È il compleanno di Roger Federer: il tennista svizzero compie 41 anni e noi gli auguriamo tutto il bene del mondo. Non si possono fare regali a uno che ha già tutto (e che a onor del vero spende tanto in termini di soldi e tempo per aiutare gli altri), perciò sarebbe bello se questa volta il regalo ce lo facesse lui: lo rivogliamo in campo.

Quando torna Roger Federer

Nonostante le 41 primavere e un tempo lontano dal campo interminabile, Federer dovrebbe tornare a calcare i campi da tennis il 23 settembre, in occasione della Laver Cup, insieme al Team Europa in cui figurano già Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray: in pratica la reunion dei FabFour. Sul sito ufficiale della manifestazione la sua foto è in prima pagina e sapere che ci sarà anche lui è una boccata d'ossigeno, perché si tratta di un evento che diverte sia i giocatori, sia il pubblico.
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Per le competizioni ufficiali, invece, il programma è di aspettarlo per l'ATP di Basilea dal 24 ottobre. È il "suo" torneo, a casa sua e dove si è tolto grandi soddisfazioni, quindi non vuole mancare. E poi? E poi, chi lo sa... Roger ha già detto infatti a chiare lettere che il tennis non è tutta la sua vita e che lo stop forzatamente lungo gli ha fatto scoprire una dimensione familiare che lo appaga. Sappiamo però anche che Roger continuerà a giocare - fisico permettendo - finché continuerà a divertirsi. E la Laver Cup, in questo momento, è un'ottima medicina contro il rischio del ritiro.

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Ma perché tutti quanti continuiamo ancora a osannare Roger Federer, anche se ormai è fuori classifica e negli ultimi anni, quando potevamo ancora vederlo in campo, l'abbiamo sempre osservato col contagocce e in alcuni casi con risultati non esaltanti? Perché Roger Federer ha rappresentato per anni quella certezza incrollabile che nel tennis ora non abbiamo più. Se nel femminile infatti Serena Williams (sua coetanea) sta vivendo un percorso più o meno simile a quello dell'elvetico e tra le ragazze c'è un "vuoto di potere" che Iga Swiatek sta tentando di colmare, nel maschile stiamo vivendo uno dei periodi più turbolenti. Il numero 1 del mondo è Daniil Medvedev, fermo quasi due mesi per infortunio, russo che per ragioni politiche non ha potuto giocare Wimbledon e non è detto che non rischi di incappare in altre estromissioni proprio per via della guerra; al numero 2 troviamo Alexander Zverev, che si è distrutto una caviglia al Roland Garros e che è nel pieno della riabilitazione; il numero 3 è Rafael Nadal, che dopo un inizio d'anno stratosferico ha ricominciato a presentarsi ai tornei a singhiozzo, visto che l'età va di pari passo con gli acciacchi e non sempre è in forma smagliante.

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Scesi dal podio, troviamo Carlos Alcaraz, baby prodigio spagnolo che le suona a tutti tranne che a Sinner. È in crescita ed è bello vederlo lì, però è al contempo un po' strano, perché alle sue spalle c'è un altro giovane, meno di lui ma comunque lo è, con molta più esperienza: Stefanos Tsitsipas, sull'ottovolante di risultati da diverso tempo. E arriviamo dunque al punto più critico, perché al sesto posto troviamo Novak Djokovic, che a partire dall'inizio dell'anno sta rinunciando forzatamente a giocare in diversi tornei a causa delle sue posizioni novax. Perde punti che si vanno a sommare a quelli irrecuperabili di Wimbledon, che pure Nole ha vinto, ma che si è trasformato in un torneo-esibizione per la punizione inflitta dall'ATP al circuito inglese a causa della scelta di escludere russi e bielorussi (vedi Medvedev). Una vera matrioska.
Nessuno avrebbe mai immaginato di assistere a uno scenario così bizzarro e a tratti poco edificante. Per questo si pensa con nostalgia al pacato, educato, elegante Federer, che incanta il Centre Court dell'All England Club anche quando entra in abiti civili, perché rappresenta la storia di questo sport e forse nessuno è ancora pronto a lasciarlo andare. Aspettiamo dunque con ansia il 23 settembre, sperando che nel frattempo la situazione si sia stabilizzata.

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