Qualche ora fa, da queste pagine, sottolineavamo un problema etico per Novak Djokovic. Il test positivo del 16 dicembre e le sue successive uscite pubbliche del 17 e 18 dicembre infatti portavano solo a 2 output: o il n°1 del mondo aveva ignorato la propria positività. O il test era falso.
La seconda opzione, l’avevamo definita una tesi complottistica. Non pare essere la visione della prestigiosa testata tedesca Der Spiegel.
E’ un’autentica bomba quella che arriva dalla Germania. Con una tesi sostenuta da alcune deduzioni e qualche prova digitale di un team di esperti. E si basa su alcune incongruenze, ancora una volta, sui documenti ufficiali portati da Novak Djokovic alle autorità australiane. I due test PCR, quelli del 16 dicembre (positivo) e del 22 dicembre (negativo).
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In particolare è il test del 16 dicembre, quello della positività, ad alzare tutti i sospetti di Der Spiegel. Il test numero 7371999. Un campione prelevato alle 13:05 del 16 dicembre e dichiarato positivo alle 20:19 della stessa giornata. Questo, almeno, secondo la documentazione dell’Istituto di Sanità Pubblica della Serbia.

Prima incongruenza: la data restituita dal timestamp

Eppure, le analisi fatte da Der Spigel sui certificati digitali, portano delle incongruenze. O per lo meno degli interrogativi. I dati digitali suggeriscono infatti che il risultato del test non risale affatto al 16 dicembre. Qui si entra un po’ in informatica e la faccenda si fa più delicata specie nell’utilizzo dei termini. Il timestamp rivelato indica infatti un orario e una data diversa: quella delle 14:21 del 26 dicembre. Dieci giorni esatti dopo la data ‘ufficiale’ che compare sulla carta.

Seconda incongruenza: le risposte iniziali alle verifiche sul sistema

Tali timestamp sono normalmente generati automaticamente dai sistemi informatici dei test del coronavirus, e vanno a contrassegnare quando un test entra nel database. Questo, generalmente, di solito, accade pochissimi minuti dopo che il risultato di un test per il covid diventa ufficiale al seguito dell’analisi di un laboratorio. Un’altra indicazione proviene, scrive sempre Der Spiegel, dall’analisi dei QR Code. Lunedì scorso, quando i documenti sono diventati di pubblico dominio a seguito delle vicissitudini in Australia, Der Spiegel ha scansionato alle ore 13:19 il test della positività di Djokovic. Il sistema ha restituito questa risposta: risultato test negativo”. Circa un’ora dopo, a fronte di una nuova scansione, ore 14:33, la risposta del sistema era risultato test positivo” (potete trovare le scansioni nell’articolo originale, in inglese, a questo link).

Terza incongruenza: i numeri di serie

Il risultato ha insospettito Der Spiegel che ha provato a ragionare anche su un altro aspetto. Ogni test PCR genera un numero di serie. Il test positivo di Djokovic, appunto, è il 7371999. Numeri che solitamente proseguono in ordine progressivo. La cosa che ha incuriosito i colleghi tedeschi è che il test negativo di Djokovic, effettuato in data 22 dicembre, dunque 6 giorni dopo la positività del 16 dicembre, ha in realtà un numero di identificazione di 51.080 unità inferiori: ovvero il test numero 7320919. (Li potete chiaramente vedere nel tweet qui sotto)
Gli esperti di informatica contattati dallo Spiegel affermano che “I numeri ID vengono solitamente assegnati consecutivamente”, e dando un’occhiata ai test di Djokovic ed esaminando più da vicino il processo relativo ai certificati digitali hanno affermato che il test negativo, effettivamente, è stato inserito nel database prima del test positivo!

Una potenziale controprova: il numero di test eseguiti in Serbia tra il 22 e il 26 combacia

Questa spiegazione prende ancora più senso se si prende in considerazione un altro dato. Ovvero i test sanitari eseguiti in Serbia tra il 22 dicembre, giorno del test negativo di Djokovic; e il 26 dicembre, giorno in cui secondo il timestamp è stato effettuato il test che come data ufficiale invece riposta il 16 dicembre. Bene, in questo arco temporale di 4 giorni, in Serbia sono stati eseguiti circa 50.000 test. Ovvero la cifra, numero più numero meno, che indica la differenza tra i due numeri di serie sui test di Djokovic cui facevamo riferimento.
"Sulla base di queste prove, la spiegazione più plausibile è che il risultato positivo del test è stato aggiunto al database ufficiale serbo il 26 dicembre e non il 16", affermano gli esperti di zerforschung, il gruppo tedesco di investigatori digitali cui si è affidato Der Spiegel per l’analisi di questi documenti.
Non sono prove schiaccianti, certo. Più che altro indicazioni digitali a sostegno di una tesi che effettivamente può far insospettire la validità dei documenti chiave presentati da Djokovic in Australia. Questa, almeno, la tesi del Der Spiegel. Un'ipotesi probabilmente meno complottistica di quanto potesse sembrare 24 ore fa, quando scrivevamo di un problema etico di Djokovic a fronte di un test positivo che poteva portare solo a due strade: o aver ignorato la positività, oppure essersi affidato a un test fasullo. In Germania, qualcuno, ha iniziato a pensare che possa essere la seconda via. Nelle prossime ore, intanto, in Australia, il Ministro dell’Immigrazione Alex Hawke sarà chiamato a mettere la parola fine alla vicenda. Chissà anche questa tesi, non possa contribuire a spostare le carte in tavola.

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