All’ultimo dei suoi 14 giorni di quarantena obbligatoria abbiamo avuto la chance di parlare in esclusiva con Matteo Berrettini. Il n°10 della classifica ATP ci ha raccontato i suoi 14 giorni e qualche aneddoto legato alle condizioni di vita attuali in Australia, ma anche il suo stato fisico e come si appresta a rivivere un torneo con la presenza di pubblico.
Come hai passato la quarantena?
"All’inizio l’organizzazione ci aveva detto: voi arriverete il 15 gennaio, fate il test, poi dal 16 gennaio una volta arrivata l’eventuale negatività al test sarete liberi di seguire il programma per i vostri allenamenti. In realtà però il via libera ci è arrivato il 19 gennaio. Quindi siamo rimasti chiusi totalmente in camera per 4 giorni”.
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E dopo il test negativo come sono cambiate le cose? Come funzionavano gli allenamenti?
"Sono cambiate nel senso che noi possiamo uscire, ma solo quando siamo autorizzati a farlo, quindi nell’arco temporale per l’allenamento sul campo o in palestra. Se io apro adesso la porta della mia camera c’è la sicurezza che mi dice di tornare dentro. Alla fine però va bene così. Cioè, pesavo peggio. Dopo i primi 4 giorni sono riuscito a uscire tutti i giorni con Vincenzo (Stantopadre n.d.r.) per andare a giocare, riuscivo ad allenarmi sia al mattinoqui in camera con la cyclette che ci hanno portato; che al pomeriggio per le 2 ore sul campo. Ripeto: quelle le ho fatte intense".

Matteo Berrettini - Australian Open 2020

Credit Foto Getty Images

Alla fine è stata così dura come si legge o come abbiamo percepito dai social?
"Mah, dipende dallo spirito, dal momento, da come ci arrivi. Io sono arrivato bene e sto bene a livello di spirito e di energia. Certo, magari una cosa del genere a fine anno potrebbe essere più difficile da sopportare, molto più pesante. L’unica cosa complicata per me è che 6 piani sotto la mia camera d’albergo c’è Ajla (Tomljanovic, la fidanzata di Matteo n.d.r.) e nonostante i test negativi e tutto non è comunque consentito vederci. La cosa positiva è che una volta passata questa trafila, sei di fatto libero. Domani finiscono i miei 14 giorni (sabato 29 gennaio n.d.r.) e qui c’è vita normale: i ristoranti sono aperti, si possono fare le passeggiate. Il pensiero di vivere un torneo normale, con gli spettatori, ti aiuta: insomma, l’ho affrontata pensando “adesso tengo duro perché poi si starà meglio”.
Come stai fisicamente?
"Io sto bene, ma mi sono allenato bene. Come ti dicevo è stato un po’ difficile all’inizio, con i primi 4 giorni di organizzazione complicati. Poi però mi sono allenato bene, e la qualità dell’allenamento è stata alta, intensa. Mi sento bene”.
Ho visto Nishikori spegnere l’aria condizionata per abituarsi alle condizioni fuori, ti sei inventato qualche trucco simile?
"No, io a differenza sua non avevo la ‘hard-quarantine’, potevo comunque uscire per allenarmi. L’unica cosa che è stata veramente complicata è che le finestre di questo albergo non si aprono, quindi dopo un po’ ti manca davvero la sensazione dell’aria. Ma ripeto alla fine non è andata così male. Per noi che viaggiamo sempre e siamo sempre in giro... Alla fine questa quarantena l’ho presa anche un po’ per rilassarmi e ricaricare le batterie”.
Sei contento del ritorno del pubblico?
"Tantissimo. Il boato è proprio qualcosa che mi è mancato. Allo US Open è stato stranissimo, specialmente per un torneo che di solito è molto rumoroso. Poi personalmente il pubblico è qualcosa che mi carica. Anche a Roma, quando ho preso ‘la sveglia’ da Fognini, il boato sul centrale, la gente che si accalca, sono cose che fanno la differenza. In sicurezza, ma sono contento di poterle tornare a sentire".

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