A volte, quando vedo le conseguenze delle cose, mi chiedo se dovrei semplicemente sedermi e godere dei miei benefici invece di prestare attenzione alle difficoltà di altre persone...

Novak Djokovic è diventato il cattivo di Victoria State. Tutti gli sforzi che ha fatto per cercare di garantire condizioni migliori ad alcuni dei suoi colleghi in quarantena a Melbourne, lo hanno dipinto come il villain della situazione. Nick Kyrgios lo ha anche chiamato imbecille. L'ex tennista australiano Sam Groth lo ha accusato di essere "egoista". Nonostante lamentele come "doversi lavare i propri capelli" e la quarantena come una prigione, Novak Djokovic ha attirato a sé la maggior parte delle critiche.

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Tutto è partito quando Nole ha scritto a Tennis Australia. Chiedeva di abbreviare il periodo di isolamento per i 72 giocatori in quarantena in hotel e di fornire case private con campi da tennis ai giocatori. Craig Tiley, amministratore delegato di Tennis Australia, ha detto che non erano "richieste" ma "suggerimenti". E non erano solo idee sue, ma una "raccolta di opinioni in una chat di gruppo". Ma ha comunque risposto con un no.

Ma se non chiedi non ottieni, giusto? Presumibilmente, i giocatori che hanno fornito alcuni dei suggerimenti erano ansiosi che Djokovic li sottoponesse a Tennis Australia per vedere gli sviluppi. Ma è corretto criticare Nole per questo? Forse la richiesta delle "case private con campi da tennis" andava ricalibrata - specialmente quando in mezzo ad una pandemia migliaia di vittoriani non sono in grado di tornare alle proprie case da altri stati - ma come ha specificato nel suo post: quell'idea era "brainstorming sui potenziali miglioramenti".

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Domanda: se Rafael Nadal e Roger Federer avessero portato avanti le stesse "richieste", la reazione del pubblico sarebbe stata altrettanto feroce? Sempre nel suo post sui social, Djokovic ha spiegato di come abbia usato la sua "posizione di privilegio" per cercare aiutare il più possibile.

Parte di questa benevolenza potrebbe essere ricondotta al suo ruolo di co-leader della Professional Tennis Players Association: il gruppo istituito la scorsa estate con l'obiettivo di dare voce ai giocatori di livello inferiore. Ma vale anche la pena ricordare che Djokovic non avrebbe guadagnato nulla se i suggerimenti fossero stati accolti. Lui sta "vivendo" ad Adelaide (invece che a Melbourne), dove le regole di quarantena sono molto diverse.

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Un altro punto sollevato da Tiley è stato proprio questo: "non tutti i giocatori hanno le stesse opportunità per prepararsi agli Australian Open". Alcuni sono in lockdown, relegati nella loro camera in hotel, mentre altri sono ad Adelaide (piuttosto che a Melbourne) con regole di quarantena meno rigide. Djokovic ha sentito come sua questa ingiustizia ed ha spinto per essere sposato a Melbourne.

Problemi di immagine

Il vero problema per il numero 1 è che la sua immagine - molto scarsa rispetto a quella di Federer e Nadal - ha subito parecchi colpi nell'ultimo anno. La scorsa estate è stato stroncato per aver organizzato l'Adria Tour: un evento nei Balcani, in piena pandemia, in cui il distanziamento sociale non era rispetto e diversi giocatori, tra cui Djokovic, sono risultati positivi al Covid-19.

Poi, ha dichiarato il suo parere negativo verso il vaccino e quindi ha condiviso un video di Masaru Emoto sulle teorie della memoria dell'acqua. In chiusura, è stato squalificato dagli US Open per aver colpito una giudice di linea con una pallina e la PTPA ha irritato diversi colleghi.

Però, da quando è atterrato ad Adelaide l'unica cosa sbagliata è stata non indossare la mascherina sul bus navetta. L'opinione pubblica doveva parlare di questo, e invece si è concentrata su tutt'altro. Nole è diventato il bersaglio di tutti coloro che sono arrabbiati per le lamentele dei giocatori, in questo clima che ci sta accompagnando all'inizio del Grande Slam, e dopo tante decisioni sconsiderate, questa volta ha tutto il diritto di essere arrabbiato.

Traduzione di Carlo Filippo Vardelli

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