Un altro colpo di scena nel caso mediatico del momento: dopo la decisione del Ministro dell'Immigrazione di cancellare il visto di Djokovic per "il bene dell'interesse pubblico", il team di legali del serbo ha ottenuto un'udienza-lampo al cospetto del giudice Anthony Kelly.
Si è trattata di un'udienza "strategica", per capire i prossimi passi da compiere nell'imminente battaglia legale. L'avvocato Nick Wood ha ottenuto la sospensiva per espulsione del suo cliente, che quindi potrà attendere sul suolo australiano l'esito dell'appello decisivo. Il team legale di Djokovic infatti, intende fare ricorso in tribunale per annullare nuovamente la cancellazione del visto.
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Cosa succede ora?

Andiamo a delineare gli senari che attendono Novak Djokovic nelle prossime ore. Dal capitolo carcere al capitolo campo, tante incognite gravano sulle spalle del tennista numero 1 al mondo. Ma procediamo con ordine.
1. L'UDIENZA DI DOMENICA
L'udienza che deciderà il futuro sportivo - e non solo - di Novak Djokovic si terrà domenica. La mediazione degli avvocati del serbo ha permesso di conquistare quel sottile margine di tempo che permetterebbe a Nole di presentarsi in campo lunedì in caso di dietrofront del governo.
2. CARCERE SI O NO?
L'avvocato Stephen Lloyd ha affermato che il governo ha intenzione di richiedere la detenzione di Djokovic dalle 8.00 di sabato mattina (orario locale).
3. POSSIBILE BAN DI 3 ANNI
Questo scenario era implicito nella decisione del Ministro Hawke questa mattina. Qualora il governo decidesse di confermare il proprio provvedimento e di andare seriamente a fondo, ciò comporterebbe un blocco di visto per i prossimi 3 anni. Djokovic non potrebbe superare i gate australiani per 3 anni, e ciò porrebbe un segno indelebile sulla sua carriera. Il serbo non potrebbe partecipare ai prossimi 3 Australian Open, e il sogno Golden Slam si accartoccerebbe quasi irrimediabilmente davanti ai suoi occhi.
4. IL RUOLO DELLA SERBIA
Da tenere in considerazione anche il ruolo istituzionale della Serbia. Il primo ministro Ana Brnabic è in contatto col premier australiano Scott Morrison, ma difficilmente il tentativo di mediazione serbo potrà influenzare il verdetto finale. Piuttosto, la rivelazione dei documenti passati per le mani di giudici ed avvocati in queste settimane ha messo a nudo l'attività di Djokovic negli ultimi mesi. Da un caso di positività registrato il 16 dicembre, ad apparizioni pubbliche da positivo, alla falsificazione dei documenti d'ingresso in Australia. Questi viaggi e ed eventi pubblici a cui Djokovic ha presenziato, costituiscono un'infrazione del codice sanitario nazionale. La pena massima sarebbe 3 anni di carcere, ma nel caso di Djokovic è probabile solamente una multa. Ad ogni modo, il governo serbo è riuscito a mettere in scena una doppia - e conveniente - maschera: da un lato, Brnabic ha insistito sulla necessità del vaccino, dall'altra ha dichiarato l'appoggio a Djokovic.

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