E’ Sofia Kenin la vincitrice dell’Australian Open 2020. La 21enne tennista americana conquista il suo primo titolo slam alla prima finale, superando nell’ultimo atto Garbine Muguruza per 4-6, 6-2, 6-2.
Viene da affermare “vittoria meritata” di Sofia Kenin. E non solo per quanto visto oggi. Casomai, quanto visto oggi, è stato la somma di un torneo giocato con il ghiaccio nelle vene. Basti guardare la conversione delle palle break di Garbine Muguruza anche in questa finale: 2 su 12. Di queste, tantissime, più che demerito della spagnola, sono state merito di Sofia Kenin che nei momenti chiave non ha veramente mai tremato. Anzi, ha tirato fuori il suo miglior tennis.
Non una qualità da tutte. Specialmente nel tennis femminile, dove molto spesso si vedono anzi in queste situazioni i più classici dei ‘drammoni’ in salsa WTA. Sofia Kenin non appartiene a questa categoria. O almeno non ha dato l’impressione di appartenerci in questo Australian Open, dove ha giocato con i nervi saldi e il ghiaccio nelle vene praticamente tutte le situazione delicate di queste due settimane. Un’enormità di palle break salvate; i 4 set point cancellati alla n°1 Barty in semifinale; i game recuperati da 0-40 oggi a Garbine Muguruza.
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Già, perché decisiva è stata proprio una risalita della Kenin a metà terzo set, quando con 3 palle break consecutive da dover fronteggiare l'americana ne è venuta fuori da autentica campionessa con fior di vincenti. Una spallata alla partita che ha steso persino una Muguruza che in questo torneo sembrava ritrovata dal punto di vista mentale; e a cui la spagnola aveva trovato modo di mettere un freno già nel primo set, quando una situazione identica le aveva cancellato il vantaggio conquistato. Non è stato così nel quinto game del terzo set, autentico spartiacque di una finale a quel punto girata dalla parte della Kenin.
Eppure la spagnola aveva iniziato bene: precisa dal fondo, spesso in comando dello scambio, aggressiva in risposta. La Kenin però non ha mai dato un singolo segnale di sofferenza all’iniziale dominio di una Muguruza tendenzialmente sì più forte dal punto di vista tennistico, ma non da quello mentale.

Garbine Muguruza sconsolata durante la finale dell'Australian Open 2020

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Kenin infatti ha semplicemente rifiutato il concetto di sconfitta. L’americana non è mai uscita da questa finale nemmeno per un secondo; e dopo aver visto sfuggire il primo set per 6-4, ha proseguito sul proprio piano di battaglia. Grandi recuperi dal punto di vista difensivo, enorme dedizione nell’approccio alla partita, grandissimo sacrificio dal fondo e una sostanziale resistenza che alla fine ha scardinato anche quelle ritrovate certezze della Muguruza.
La spagnola infatti è andata fuori giri a inizio secondo set; e non si è più pienamente ritrovata. Un livello tornato alto per la Muguruza a inizio terzo set, ma con la Kenin ormai convinta di potersi portare via tutta la posta, alla fine la spagnola si è dovuta arrendere.
A trionfare dunque è la giovane Sofia Kenin, con un finale scritto per 4-6 6-2 6-2 che le regala il primo titolo slam a 21 anni e la porta a diventare non solo la nuova n°7 del mondo, ma anche la prima statunitense della racchetta femminile davanti a sua maestà Serena Williams.

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Chi lo sa che questa Kenin non possa diventare una nuova certezza per il tennis. Se la fame e la capacità di giocare forte i momenti chiave resteranno tali nel corso delle stagioni come in questo torneo, allora davvero il tennis femminile potrebbe aver trovato una nuova serissima pretendente al trono. Nel mente però meglio non correre troppo. Il trionfo di Sofia Kenin è infatti l'undicesimo nome differente a laurearsi campione negli ultimi 13 tornei dello slam (Williams, Ostapenko, Muguruza, Stephens, Wozniacki, Halep, Kerber, Osaka, Barty e Andreescu gli altri). Una democrazia tennistica che, alla fine, continua a potersi leggere come un sostanziale vuoto di potere.

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