Non è ancora giunto il tempo degli umani. Dominic Thiem sperava di diventare il primo tennista nato negli anni '90 a conquistare uno Slam. Sulla palla-break d'inizio quarto set ci ha sperato ma per il 63esimo major consecutivo il titolo è finito nella bacheca di un giocatore nato negli anni '80. L'ultimo appartenente a un altro decennio a trionfare in una delle quattro prove dello Slam è stato Gaston Gaudio, classe 1978, al Roland Garros 2004. Era appena iniziata l'era Federer, era l'alba di un'epoca d'oro in cui i tre tiranni del tennis mondiale avrebbero vinto 56 degli ultimi 67 Slam compresi gli ultimi 13. Nelle restanti 11 occasioni hanno sollevato il trofeo Murray e Wawrinka (tre volte ciascuno), oltre a Roddick, Gaudio, Safin, Del Potro e Cilic.

Tennis
Novak Djokovic miglior tennista del decennio: superati Federer e Nadal (almeno nei numeri)
14/12/2019 A 12:28
Spero veramente di vincere il mio primo torneo del Grande Slam quando i Big 3 saranno ancora nel circuito perché varrebbe di più [Dominic Thiem]

Ha ragione Dominic Thiem, il finalista di Melbourne, nuovamente sconfitto in finale dopo le delusioni patite a Parigi contro Nadal nel 2018 e nel 2019.

Non c’è mai stata una situazione unica come questa nella storia dello sport, con tre giocatori che sono probabilmente i migliori di tutti i tempi e giocano nella stessa era [Dominic Thiem]

Australian Open: Djokovic-Thiem 6-4 4-6 2-6 6-3 6-4, gli highlights

E' lucido l'austriaco nel post partita, è consapevole di non essere riuscito a fare l'ultimo step. Sembrava spalle al muro il Djoker, sotto due set a uno e con una palla-break da fronteggiare a inizio quarto. Perfino le statistiche erano contro di lui che non era mai riuscito a rimontare da quella situazione di svantaggio. Le risorse di un campione, però, sono infinite:

Ho fatto serve and volley quando ho dovuto fronteggiare palle-break nel quarto e nel quinto set. Ha funzionato in entrambe le occasioni. Poteva andare diversamente. Il serve and volley non è un modo di giocare a cui sono abituato. Non lo faccio spesso. Ma mi sono reso conto che può essere una scelta tattica importante in quelle circostanze e sono davvero felice che abbia funzionato [Novak Djokovic]

Novak Djokovic è il perfetto esempio di chi non si ferma mai. Stare fermi significa andare indietro, nello sport come nella vita, perché in realtà non si sta mai fermi. O si va avanti o si va indietro e Djokovic ha un'ambizione che gli permette di progredire, un desiderio di vincere costante e un'apertura mentale per spadroneggiare ovunque. Come ha affermato una volta il suo coach, Marian Vajda, Nole è un ricercatore, 'The searcher': "Anche quando sembra che le cose siano perfette, improvvisamente vuole cambiare in qualche modo". Il serbo cerca sempre di evolversi, di migliorare e di trovare delle nuove soluzioni (come il serve and volley) che possono venirgli in soccorso nei momenti di difficoltà.

Io sono cresciuto in Serbia durante molte guerre negli anni ’90, erano tempi difficili, c’era l’embargo e dovevamo aspettare in fila per pane, latte, acqua e altri beni di prima necessità. Questo tipo di cose ti rendono più affamato di successo in qualsiasi cosa tu scelga di fare. Penso che da qui sia nato tutto, dal fatto che assieme alla mia famiglia sono emerso da circostanze molto difficili. Mi ricordo sempre da dove sono partito e questo mi dà la motivazione per andare avanti. È sicuramente una delle ragioni per cui trovo sempre una marcia in più nelle avversità [Novak Djokovic]

Nel corso degli anni, Djokovic è passato da una dieta priva di glutine e latticini, ha praticato la meditazione e ha lavorato, non sempre con successo, sul movimento del servizio. Ha usato una camera iperbarica personale durante i tornei senza farne mistero. Ha vinto il primo major nel 2008 e ha piazzato la prima spallata al duopolio Federer-Nadal nel 2011: quella è stata la prima stagione aliena del Djoker con 41 successi nei primi 41 match della stagione (43 considerando le vittorie per walkover su Tipsarevic a Belgrado e Fognini al Roland Garros).

Negli otto anni successivi ha battuto Federer in tre finali di Wimbledon e ha inflitto a Nadal la sua unica sconfitta del decennio al Roland Garros. Ha superato i due totem nei loro regni. Tra il 2015 e il 2016 ha completato un'altra scalata, quella culminata con il Career Grand Slam detenendo tutti e quattro i major contemporaneamente - cosa che non accadeva dai tempi di Rod Laver - prima di una crisi esistenziale prima ancora che tennistica. Poi abbiamo assistito alla rinascita, a Wimbledon nel 2018, e pian piano si è sempre più consolidata l'intelligenza robotica applicata al tennis.

Il messaggio di Djokovic dopo il trionfo: "Dobbiamo stare uniti ora più che mai"

Oggi che Djokovic vanta un bilancio favorevole sia con Federer (27-23) che con Nadal (29-26), che negli Slam non perde con lo svizzero da quasi otto anni (semifinale di Wimbledon 2012) e con il maiorchino da quasi sei (finale del Roland Garros 2014), l'operazione sorpasso è ormai cominciata. Il 90% di successi agli Australian Open (75 vittorie e otto sconfitte) configura il suo impero costruito sotto il cielo australe, ma all'orizzonte ci sono Rafa e Roger, rispettivamente avanti di due e tre Slam.

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Se Federer, che ha sei anni in più, deve fare i conti con la carta d'identità, Nadal - che ne ha uno solo in più del serbo - sembra meno completo e più logoro per poterlo scalfire lontano dalla terra battuta. E ora che è tornato numero uno del mondo, a Novak Djokovic bastano solo dieci settimane in vetta per raggiungere Pete Sampras a quota 286. Per agguantare le 310 di Federer gliene servono 34 ma alla fine del 2020 questo ennesimo record di re Roger potrebbe crollare. Lo scettro del miglior tennista della storia, almeno nei numeri, potrebbe davvero cambiare padrone.

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