Un clima decisamente teso è quello che si respira a Melbourne (Australia), sede degli Australian Open 2021 che prenderanno il via dall’8 al 21 febbraio. Il primo Slam è accompagnato dalle problematiche tipiche del periodo, ovvero legate al Coronavirus.
Nella terra dei canguri, reduci da un lungo periodo di lockdown (7 mesi), temono seriamente che i tennisti possano rappresentare una minaccia in quanto portatori del Covid. Nello stesso tempo, si è venuta a creare una polemica legata alle due bolle della menzionata Melbourne e di Adelaide, alimentata anche dal fatto che i casi positivi riscontrati sui voli charter organizzati da Tennis Australia abbiano poi portato alla quarantena di 72 giocatori nelle proprie camere, impossibilitati ad allenarsi a differenza di altri.
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Ci ha chiamato Tiley e ci ha spiegato un po’ la situazione e come funzionerà per tutti. C’è stata una grossa lotta per i privilegi dei top 3, perché non prendiamoci in giro – sono privilegi importanti; siamo tutti sulla stessa barca e dovremmo avere le stesse possibilità di preparare uno Slam. Queste cose non dovrebbero accadere. Non credo sia un problema di posti, hanno hotel interi a disposizione; semplicemente hanno voluto dare dei privilegi. Non è leale nei confronti degli altri giocatori e soprattutto di quelli che non si alleneranno per niente“, le parole di Salvatore Caruso raccolte da ubitennis.
Si parla addirittura di boicottaggio:
E’ la nostra unica arma, ma mettere d’accordo tutti è difficile perché siamo cento teste. Poi abbiamo tanto da perdere dopo essere venuti qua: ci vorrebbe coraggio a fare una cosa del genere, ma ovviamente dovremmo farlo tutti. Se lo fa soltanto la metà dei giocatori non ha più senso
E’ opportuno precisare che l’organizzazione del torneo abbia aumentato il montepremi del primo turno dell’11% rispetto al 2020 (100.000 dollari australiani, che corrispondono a 64.000 euro). E’ chiaro che si faccia fatica a rinunciare a un compenso del genere per una questione di principio.
Vero è che a detta del tecnico di Matteo Berrettini Vincenzo Santopadre ci si è trovati ad affrontare una situazione complicata in corsa: “Non è una decisione presa per partito preso, è solo una conseguenza e non vedo gravi colpe dell’organizzazione. Non penso che un giocatore che può allenarsi dica ‘ok, adesso non mi alleno più’ perché gli altri non possono farlo“. L’ipotesi del boicottaggio, quindi, sembra di difficile realizzazione. Nello stesso tempo, è evidente che l’avvicinamento al Major non sia dei migliori.

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