Anche questo sarà un anno particolare per il tennis. L’avvicinamento all’Australian Open l’ha già messo sotto gli occhi di tutti, con una stagione iniziata e poi interrotta per due settimane; il tempo necessario per permettere che esistesse sul serio tutto ciò che stiamo iniziando a vedere in questi giorni in quel di Melbourne Park. Sarà – in teoria – anche un anno Olimpico. Sarà certamente un anno con degli stravolgimenti – il torneo di Indian Wells il caso più evidente. E al di là di tutte le situazioni logistiche e di calendario, sarà un anno con tanti interrogativi dal punto di vista sportivo.

Uno di questi, inevitabile, anche - e viene da dire soprattutto – in questa stagione, sarà legato all’eterna questione nel record di titoli dello slam. Con il successo lo scorso ottobre all’ultimo Roland Garros, Rafael Nadal ha agguantato infatti Roger Federer in vetta alla classifica con 20 slam. E vista l’assenza più o meno forzata dello svizzero qui in Australia, i riflettori passano inevitabilmente sullo spagnolo e sul “padrone di casa” Novak Djokovic.

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Rincorsa e posizione n°1 ATP: la pressione è su Djokovic

Se il serbo è infatti ancora una volta in grande favorito della vigilia – e non potrebbe essere altrimenti visti gli incredibili numeri: 8 successi nelle ultime 13 edizioni, la prima nel 2008 e l’ultima nel 2020 – nella contrapposizione tra i due spicca forte la necessità di valutare alcuni aspetti importanti.

In primis la pressione. Un punto certamente che pesa di più dal lato di Djokovic. Il serbo ha più volte dichiarato in carriera come l’obiettivo sia quello di terminare “davanti a tutti” in questa piccola “gara dei record”; e il primo slam del 2021 da questo punto di vista rappresenta un passaggio importantissimo per il raggiungimento di questo traguardo. Intendiamoci chiaramente: è Djokovic più di Nadal ad aver bisogno di vincere ancora una volta qui in Australia per accorciare sui due di testa – il serbo è a 17, -3 dalla vetta – ma anche per mantenere quel vantaggio in vetta alla classifica ATP di n°1 del mondo. Pare un dettaglio, ma l’anno di pandemia ha contribuito a mantenere Nole nella posizione di leadership senza troppo soffrire: tant’è che Djokovic è ormai vicinissimo al record di 310 settimane in testa alla classifica ATP detenuto da Roger Federer. Djokovic difende però il titolo in Australia e Nadal gli è alle calcagna. Nole ha insomma bisogno di riconfermarsi, anche se il prolungamento delle regole “pandemiche” sul calcolo del ranking sono state estese fino al 1° marzo 2021 (ovvero non si perdono i punti dell’anno precedente): data in cui Djokovic eguaglierebbe Federer nelle 310 settimane da n°1 del mondo.

Una sola finale vinta su 5: per Nadal, Melborune è un mezzo tabù

Dall’altra parte c’è un Nadal che in qualche modo deve provare a sfatare ciò che per lui è sempre stato un piccolo tabù: Melborune Park. L’unica vittoria qui del maiorchino resta nel lontano 2009: 12 anni fa. Mai come all’Open d’Australia inoltre Nadal ha incassato sconfitte in finale: ben 4; di cui 2 proprio con Djokovic (2012 e 2019), una con Federer (2017) e una con Wawrinka (2014). E’ insomma lo slam da sempre più amaro per il maiorchino, che per quanto abbia ottenuto risultati invidiabili ha sempre dato la sensazione di essere più vulnerabile qui, nelle prime uscite dell’anno, rispetto a qualsiasi altro major, dove il conto delle finali è decisamente più favorevole (13-0 Parigi, 2-3 Wimbledon, 4-1 US Open).

Novak Djokovic e Rafael Nadal, cerimonia di premiazione Australian Open 2019

Credit Foto PA Sport

Più degli altri anni però queste particolari condizioni in cui si arriva lasciano aperto il punto interrogativo. Persino un integralista delle proprie tradizioni come Nadal si è dovuto ad esempio adattare al fatto di dover giocare nella settimana prima dello slam: mai l’aveva fatto nella sua lunga carriera, ma il periodo di quarantena che ha di fatto impedito a tutti di avere una classica preparazione fisica ha obbligato anche Nadal ad entrare in campo in questi giorni per l’ATP Cup. E sebbene sia un format tutto sommato tranquillo, anche questa è una novità.

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Incognite australiane

Il resto, qui dentro, sarà dato dalle solite enormi quantità di variabili: il meteo, ovvero in che tipo di giornate si giocherà e quando – tra diurno e serale c’è la consueta enorme differenza all’Australian Open – così come la capacità di eventuali e probabili outsiders di presentarsi come seri contendenti. Il clan russo guidato da Medvedev in primis. Ma forse e soprattutto questo, al di là delle ambizioni nella gara a due davanti tra Djokovic e Nadal, sarà il torneo di chi meglio riuscirà ad adattarsi a questi stravolgimenti. L’arrivare di fatto privi di una classica preparazione sarà un fattore, così come lo sarà più che mai quest’anno, almeno nei primi turni, il sorteggio. C’è infatti una lista di 72 tennisti – tra maschile e femminile – che negli ultimi 15 giorni è stato completamente bloccato dalla cosiddetta ‘hard-quarantine’ dentro la propria stanza di albergo. Sfidare un paio di questi piuttosto che un paio di tennisti che hanno potuto beneficiare del regime più controllato – un paio d’ore di campo + palestra – potrebbe sicuramente far differenza.

Chissà se Djokovic e Nadal avranno prestato attenzione a tutti questi dettagli nella loro battaglia che alla fine di questo 2021 ci darà probabilmente un’indicazione più chiara di quella gara a cui tutti continuano a guardare. Perché se è vero che Thiem a New York ha incrinato un po' l’egemonia, gli occhi di tutto il mondo continuano a rimanere su questi due. Nell’attesa – e speranza – che anche il terzo torni a far scrivere di cose di campo.

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