Prima ancora di incominciare rispondiamo subito alla domanda più importante: che cosa c’è di certo al momento? Niente. Non si sa ancora come e quando si giocherà l’Australian Open. Ci sono però delle indiscrezioni piuttosto attendibili. Sono state raccolte principalmente dai colleghi francesi dell’Equipe prima e dai media australiani poi, che hanno di fatto avuto accesso alle e-mail che il CEO del torneo Craig Tiley ha inviato ai giocatori con le linee guida di massima sul prossimo Open D’Australia.

All’interno di questa comunicazione, rimasta ancora informale, tutta una serie di dettagli piuttosto precisi che lasciano pensare davvero che il torneo possa iniziare il prossimo 8 febbraio. E dunque con 3 settimane esatte di ritardo rispetto all’iniziale data prevista dal calendario: lunedì 18 gennaio. Alcuni giornalisti britannici sostengono ancora la possibilità che alla fine si riesca a trovare un compromesso per iniziare l’1 febbraio, dunque soltanto due settimane dopo la data inizialmente stabilità: un’ipotesi però meno probabile visto le difficoltà organizzative che si stanno trovando.

Australian Open
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30/12/2020 A 15:32

Qual è il problema principale?

Quello che non si può ancora entrare in Australia. Dal sito ufficiale del governo australiano le frontiere con l’estero resteranno chiuse almeno fino al 17 dicembre 2020, ma il provvedimento sarà quasi certamente esteso. In Australia infatti è bandito tuttora anche lo spostamento tra singoli stati dentro il paese – (ad esempio un cittadino di Melbourne, stato di Victoria, non può andare a Sydney, stato del New South Wales) – e questa restrizione dovrebbe cadere definitivamente soltanto dal prossimo 25 dicembre. Questo significa che in Australia al momento possono entrare solo:

  • i cittadini australiani
  • i residenti
  • i famigliari più stretti di cittadini e/o residenti
  • i viaggiatori che sono stati in Nuova Zelanda nei 14 giorni precedenti

I dirigenti dell’Australian Open hanno a lungo lavorato con le autorità – e tutt’ora lo stanno facendo – per trovare una soluzione a questo problema. E da quello che è emerso pare ci siano riusciti creando una finestra di arco temporale che permetta ai giocatori l’ingresso il prossimo gennaio in determinate date.

Il piano emerso fin qui: partire l'8 febbraio

Stando ancora alle indiscrezioni raccolte dal The Age comunicate come linea di massima dagli organizzatori ai tennisti, i giocatori dovrebbero raggiungere Melbourne con degli appositi voli charter dal 15 al 17 gennaio. Dopodiché dovranno necessariamente sottoporsi a una quarantena di 14 giorni.

Una volta dentro questa procedura, non sarà un ‘liberi tutti’ ma è stata studiata una “bolla” piuttosto dettagliata. Ai giocatori sarà concesso di uscire dai rispettivi alloggi per un massimo di cinque ore al giorno, inclusi i momenti dedicati all’allenamento. Ogni giocatore potrà portare con sé soltanto un membro dell’equipe al giorno sul campo di allenamento e non deve necessariamente essere la stessa persona ogni giorno. Ciascun giocatore sarà accoppiato a un altro per gli allenamenti, e in caso di positività al Coronavirus di uno dei due, l’altro sarà costretto all’isolamento. I tamponi, poi, verranno effettuati nel giorno 1, 3, 7, 10 e 14 del torneo.

Novak Djokovic all'Australian Open in una foto dall'alto

Credit Foto SID

E le qualificazioni?

Al momento è un altro tema molto caldo. Lo stato di Victoria, dove c’è la Melbourne città sede del torneo, a oggi non permette partite ufficiali fino al 1° di febbraio. Basta dunque un breve calcolo matematico: se i giocatori arriveranno al massimo entro il 17 gennaio e dovranno stare fermi 14 giorni, prima di domenica 31 gennaio non sarebbero tutti liberi. Dall’1 febbraio si partirebbe dunque subito con le qualificazioni e senza nemmeno un singolo giorno di attività agonistica completa? E con anzi un massimo di 4 ore di allenamento al giorno? (2 sui campi e 2 in palestra quelle massime consentite dentro la bolla della quarantena di 14 giorni).

Resta questo uno dei principali problemi, per il quale è al vaglio – ma qui siamo di nuovo alle indiscrezioni – l’ipotesi di qualificazioni giocate fuori dall’Australia. Doha o Dubai le destinazioni più probabili, dove a spese di Tennis Australia si terrebbe il torneo di qualificazione. L’altra ipotesi invece è tale e quale all’ultimo US Open: non disputare il torneo di qualificazione.

Paolo Lorenzi - Australian Open 2018

Credit Foto Getty Images

Che ne sarà degli altri tornei?

Altra questione ancora spinosa al vaglio è il destino degli altri tornei dovuto allo slittamento del calendario. Lo spostamento del torneo all’8 febbraio significherebbe compromettere nel maschile i tornei europei indoor, tra cui l’ATP 500 di Rotterdam e la stagione sudamericana del rosso; così come tornei importanti nel femminile come Doha. Anche il torneo di Dubai – che nel maschile è ATP 500 e nel femminile addirittura WTA 1000 (il vecchio Premier5) – si ritroverebbe a dover iniziare il giorno dopo la finale dell’Australian Open. Evidente come tutto ciò abbia degli enormi interessi, che i vari enti stanno provando a gestire: c’è Tennis Australia da una parte e ci sono ATP e WTA dall’altra. A differenza di quanto deciso dal Roland Garros però lo scorso anno in maniera unilaterale e senza consultazioni, qui c’è comunicazione tra le parti. E anche per quello è complicata la gestione. Una decisione definitiva sembra possa essere presa a breve in seguito a ulteriori contatti tra ATP e WTA e giocatori professionisti.

Che ne è del pubblico?

Se si giocherà (e al 98% si giocherà), l’Australian Open sarà certamente a porte chiuse. Dunque anche in questo caso addio agli spettatori. Quel che sembra diverso però a differenza degli altri slam è nella conferma del prize money dell’anno scorso: il torneo avrà un montepremi di 71 milioni di dollari australiani (circa 43 milioni di euro), come dunque l’edizione 2020.

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