01. DJOKER, NESSUNO CI È CASCATO

Data per scontata la sua presenza in campo, Nole batte per la dodicesima volta in uguali incontri il povero Raonic. Facile facile se sei Djokovic, nel senso che quello ti tira delle fucilate, tu lo schermi in tutta risposta e poi basta che gli fai giocare il rovescio: una volta, due volte, il terzo al massimo lo sbaglia. Che poi stavolta l’aveva pure illuso: “No guarda Milo, non sto tanto bene, mi sa che mi sono strappato, non so se ci sono”. A ‘sto giro Raonic gli toglie il saluto.

Serbia's Novak Djokovic hits a return against Canada's Milos Raonic during their men's singles match on day seven of the Australian Open tennis tournament

Credit Foto Getty Images

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02. KARATSEV, UN GIORNO PER CASO

Così atterriti dal duo Rublev/Medvedev, e pure un po’ impegnati a gufare Khachanov contro Berrettini, che abbiamo trascurato l’altro russo: Aslan Karatsev, 27 anni, moscovita d’un pezzo, fedele alla linea del servizio e dritto per scavare buche in miniera. Se non l’avevate mai sentito nominare, è perché non è mai stato in top-100. Oggi è ai quarti dell’Australian Open e anche se le statistiche m’annoiano da sempre, stavolta bisogna pur metterle perché Karatsev è il terzo tennista a infilarsi tra i migliori otto di Melbourne dopo Giltinan (1977) e Ivanisevic (1989) provenendo dalle qualificazioni. Più in generale, il primo ai quarti di finale del suo primo slam giocato da Alex Radulescu, Wimbledon 1996.

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03. THIEM, LA COTTA DI SAN VALENTINO

Thiem s’è preso una bella cotta, solo che ahimè San Valentino non c’entra. Capita a tutti, a quanto pare anche ai novelli campioni slam, una giornata come questa in cui, senza uno specifico problema fisico, ci si sente degli stracci. Diamo il merito a Dimitrov di aver vinto “alla pari” il primo set e mezzo e di aver saputo gestire altrettanto parziale, facendo finta di avere un avversario integro dall’altra parte della rete. Per esempio, ricordate quanto tempo impiegò Wawrinka a dare un colpo di grazia all’infortunato Nadal, qui a Melbourne in finale nel 2014? Nient’affatto, anzi, Dimitrov veleggia verso Karatsev bello fresco dopo il ritiro di Carreño Busta e la pratica Thiem.

Dimitrov asfalta Thiem: tutto il meglio in 200 secondi

04. SERENA, OSAKA, HALEP... HSIEH!

Rumble in the jungle. Questa parte di tabellone femminile è peggio di una lotta nel fango in cui Naomi Osaka e Garbiñe Muguruza se le danno di santa ragione, e vince la prima cancellando due match-point, Aryna Sabalenka e Serena Williams si sbraitano contro per due ore, e viva la Serena di gran rimonta. In cui Halep e Swiatek, ma di certo con più garbo, tirano su una bella battaglia al terzo, dove prevale la gestione esperta della Simona contro la forza fresca della Iga: i conti erano aperti da Parigi e così resteranno. E poi c’è la Hsieh che ammazza tutte le grandi, dalla Kvitova alla Vondrousova, e a 35 anni suonati è la mina vagante del femminile.

Bublik si schianta contro i cartelloni e scoppia a ridere

05. CIAO KYRGIOS

Visto che oggi qualcuno ha fatto più ridere di Kyrgios, ovvero Bublik schiantandosi sui cartelloni, il nostro Nick ci lascia senza sentirsi granché responsabile (e quando mai) del destino del tennis. Ha perso in doppio con fratello Kokkinakis, salutando come se ci fosse il pubblico, come se avesse vinto, come se fosse Djokovic. E poi niente, nella sua ultima conferenza ha detto che Novak lo detesta. Ma chi l’avrebbe mai detto.
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