Vincere, come in uno slam non aveva mai vinto prima. Una versione inedita, per regalarsi l’ottavo sigillo su 8 finali raggiunte. Novak Djokovic non poteva scegliere una maniera più iconica per regalarsi il diciassettesimo titolo dello slam, l’ottavo qui all’Australian Open: trionfare completando una rimonta.

Dominic Thiem ci ha provato e ha regalato una grande finale: lottata e di altissima qualità balistica, dimostrando di essere non solo un grande giocatore, ma anche un serissimo e degno avversario anche per i “più grandi”. Poi, però, i fenomeni, sanno sempre trovare ‘un qualcosa’.

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Difficile dire cosa sia stato per Djokovic oggi, che ha inizato questa finale alla grande ma si è ritrovato poi quando pensava di aver già piazzato il primo solido mattonino per il completamento della scalata, di fronte a un percorso decisamente più ripido di quanto pensasse.

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Sì perché dopo aver preso un ‘cazzottone’ nel primo set che avrebbe chiuso all’angolo tanti – se non quasi tutti – Dominic Thiem ha saputo reagire a un doppio fallo che aveva consegnato a Djokovic il primo parziale per 6 giochi a 4. Si badi bene, un primo set in cui l’austriaco aveva già fatto vedere un grandissimo livello, rientrando per giunta da 1-4 a 4-4 recuperando il break a un Djokovic lanciatissimo, ma che era sfuggito appunto nel momento di maggior pressione con il più sciagurato dei doppi falli.

Eppure Thiem era stato in grado di esserci, di legittimare lì la sua presenza, di non mollare di un centimetro il proprio piano battaglia e di obbligare Djokovic non solo alla maratona... Ma addirittura alla rimonta, assoluto inedito nelle finali slam per la carriera del serbo.

Nel secondo e terzo set infatti Thiem è salito in cattedra mostrando quel livello di tennis che già si era visto contro Rafael Nadal, ad esempio. E Djokovic, dal canto suo, veniva risucchiato dall’improvviso vortice del calo della propria condizione fisica. Recuperi più difficoltosi, servizio meno incisivo; un’evidente difficoltà nel reggere dal fondo il gioco dell’austriaco per una trama dunque decisamente imprevedibile viste le premesse. Per arrivare a questa partita infatti Thiem era stato in campo 6 ore più del serbo – 18 e spicci contro le 12 e spicci di Djokovic, ma l’andamento di secondo e terzo set pareva agli spettatori raccontare l’inverso.

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Cos’è successo dal quarto set in avanti è dunque riconducibile alla solita, incredibile, capacità di questi fenomeni della racchetta di raccogliere qualcosa in più in fondo al serbatoio delle proprie forze: fisiche, mentali... Paranormali, da un certo punto di vista.

Djokovic infatti ha piano-piano ritrovato il modo di mettersi in campo e lottare, aiutato soprattutto da una prima di servizio che dai rendimenti intorno all’80% del primo set era crollata nel secondo e terzo parziale quasi alla metà; salvo ripresentarsi puntuale in aiuto nel momento di maggior bisogno.

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Un aspetto decisamente chiave per spiegare dal punto di vista statistico e dell’andamento del match la resurrezione del serbo, che in tutti e 7 i precedenti in cui era stato sotto 2 set a 1 in una finale slam, era finito col perdere. Non questa volta. Il break nell’ottavo gioco del quarto set; l’allungo a inizio quinto. Nonostante le difficoltà e la resistenza di un Thiem mai domo, Djokovic è riuscito a proseguire il suo incredibile filotto australiano che dal lontano 2008 a oggi lo vede sempre vincente ogni qualvolta metta il piede in finale.

Un feudo, quello di Melbourne, alla fine paragonabile a quelli di Federer a Wimbledon o Rafael Nadal a Parigi; una città dove in sostanza Djokovic ha costruito la quasi metà dei suoi 17 trionfi slam.

Insomma, Djokovic è riuscito anche oggi a trovare la sua resurrezione per il 6-4, 4-6, 6-2, 6-3, 6-4 che gli ha regalato il 17esimo titolo slam, il sorpasso a Nadal in vetta alla classifica ATP e la rinnovata minaccia agli altri 2 alieni che gli stanno davanti: a -2 da Rafa e a -3 da Federer, il serbo ricorda al mondo ancora una volta la sua appartenenza ad un’altra categoria tennistica. Quella, purtroppo per lui, che anche il più solido e combattente dei Dominic Thiem può soltanto ancora ammirare da fuori.

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