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Cosa cambierà in sostanza? Beh, questo è ancora tutto da vedere. E solo il prossimo Australian Open potrà darci qualche risposta. Intanto in senso estetico non succederà nulla. Si resta sul quel blu che ormai dal 2008 caratterizza appunto l’Open di Australia. Poi c’è da vedere come il Greenset saprà adattarsi alle sempre particolari temperature australiane.

Novak Djokovic - Australian Open 2019

Credit Foto Imago

Il Greenset, per intenderci, è una superficie assolutamente conosciuta per chi segue con costanza il tennis o lo pratica. L’azienda è uno dei leader globali nella fornitura di superfici tennistiche e nell’ultimo mese di novembre è stata praticamente la superficie dove avete visto tutto il tennis che contava: il Masters 1000 di Parigi Bercy, le NextGen Finals di Milano, le ATP Finals, le finali di Coppa Davis. Qualche curiosità in più certamente la si avrà per vedere come funzionerà nell’outdoor australiano.

Non certo una novità in generale. A Tennis Australia non sono chiaramente impazziti: il Greenset è già presente in tantissimi eventi outdoor sia nel circuito ATP che WTA, ma l’Australian Open resta un esempio particolare proprio appunto per le particolari condizioni meteo: può subire un’escursione termica di quasi 20 gradi – non sono una novità le giornate a 40°C e le serate che crollano intorno ai 20°C – e la differenza tra i campi laterali scoperti e quelli coperti per la velocità della superficie è stata confermata dagli stessi tennisti in varie conferenze stampa post gara in più di un’occasione.

Resta da capire se effettivamente il torneo subirà un rallentamento oppure no. Lo scorso Australian Open, secondo una ricerca del sempre attento portale Tennis Abstract (i dettagli li potete trovare a questo link), è stato il più veloce degli slam del 2019 e in generale uno dei tornei più veloci dell’anno. Probabile sia stato più che altro l’effetto del cambio di palline, ma la combinazione quest’anno con il cambio anche del fornitore della superficie sarà altrettanto interessante e senza dubbio un tema di discussione fin dai primi giorni delle qualificazioni.

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