"C'è qualcuno lassù che guarda quello che tutti gli altri - i media - stanno facendo a Novak. Anche il suo infortunio è stato messo in discussione. Quando dice qualcosa, non è giusto. Quando non dice niente, non è giusto nemmeno quello. Aveva davvero bisogno di questa vittoria. Ha mostrato al mondo quanto è grande". Le parole di Goran Ivanisevic dopo la finale degli Australian Open 2021 sottolineano che l'ennesimo trionfo di Novak Djokovic nella sua città "adottiva" è diverso da tutti gli altri. Quello che stiamo vivendo è un momento storico particolare, in cui l'antipatia per il serbo da parte della critica ha raggiunto l'apice. Il Djoker è sempre stato il terzo incomodo nella disputa dei sacramenti tra Roger Federer e Rafa Nadal - il suo peccato originale è di essere arrivato dopo - ma la pandemia e le idee molto discubili del serbo hanno talvolta spostato il focus da ciò che dovrebbe comunque essere prioritario da parte di chi fa questo mestiere: riconoscere il valore del giocatore, la sua grandezza sul campo da tennis.

Dal 2008 al 2021: tutti i trofei vinti da Djokovic agli Australian Open

Australian Open
Djokovic, nona sinfonia a Melbourne e 18° Slam: Medvedev ko
21/02/2021 A 08:02

L'ha fatto Medvedev con il suo discorso durante la premiazione e con una disamina psicologica prima ancora che tecnica. Il russo ha detto di sentirsi come se Djokovic lo avesse battuto in modo simile a come ha superato lui stesso Rublev e Tsitsipas per raggiungere la finale: "Probabilmente ha reso il suo gioco così bello che non potevo giocare al mio miglior livello". Il campione di Belgrado ha la capacità di far giocare male il suo avversario e ha soprattutto una dote quasi unica: quella di entrargli nella testa e di sgretolare ogni sua certezza.

Medvedev: "Djokovic è un dio umile, non è mai cambiato"

Per questo motivo Daniil Medvedev è sembrato piccolo piccolo nella finale, in preda a un crollo mentale che ha spazzato via le sue 20 vittorie consecutive e il ricordo della finale degli US Open 2019 contro Rafa Nadal, materia di tutt'altro spessore. Djokovic ha rispolverato il suo miglior livello nelle due partite più importanti: la semifinale con Karatsev e la finale.

Novak Djokovic - Australian Open

Credit Foto Getty Images

Ci è riuscito in un torneo per lui non banale, con tanti alti e bassi nei primi turni e set lasciati per strada, novità per lui soprattutto sul cemento australiano: uno a Tiafoe, due a Fritz, uno a Raonic e uno a Zverev. Contro Fritz un infortunio gli ha fatto seriamente dubitare di poter proseguire il torneo: "È stato uno strappo muscolare. La gente ha messo in dubbio quell'infortunio, il fatto che fosse uno strappo. Lo era davvero".

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Djokovic non dimentica quella scivolata sulla scritta Melbourne per un successo che ha il sapore di rivalsa. Oltre il dolore, oltre le critiche. Il serbo negli anni ha lavorato su tutti gli aspetti del suo tennis ed è migliorato tantissimo al servizio: il serve and volley da metà campo è stato una benedizione per l'ego di coach Goran Ivanisevic, lo smash finale addirittura uno sfizio perché quando tutto gira per il verso giusto non ci sono limiti alla provvidenza.

La Top 5 della finale: Djokovic, servizio e volée da metà campo

Novak Djokovic suona la nona sinfonia a Melbourne, dove ha vinto la metà dei suoi 18 Slam totali. La caccia al record condiviso da Roger Federer e Rafa Nadal continua. Quei tre alieni, insieme a Serena Williams, hanno vinto 81 major nel 21esimo secolo. Il resto del mondo - o se preferite gli umani - 79. Ma se nel circuito femminile il ricambio è stato continuo, in quello maschile, tolta la pallata alla giudice di linea e la vittoria di New York di Thiem - l'unico classe '90 capace di rompere la tradizione - gli Slam restano proprietà dei Big 3: "Finché loro due vanno avanti, io vado avanti. Ci stimoliamo a vicenda".

Parole e musica del padrone di Melbourne Park, l'ex terzo incomodo che ha tutto per scavalcare nell'olimpo lo svizzero e il maiorchino a suon di primati. Il prossimo è il numero di settimane in vetta al ranking mondiale: l'8 marzo saranno 311, una in più del fuoriclasse di Basilea che dopo oltre 13 mesi tornerà finalmente in campo a Doha.

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