L’altro giorno Matteo Berrettini, nella nostra intervista esclusiva, ce l’aveva anticipato: non vedo l’ora di risentire il boato nel pubblico. Oggi Martin Pakula, ministro dello sport dello stato di Victoria, in Australia, in una conferenza congiunta insieme a Craig Tiley, direttore dell’Australian Open, ha dato di fatto l’ufficialità finale delle cose: "Non sarà come negli anni precedenti, ma sarà uno degli eventi sportivi internazionali con più pubblico degli ultimi mesi".
Adesso infatti ci sono anche i numeri: l’apertura dei cancelli di Melbourne Park per l’inizio del prossimo Australian Open dall’8 febbraio permetterà l’accesso di 30.000 tifosi al giorno, circa il 50% della capienza complessiva dell’impianto.
Era già stato venduto circa il 25% dei biglietti (sempre in rapporto alla capienza totale) con l’obiettivo dichiarato di spingersi fino al 75%. La mediazione con le autorità sanitarie ha imposto lo stop alla metà della capienza complessiva. Da monitorare dunque a questo punto solo la vendita dei biglietti per l’evento: se saranno completamente esaurito, l’Australian Open potrà dirsi frequentato in questa edizione da un totale di poco meno di 400mila persone nel corso delle due settimane di torneo.
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Davvero niente male. Per fotografie di cui abbiamo avuto una piccola preview nell’esibizione di qualche ora fa ad Adelaide, dove le immagini del pubblico sugli spalti e senza mascherina hanno fatto il giro del mondo. Immagini che hanno dimostrato l’efficacia delle drastiche politiche di contenimento adottate dall’Australia, aiutate – ovviamente – da due punti assolutamente fondamentali da ricordare nella ricetta del loro successo: la scarsa popolazione complessiva del territorio – (l’Australia ha un territorio enorme e addirittura 3 ore di fuso orario tra una costa e l’altra, ma solo 25 milioni di abitanti – meno della metà dell’Italia); e il fatto che chiunque voglia raggiungere l’Australia ha minimo 5 ore di volo dal Paese straniero più vicino. Insomma, geofraficamente un po’ più facile chiudersi dentro ed evitare contatti rispetto a qualsiasi altra grande nazione del mondo.
Detto questo la ricetta ha funzionato, e per l’Australian Open torneremo a vedere i tifosi. Pubblico che dal nono giorno di torneo poi, ovvero dai quarti di finale, sarà ridotto ulteriormente a 25.000 spettatori al giorno: metà per la sessione diurna (12.500); e metà a quella serale. Occhio però a questo dettaglio: considerando che dal day 9 – il primo riservato ai quarti – i match di singolare si giocheranno soltanto sulla Rod Laver Arena, la presenza di pubblico per gli incontri decisivi del torneo sarà importante, sicuramente superiore al 50% della capienza del campo principale di Melbourne Park che può contenere 15.000 spettatori e dunque si avrà la sensazione di stadio pieno. “La Rod Laver Arena, andando verso la fine del torneo, avrà un’atmosfera incredibile” ha infatti anticipato il ministro Pakula.

I dettagli: impianto diviso in 3 zone

Per consentire un afflusso più ordinato ma soprattutto per questioni di sicurezza – se uno spettatore dovesse risultare positivo, il tracking di una sola zona sarebbe più semplice – Melbourne Park verrà suddiviso in tre zone adiacenti allo stadio di riferimento: la Rod Laver Arena Zone, la Margaret Court Arena Zone e la John Cain Arena Zone (ex Melbourne/Hisense Arena, secondo stadio dell’impianto per capienza). Gli spettatori non potranno dunque spostarsi da una zona all’altra, così come sarà rispettata severamente la separazione tra giocatori e tifosi per preservare la sicurezza degli uni e degli altri. Niente autografi o contatti ravvicinati con i tennisti dunque, unico prezzo da pagare per un torneo che, finalmente, dovrebbe riavvicinarci un po’ alle immagini a cui siamo stati sempre abituati.

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